R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Sebastianelli

“Hunted” dall’inglese: braccato, cacciato.

La cacciatrice di Hunter si è tramutata in preda. Tra i solchi dell’album del 2018 per la prima volta Anna Calvi, classe 1980, una delle cantautrici più dotate della sua generazione, si mostrava in piena luce. Fiera della sua sessualità e consapevole del suo corpo; un inno al risveglio della carne. A due anni da quel disco, l’inglesina decide di dare alle stampe una sorta di riscrittura di Hunter o meglio secondo le sue stesse parole, “una rivisitazione intima” che cattura il primo momento in cui scrisse i brani, accompagnata da alcuni dei suoi artisti preferiti, da Julia Holter agli Idles.

Hunted si spoglia sovente della ferocia e dell’urgenza del suo gemello “riportando tutto a casa”, alle oramai mitiche Attic Sessions (disponibili su Youtube) in quella stanzetta in cui nel biennio 2008/2009 vergava i suoi primi componimenti e dava nuovo lustro a vecchi classici di Bowie e Presley. L’austera bellezza delle nuove interpretazioni fa brillare di luce ancor più intensa brani come Swimming Pool (con Julia Holter), tutta pregiati cristalli e tenui bagliori di candela. Una santa tristezza a riverberare sogni e speranze perdute; Eden con Charlotte Gainsbourg: coro celestiale e delicato arpeggio di elettrica iniziale, si tramuta in fretta in una ninna nanna a due voci di impareggiabile delicatezza. Don’t beat the girl out of my boy scarna e bluesy, condivisa in questo caso con Courtney Barnett, nel finale pare quasi chiamare in causa quel Walk on the wild side di loureediana memoria. Risultano invece interessanti ma sostanzialmente inutili, dato che nulla aggiungono, le “nuove” versioni della Title Track e di Away già spoglia e virginale nella versione conosciuta.

Unico difetto davvero imputabile, il non aver inserito in un programma già di per sé smilzo (appena sette tracce) la spettrale e meravigliosa The Wild Coast a tutt’oggi disponibile solo come bonus track per il mercato nipponico. Misteriosamente espunta sia dall’album che da Hunted. Un vero peccato, dato che ben si sarebbe adattata alle sonorità più acustiche e severe di questo mini. Rimarrà una rarità, come l’altrettanto bella Dreams proposta esclusivamente dal vivo?

Se il tempo dello stupore e della speranza (speranza che la nostra guerriera potesse, con un manipolo di altri nuovi talenti, restituire un alito di vita al cadavere ormai in putrefazione di quella cosa che ancora amiamo chiamare “Rock”) pare ormai finito, questi brani ci restituiscono un’artista di tutto rispetto, quasi del tutto avulsa alle logiche di mercato e la cui ispirazione rimane intatta a dieci anni dal debutto. Attendiamo con ansia il prossimo passo della Calvi, convinti che saprà lasciare il segno anche in questo decennio appena iniziato.

Tracklist:

1. Swimming Pool – feat. Julia Holter
2. Hunter
3. Eden – feat. Charlotte Gainsbourg
4. Away
5. Don’t Beat The Girl (Out Of My Boy) – feat. Courtney Barnett
6. Wish – feat. Joe Talbot (Idles)
7. Indies Or Paradies