R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Non è facile per me scrivere dei Perturbazione, il gruppo storico di Rivoli attivo sin dagli anni 90, nonché la band che mi ha accompagnato e fatto commuovere più di chiunque altro con il loro cantautorato puro e divertente; fiumi di emozioni avvolgevano le nottate solitarie con la voce dolce e sognante di Tommaso Cerasuolo che pareva quasi abbracciarti per darti consolazione.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, una lunga carriera, la svolta stilistica,  Sanremo, il tormentone di “l’Unica” e poi… un altro cambiamento, l’uscita dal gruppo del chitarrista Gigi Giancursi e della violoncellista Elena Diana. È da allora che ho abbandonato un po’ gli ascolti di questo gruppo a me così caro, forse perché le ultime uscite di scena un po’ di vuoto lo hanno lasciato, vuoto che questo ultimo disco (dis)amore pubblicato il 29 Maggio, non ha ancora saputo colmare completamente.
L’impressione è quella di un lavoro molto più introspettivo, concepito visceralmente e per questo molto puro ma un tantino rimuginato, quasi si percepisse un’insicurezza di fondo, uno smarrimento probabilmente dovuto dall’assenza di una forza esterna che li conducesse a mettere ordine, a razionalizzare e a sfoltire.

Le tracce sono ben 23, ma il disco non ha nulla a che fare con le 24 che componevano Del Nostro tempo rubato, album multiforme con melodie molto aperte e arrangiamenti variegati. (dis)amore è un concept album, con una prevalenza stilistica più monocorde, una narrazione intima, malinconica, a tratti attenuata da una piacevole leggerezza, che parla d’amore raccontato in tutte le sue fasi, dall’incontro all’abbandono, seguendo una precisa cronologia e lasciando spazio a tutte le voci, protagoniste e di contorno.
Il disco apre infatti con Le spalle nell’abbraccio il racconto della conoscenza, dell’approccio, lo scambio dei numeri di telefono e il primo appuntamento a vedere un concerto, spaccati di vita vissuta da tutti noi che fanno salire da subito il picco emozionale. Segue a ritmo più sbarazzino e dal ritornello orecchiabile Le regole dell’attrazione che per contenuti non si accosta all’omonima opera di Bret Easton Ellis che il titolo suggerisce, quanto più allo stato di grazia dell’infatuazione. La prima parte dell’album ci regala canzoni molto gradevoli e proprio qui spicca la vera perla di questo disco, Mostrami una donna, un testo semplice e diretto che ti commuove per la sua straordinaria delicatezza. La nuda proprietà è invece un bellissimo dipinto della routine di coppia quando è ancora piacevole condivisione finché, piano piano, quella stessa quotidianità diviene abitudine che spinge verso “una nuova direzione” che ti fa scordare di parlare al plurale come in Chi conosci davvero. Man mano la situazione si tramuta e il “mettiti alla prova” di Non farlo sembra un mantra per superare il distacco, complici anche le sonorità molto più rock e trascinanti di questo pezzo. Non mancano però le parentesi di frivolezza tra un brano e l’altro che alleggeriscono la pillola talvolta amara delle vicende amorose.

Digressioni apparenti come Regime alimentare o Il ragù hanno un ritmo che sdrammatizza e distende come in Taxi taxi, pezzo divertente con reminiscenze smithsiane dal ritornello in vero “Perturbazione Style” che sarà molto amato dai vecchi fan.
Il loro stile è comunque sempre presente, alcuni pezzi come Silenzio riabbracciano vecchie melodie ma stavolta tutto si mischia piacevolmente a sonorità anni ottanta e l’emblema di questa fusione è Lasciarsi a metà, dove basso e chitarra ci fanno tornare tra le braccia degli Smiths e dei Church di “Under a milky way”. Tra un ricordo e un’esperienza di vita ci si abbandona anche a un pezzo interamente strumentale Come i ladri, brano sorprendente, intenso, accompagnato da un vocalizzo che fa da coro e nulla più, dove la musica esprime tutti gli stati d’animo possibili, più incisiva di mille parole. Altra canzone che colpisce e il cui videoclip ha anticipato l’uscita del disco, è Io mi domando se eravamo noi, un buon pezzo alla Procol Harum con un’idilliaca orchestrazione diretta da Fabio De Min (Non Voglio che Clara).
Ascoltare questo nuovo disco dei Perturbazione mi lascia in bocca diversi sapori che fanno contrasto. In ogni canzone apprezzo quelle sonorità magiche che sono il timbro inequivocabile del gruppo rivolese, tra ritmi scanzonati e brani intensamente toccanti che sanno smuoverti i sensi ed emozionarti. E sento un gusto ricco, di idee, storie, punti di vista che però talvolta compiono un percorso che si annida su se stesso, più che seguire una linearità che inviti più fluidamente all’immersione. Ma forse è proprio questa la vera essenza dell’amore e del (dis)amore.

Perturbazione:
Tommaso Cerasuolo:
voce e percussioni
Cristiano Lo Mele:
chitarre, mandolino, tastiere, programmazione, percussioni e fornelli
Alex Baracco:
basso, contrabbasso, chitarre
Rossano Lo Mele:
batteria, percussioni, giornali

Tracklist:
01. le spalle nell’abbraccio
02. le regole dell’attrazione
03. ti stavo lontano
04. mostrami una donna
05. la nuda proprietà
06. regime alimentare
07. le sigarette dopo il sesso
08. il ragù
09. chi conosci davvero
10. il paradiso degli amanti
11. non farlo
12. silenzio
13. taxi taxi
14. l’inesorabile
15. lasciarsi a metà
16. conta su di me
17. le nostre canzoni
18. come i ladri
19. la sindrome del criceto
20. temporaneamente
21. dieci fazzolettini
22. io mi domando se eravamo noi
23. le assenze