R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Sebastianelli

“In assoluto la mia penna è più feroce/ Di quanto prima avesse fatto mai/ Che schifo l’artista supremo/ Io lo distruggo vedrai.”
(L’intervista – Samuele Bersani)

Il modo migliore per rendere un buon servizio a chi legge la recensione di un disco, un film o uno spettacolo è lasciarsi alle spalle qualsiasi tipo di simpatia o preconcetto si abbia sull’oggetto o sull’artista trattato. Con Samuele è difficile. Confesso di non aver mai avuto un buon rapporto con la musica italiana di qualsiasi genere e latitudine e di aver poco praticato in gioventù le patrie vallate musicali. Ho trascorso la mia adolescenza, come molti coetanei penso, tra Smashing Pumpkins, Cure, Brit Pop e quanto di meglio in quei gloriosi ‘90 si presentasse all’orizzonte. Unica eccezione italiana: Samuele Bersani.

Sin da allora, dalle prime prove, dava l’idea di essere un oggetto alieno, estraneo, eppure con il tempo sempre più radicato in profondità nella discografia italiana. Anni fa più o meno all’altezza di “Caramella Smog” (album importantissimo e geniale, se non l’avete, recuperatelo) provai a descrivere la mia fascinazione per il cantautore riminese più o meno così: una sorta di stropicciato Mastroianni della canzone; in perenne equilibrio tra surrealismo barrettiano e classicismo pop d’autore alla Tenco. Un poeta bambino che gioca con le parole come fossero qualcosa d’altro; non semplici segni tracciati su pagina o schermo, ma suoni, colori, “… razzi incandescenti, giocattoli e zanzare …”. Parole con cui edificare o riedificare un mondo, tasselli reali e cantanti di una vita che spesso pare fuggire altrove.
Dopo sette anni di attesa e di ricerca meticolosa, dopo aver sperimentato la fine di una storia d’amore e il conseguente blackout creativo, Samuele ci fa accomodare in queste dieci sale cinematografiche, dieci piccoli film, così li descrive, che sono anche le tracce del suo ultimo lavoro. Se musicalmente, pur con l’introduzione di qualche synth e un moderato ammodernamento del suono, la formula musicale resta la consueta, le melodie e in particolare i testi, spiccano già dal primo ascolto e si rivelano tra le cose più interessanti prodotte da Bersani.
La battaglia tra il passato e il presente de Il Tuo Ricordo da sola vale il prezzo del biglietto e bisognerebbe riportarne il testo per intero, ma mi limito a: “Il passato ci prova/Sta giocando una carta impossibile/Per tornare di moda/Non sa che il tempo è irripetibile”Scorrimento Verticale si riallaccia al presente tra social, cellulari e dipendenze ed è infarcita da invenzioni d’arrangiamento che sublimano il caos e l’incomunicabilità in cui è ormai sprofondato il narratore. Altrove ci si lascia cullare con gioia dalla tenerezza, intrisa però di amarezza, di Con te. Seducono le trame favolistiche e inquietanti de Il Tiranno, il crescendo emotivo ed emozionante di Pixel. Tutto nel disco pare cantare la lingua della memoria, della disillusione e dell’incanto. L’Intervista è un magnifico tentativo riuscito di rappresentare quello showbiz tanto distante da Bersani, con quell’artista supremo, ubriacone e insopportabile. Anche in mezzo a tanto squallore però c’è ironia e quel piccolo teatro immaginifico nella testa del protagonista che lo viene a salvare e riscattare da una realtà ottusa e ridicola.
Chiudo con le parole del compagno di strada e di musica di Samuele, Pacifico, che così mirabilmente racconta la creazione dell’album: “A Bologna aveva i capelli lunghi davanti agli occhi, il gatto sulle spalle, lui e il computer. Non aveva un quaderno, tirava fuori pezzettini, fogliettini, cartine di sigarette scarabocchiate. Briciole. Per una frase potevano passare tre giorni. Poi mezzo ritornello in un giorno. Poi silenzio per una settimana. Ha messo insieme le sue briciole, e ha tirato in piedi questo disco, un Gigante fatto di briciole che ora se ne va in giro leggero tra stanze e cellulari di chi vorrà, di chi avrà ancora coraggio e voglia di avere un Gigante per casa.”

Tracklist:
01. Pixel
02. Il tiranno
03. Mezza Bugia
04. Il tuo ricordo
05. Harakiri
06. Le Abbagnale
07. Con Te
08. Scorrimento Verticale
09. L’intervista
10. Distopici (Ti Sto Vicino)