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Cristiano Godano – Mi ero perso il cuore (Ala Bianca/Warner Music, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Dopo una lunghissima carriera nei Marlene Kuntz, Cristiano Godano sente il bisogno di abbandonarsi ad una parentesi solista, un po’ come chiudersi in una stanza privata dove smontare pezzo per pezzo il proprio io, osservandone ogni aspetto per poi ricomporsi secondo canoni più slegati e trasparenti. Già durante il lockdown, seguendo le dirette facebook, avevo notato un cambiamento in lui, più voglia di esprimersi, di comunicare col suo pubblico con animo sincero. Probabilmente la grande ammirazione che il musicista e compositore piemontese nutre per il grande Nick Cave gli è stata di ispirazione nel suo rapporto con i fan, o forse più semplicemente ha intrapreso un percorso interiore molto sofferto che lo ha portato ad una nuova consapevolezza. Ricordavo Cristiano come un personaggio dall’apparenza “costruita”, il modo di proporsi trasmetteva la cognizione della sua straordinaria cultura e conoscenza quasi intimidendoti, contribuendo inconsapevolmente a porlo, insieme a Manuel Agnelli, tra i personaggi inscalfibili della scena detta “indipendente” italiana.

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Perturbazione: Il nostro film su amore e disamore – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini 

Quattro anni fa il mondo della musica era completamente diverso. Lo streaming non era ancora dominante negli ascolti, il cd era in crisi ma esisteva ancora una qualche velleità di farne sopravvivere la funzione, i Thegiornalisti erano un gruppo Indie solo un po’ più famoso degli altri, la rivoluzione che un disco come “Mainstream” di Calcutta avrebbe innescato era appena agli inizi e il Rap italiano solamente un genere tra gli altri. Nel 2016 i Perturbazione erano nel pieno della svolta Pop, si era rotto il sodalizio con Gigi Giancursi ed Elena Diana, “Le storie che ci raccontiamo” proseguiva nella direzione di “Musica X” ma era di fatto il primo lavoro realizzato con una formazione rimaneggiata e il possibile inizio di un nuovo capitolo. Alla fine si è rivelato essere un semplice lavoro di passaggio, come lo stesso Tommaso Cerasuolo mi ha detto alla fine dell’intervista che state per leggere. Le soluzioni moderne in fase di produzione, con l’arruolamento di un fuoriclasse come Tommaso Colliva, il featuring con un allora nastro nascente come Ghemon, unitamente ad una scrittura ad alti livelli come sempre, non sono serviti a molto: probabilmente il pubblico non era disposto ad accettare i Perturbazione in quella veste, quell’abbandono dei toni agrodolci e delle bedroom songs a la Belle and Sebastian aveva scosso gli animi molto più del previsto. Fu un tour difficile: non molte date e complessivamente meno gente di prima, quando ancora in qualche modo si sfruttava l’onda lunga di Sanremo.

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Perturbazione – (dis)amore (Ala Bianca Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Non è facile per me scrivere dei Perturbazione, il gruppo storico di Rivoli attivo sin dagli anni 90, nonché la band che mi ha accompagnato e fatto commuovere più di chiunque altro con il loro cantautorato puro e divertente; fiumi di emozioni avvolgevano le nottate solitarie con la voce dolce e sognante di Tommaso Cerasuolo che pareva quasi abbracciarti per darti consolazione.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, una lunga carriera, la svolta stilistica,  Sanremo, il tormentone di “l’Unica” e poi… un altro cambiamento, l’uscita dal gruppo del chitarrista Gigi Giancursi e della violoncellista Elena Diana. È da allora che ho abbandonato un po’ gli ascolti di questo gruppo a me così caro, forse perché le ultime uscite di scena un po’ di vuoto lo hanno lasciato, vuoto che questo ultimo disco (dis)amore pubblicato il 29 Maggio, non ha ancora saputo colmare completamente.
L’impressione è quella di un lavoro molto più introspettivo, concepito visceralmente e per questo molto puro ma un tantino rimuginato, quasi si percepisse un’insicurezza di fondo, uno smarrimento probabilmente dovuto dall’assenza di una forza esterna che li conducesse a mettere ordine, a razionalizzare e a sfoltire.

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Cristiano Lo Mele – La Passione di Anna Magnani (Ala bianca, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

I Perturbazione ci mancano tantissimo ma per fortuna stanno per tornare. Nell’attesa, potrebbe essere utile dare un ascolto a questo disco: certo, gli amanti della band di Rivoli non vi troveranno le stesse sonorità ma vale comunque la pena lasciarsi incuriosire. Cristiano Lo Mele, che dopo la dipartita di Gigi Giancursi è rimasto l’unico nel gruppo deputato a questo ruolo, ha realizzato quello che lui stesso ha definito il suo “esordio da solista”. L’occasione è delle più singolari: l’uscita de La passione di Anna Magnani, documentario di Enrico Cerasuolo, di cui Cristiano ha scritto la colonna sonora.
I più attenti si ricorderanno bene del regista: Enrico, oltre ad essere il fratello di Tommaso, cantante e paroliere dei Perturbazione, è anche colui che sedeva dietro la macchina da presa quando girarono il loro primo video, Il senso della vite (che appartiene anche al loro periodo più fortunato).


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Umberto Maria Giardini – Forma Mentis (Ala Bianca, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Eleonora Montesanti

Forma mentis: struttura mentale, soprattutto con riguardo al modo di considerare e intendere la realtà. E’ questa la definizione enciclopedica della locuzione che Umberto Maria Giardini ha scelto come titolo del suo nuovo disco, il quarto col suo nome proprio. Ed è importante partire da qui poiché è proprio il suo particolare senso di realtà il motore e la chiave di lettura della sua identità artistica.

UMG è intenso, duro, lacerante, ma soprattutto psichedelico. Ci sbatte nel suo universo senza troppa delicatezza, ci scuote e ci disorienta facendoci oscillare continuamente fra luce e oscurità. Il suo desiderio di intimità passa attraverso un labirinto di atmosfere musicali a tratti calme, a tratti furiose, dove chi ascolta viene invitato a perdersi e ritrovarsi un’innumerevole quantità di volte.

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A Toys Orchestra – Lub Dub (Ala Bianca, 2018)

Articolo di Luca Dattisi

A quattro anni di distanza dall’ultimo album Butterfly Effect, gli A Toys Orchestra tornano nelle nostre case e sui palchi di tutta Italia con il nuovo lavoro Lub Dub, pubblicato il 27 aprile. Lo fanno distaccandosi ampiamente dalla scena indipendente italiana, che hanno contribuito a far crescere, ma a cui forse non appartengono più.

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Petrina – Be blind (Ala bianca, 2016)

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Articolo di Giovanni Carfì

Pianista, cantante e compositrice, Petrina condensa in quest’ultimo lavoro tutto il suo background.
Ha lavorato a vari progetti, di carattere nazionale e internazionale, con collaborazioni anche di un certo rilievo.

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Gianni Maroccolo e Claudio Rocchi – Vdb23 / Nulla è andato perso (Ala bianca, 2015)

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Articolo di Nadia Merlo Fiorillo

Via dei Bardi 32, a Firenze, è l’indirizzo della nascita dei Litfiba fondati da Gianni Maroccolo, anima della band fiorentina, produttore dei CCCP, bassista dei CSI prima e dei PGR poi, dei Marlene Kuntz e producer di Diaframma, Yo Yo Mundi e Statuto, tra gli altri. Marok è stato la storia della migliore cultura underground musicale italiana e sigillo di importanti progetti indipendenti, quando ancora il termine indie possedeva una reale vocazione alternativa, storia che nelle sue intenzioni doveva confluire in un disco solista, Vdb32 – Storie di un suonatore indipendente.

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