R E C E N S I O N E


Articolo di Eleonora Montesanti

Forma mentis: struttura mentale, soprattutto con riguardo al modo di considerare e intendere la realtà. E’ questa la definizione enciclopedica della locuzione che Umberto Maria Giardini ha scelto come titolo del suo nuovo disco, il quarto col suo nome proprio. Ed è importante partire da qui poiché è proprio il suo particolare senso di realtà il motore e la chiave di lettura della sua identità artistica.

UMG è intenso, duro, lacerante, ma soprattutto psichedelico. Ci sbatte nel suo universo senza troppa delicatezza, ci scuote e ci disorienta facendoci oscillare continuamente fra luce e oscurità. Il suo desiderio di intimità passa attraverso un labirinto di atmosfere musicali a tratti calme, a tratti furiose, dove chi ascolta viene invitato a perdersi e ritrovarsi un’innumerevole quantità di volte.

Il disco si apre con La tua conchiglia, brano che si scopre un po’ per volta e ci trascina nell’ossimorica oscurità di Luce, dove l’intensità vocale dell’artista – strozzata e lacerante – viene sostenuta da un’atmosfera melodica quasi trascendentale. Pleiadi in un cielo perfetto, poi, è il primo particolare episodio di rabbia che si incontra nel disco. Ha fatto benissimo UMG a sceglierlo come singolo che ha anticipato l’uscita dell’album: nonostante lo scenario di desolazione in cui è collocato il brano possiede un’epicità che è impossibile non sentirsi subito cucita addosso. Argo, insieme a I miei panni sporchi, si toglie ogni maschera a favore della crudezza e dell’ossessività delle chitarre, protagoniste assolute (insieme alla voce) di Forma Mentis.

In Materia Nera, invece, gli ascoltatori non sono gli unici a smarrirsi: sembra che lo stesso artista si perda dentro a se stesso e ci trascini insieme a lui, per poi ritrovarci nella nostalgia evocativa di Le colpe dell’adolescenza, dove per un attimo tutto si placa, ma solo perché ci siamo dimenticati del presente. C’è un altro momento sognante nel disco, quasi tenero, e – un altro ossimoro potevamo aspettarcelo – si intitola Tenebra. La dolcezza degli archi, accompagnata da una visione del mondo più aperta e luminosa, ci dà la possibilità di prendere un respiro molto ampio e ritrovare una certa lucidità che ci permetta di affrontare la realtà. Sostenuti dal pianoforte ossessivo e dalla spettralità di Pronuncia il mio nome e dalla furia strumentale di Vortice cremisi, l’artista (e noi con lui) è pronto a prendere di petto l’esplosione di rabbia di Forma Mentis, che chiude il disco al culmine della sua intensità, dove non sono più i sentimenti ad avere il controllo ma siamo noi a trasformarli in energia vitale.

Tracklist

01. La tua conchiglia
02. Luce
03. Pleiadi in un cielo perfetto
04. Argo
05. Materia Nera
06. Di fiori e di burro
07. Le colpe dell’adolescenza
08. I miei panni sporchi
09. Tenebra
10. Vortice cremisi
11. Pronuncia il mio nome
12. Forma mentis