R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

I Perturbazione ci mancano tantissimo ma per fortuna stanno per tornare. Nell’attesa, potrebbe essere utile dare un ascolto a questo disco: certo, gli amanti della band di Rivoli non vi troveranno le stesse sonorità ma vale comunque la pena lasciarsi incuriosire. Cristiano Lo Mele, che dopo la dipartita di Gigi Giancursi è rimasto l’unico nel gruppo deputato a questo ruolo, ha realizzato quello che lui stesso ha definito il suo “esordio da solista”. L’occasione è delle più singolari: l’uscita de La passione di Anna Magnani, documentario di Enrico Cerasuolo, di cui Cristiano ha scritto la colonna sonora.
I più attenti si ricorderanno bene del regista: Enrico, oltre ad essere il fratello di Tommaso, cantante e paroliere dei Perturbazione, è anche colui che sedeva dietro la macchina da presa quando girarono il loro primo video, Il senso della vite (che appartiene anche al loro periodo più fortunato).


Corsi e ricorsi della storia, dunque, con un membro del gruppo chiamato ora a ricambiare il favore, per quello che potrebbe essere il progetto più importante della carriera del cineasta. Presentato in anteprima all’ultimo Festival di Cannes, La passione di Anna Magnani ruota ovviamente attorno alla vita privata e professionale della celebre attrice, un itinerario umano che è stato raccontato, grazie all’aiuto del figlio Luca, con parecchi materiali d’archivio, alcuni dei quali inediti, tra cui il più importante è senza dubbio un’intervista di Oriana Fallaci.
Chiariamo subito un dato importante: il film in questione io non l’ho visto, dunque non sono in grado di dire come i brani composti da Cristiano si incastrino con le immagini e in che modo valorizzino questa o quella scena. Allo stesso tempo, però, questa non è una semplice colonna sonora, bensì un vero e proprio disco strumentale, composto da dodici tracce (più una versione alternativa di una di esse), indipendenti tra loro e assolutamente autonome dal punto di vista della forma. Certo, l’atmosfera generale deve molto al soggetto su cui il documentario si incentra ma, a parte questo, il disco può essere liberamente ascoltato e fruito a prescindere dal supporto visivo.
Come detto in apertura, qui dei Perturbazione non c’è assolutamente nulla. Cristiano si conferma musicista attento e preparato, oltre che versatile e per l’occasione parte dal mandolino, per andare ad esplorare il territorio della musica popolare e muoversi nel solco dei grandi compositori di colonne sonore, da Piero Piccioni a Piero Umiliani, passando ovviamente per Ennio Morricone.
È lo stesso autore a raccontare queste cose nelle dettagliate note stampa e a spiegarci di come l’utilizzo del mandolino, strumento a lui non usuale, lo abbia costretto a spingersi più in là di quello che avrebbe immaginato, con un lavoro a 360 gradi che si è spinto fino a caricarlo di elettricità (lo si vede per esempio nella solenne e cadenzata Mamma Roma, dove lo strumento, munito di distorsore, fa il suo bell’effetto al centro della scena). La chitarra, ad ogni modo, non manca, anche se viene più che altro utilizzata a livello ritmico, privilegiando il suono dell’acustica.

I brani, tutti ispirati, come anche fanno capire i titoli, a momenti particolari della vita e della carriera della Magnani, hanno appunto un marcato gusto Folk, con forti richiami alla canzone romana (si veda soprattutto l’iniziale Nannarella) e non possono non evocare quegli scenari neorealisti a cui l’attrice ha legato maggiormente il suo nome. Bellissima ne è probabilmente l’esempio migliore, con la sua melodia aperta e particolarmente allegra; stessa cosa per Sottocoperta, appoggiata su efficaci percussioni, con una chitarra acustica che disegna una linea ariosa e molto cantabile. Ce n’è anche una versione alternativa, posta in coda come bonus track, più scarna, senza percussioni ma con un bel basso suonato da Alex Baracco, compagno di una vita nei Perturbazione.
Il tema degli ospiti è in effetti interessante. Cristiano non fa tutto da solo ma coinvolge diversi amici, presenti più o meno in tutte le tracce: non c’è una vera e propria band (l’unica ad andare in questa direzione è Rose, dal ritmo cadenzato, plettrate leggere e il theremin di Domenico Graglia a recitare la parte del protagonista) ma si può comunque parlare di un lavoro corale, del quale fanno parte, oltre ai già citati Baracco e Graglia, c’è Andrea Pagliardi alla fisarmonica, essenziale in Josefa assieme ad Enrico Allavena alla tuba, per un brano che profuma di aperitivo domenicale nella piazza di un piccolo paese. Stefano Danusso suona le chitarre in Mamma Roma e in Rose, mentre alla batteria si dividono Walter Piatesi e Paolo Scapazzoni, mentre Ivano Larocca suona il contrabbasso in Rivista.
Anche musicalmente talvolta si mescolano le carte e si provano saltuariamente soluzioni nuove: Bellissima, che cita l’omonimo film di Visconti, ha un non so che di artsy, che Cristiano ha definito come un richiamo agli Stereolab (in effetti un po’ si sentono). E poi Tempi bui, ispirata al periodo fascista, scura come da titolo, con un tappeto elettronico (inusuale, per un disco quasi totalmente analogico) e atmosfere Ambient.
A chiudere, una traccia significativamente battezzata Fall (perché la caduta, come l’autore fa notare, è componente intrinseca anche delle celebrità), dove affiora un’amarezza inedita, rispetto a quanto si era sentito finora.
Niente di così ricercato e innovativo, ma La passione di Anna Magnani è un disco piacevole e ispirato, dove Cristiano Lo Mele ha modo di esprimere tutto il suo talento e di omaggiare una storia, quella di un filone “colto” della musica italiana, che meriterebbe di essere riscoperta da tutti, fan dei Perturbazione compresi.
In attesa del nuovo album, un bellissimo modo per non rimanere soli.

 

Tracklist:
01. Nannarella
02. Bellissima
03. Rose
04. La figlia del duce
05. Tempi bui
06. La rivista
07. Mamma Roma
08. Italia
09. Sottocoperta
10. Josefa
11. Fall
12. Fine
13. Sottocoperta (alternate version)