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Antonio Sebastianelli

Moses Sumney – Græ – part 1 (Jagjaguwar, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Sebastianelli

I insist upon my right to be multiple. I insist upon the recognition of my multiplicity”. (Moses Sumney)

Viviamo strani giorni”, cantava il poeta. Scrivo queste righe battendo con frenesia sopra i tasti del mio portatile. Gli occhi ancora colmi di immagini che fatico a comprendere. Si rincorrono freneticamente come uccelli impazziti. Parlano di zone rosse e stazioni prese d’assalto, neanche fossimo prossimi all’Apocalisse. Nelle orecchie, ad alleviare l’ansia del momento, il canto di un giovane uomo con l’anima divisa, intento con disarmante incanto, a cesellare e ordinare suoni, parole, colori. Moses Sumney.


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Greg Dulli- Random desire (Royal cream, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Sebastianelli

La sua voce non giocava più, la sua voce era un fiotto di sangue, degna per il suo dolore e la sua sincerità, di aprirsi come una mano di dieci dita sui piedi inchiodati, ma pieni di burrasca, di un Cristo di Juan de Juni…”. Federico Garcia Lorca – Gioco e Teoria del Duende

Capita nel corso della propria esistenza di entrare in contatto con anime uniche, sia nella vita di tutti i giorni che nella musica. Persone che involontariamente riescono a tracciare una linea di demarcazione. Un prima e un dopo. In alcuni casi (e qui parlo nello specifico di alcuni artisti) sono in grado di illuminare e chiarire una parte di te che avevi solo vagamente presentito. A me è successo nel 2006 ascoltando per la prima volta “quella voce”. La Voce di Greg Dulli. Nato nel 1965 a Hamilton, Ohio e titolare con gli indimenticabili Afghan Whigs prima e sotto altri nomi poi, di alcuni degli album più interessanti degli ultimi trent’anni.

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Algiers – There is no year (Matador, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Sebastianelli

“Questa è la semina/del turbine”(“Repeating Night”)

Algiers. Algeri. Il simbolo della lotta al colonialismo, un luogo dove si fondono razzismo, violenza, religione e resistenza” secondo le parole della band. Nati a Londra nel 2012 e formati da tre ragazzi di Atlanta a cui poi si è poi unito l’ex Bloc Party Simon Tong; titolari di due album che hanno saputo definire un suono unico e originale ma anche figlio di un’urgenza espressiva e “politica” che non lascia spazio al cazzeggio o fraintendimenti. Non è semplice raccontare al neofita la musica del quartetto, potremmo cavarcela citando nomi tra i più disparati (Malcom X, l’attivista Angela Davis, le Black Panthers, i singulti soul di tipi come Marvin Gaye e Wilson Pickett, la lezione del Post Punk Inglese, le derive elettroniche e rumoriste dai Depeche Mode in giù, gli Stooges egli MC5) o in nostro aiuto potrebbe venire la splendida definizione di Blake Butler che descrive il cantante come “il figlio sintetico di Marvin Gaye e Fever Ray” e in riferimento all’ultimo lavoro parla di “Soul distopico”.


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