R E C E N S I O N E
Recensione di Andrea Notarangelo
Quarto disco solista per la metà maschile de Il Genio, Gianluca De Rubertis. Sì, Il Genio, quelli di Pop Porno. E stop. Qui si parla infatti del suo nuovo album caratterizzato da una copertina che non sarebbe dispiaciuta a Kandinskij, se non fosse per la mancanza di esplosione di colori che caratterizza le opere del pittore russo. Il bianco e nero però è sempre gioco di contrasti e risulta in fin dei conti il giusto biglietto da visita per L’Equazione del Destino. Lavoro diretto e immediato, grazie alla voce collocata in primo piano e a testi ricercati, i quali, come nella miglior tradizione cantautorale italiana, richiedono attenzione e la ottengono.

La proposta risulta infatti classica e fresca allo stesso tempo a cominciare dalla title track che è un bell’esempio di quanto appena sostenuto. Le tastiere malinconiche introducono e accompagnano la voce senza mai sovrastarla in modo che si possa ulteriormente apprezzare il lavoro soave e per niente banale che Gianluca ha dedicato alla cura dei testi. L’Equazione del Destino è un moderno inno alla vita, una sintesi sui tempi attuali e ai ritagli di vita vissuta, dove il fare luce con l’accendino è la soluzione a chi rinnega l’esperienza a discapito del “tutto e subito”. La rinuncia a Spotify non è qui intesa all’andare contro corrente, ma nello scegliere, di tanto in tanto, un concerto. L’esperienza live come rito ancestrale di comunione di anime, un’esperienza che ci aiuta a mantenere il contatto umano e a provare quel minimo di brivido in una vita sempre più monotona. Il risultato? Lo lasciamo ai versi finali del pezzo:
Ci scioglieremo di carezze nella notte inquieta / Gli spermatozoi faranno meta / L’universo non si stanca mai di vita
Il Concetto di Virtù si presenta con la prima collaborazione del disco. Ascoltare De Rubertis e Dente è come riavvolgere una cassetta dei ricordi per l’ennesima volta. Il duo ci accarezza le orecchie con un pezzo che ricorda qualcosa di cui abbiamo perso le tracce da ormai troppo tempo. Gli inglesi direbbero che si tratta di un instant classic, qualcosa che ti troverai a canticchiare senza nemmeno saperne il motivo. La storia d’amore qui narrata con eleganza va oltre il rapporto fisico e le regole ed è l’incontro di due anime amiche che condividono un unico piano nel quale ballano e si ritrovano tra affinità e contrasti. Contrasti per l’appunto, come le sfumature create dalle voci dei due cantautori che si rincorrono al di sopra di pochi accordi di piano e a una chitarra solista che piacerebbe molto a Noel Gallegher. A seguire Il Pellicano, una canzone che funge da sunto sulle costanti trattate in questo disco: tempo, sesso, amore e morte. E io me li immagino questi quattro attori come muti spettatori intorno al tavolo della vita intenti ad offrire il loro contributo silente. In questo sogno vivido vi ritroverete bambini, per ricordarvi di quando andavate dai nonni e iniziavate a porre confronti con le generazioni e capire che prima o poi, in un giorno molto lontano, gli anziani sareste stati voi. Il Tragitto di un lampo è una favola per adulti sulla vita che scorre inesorabile e che confronta gli opposti Amore e Morte e li mette sullo stesso piano per concedergli la medesima importanza. C’è però una vita di mezzo con la quale fare i conti e viene qui sintetizzata in versi tristi ma di rara bellezza come questi:
Ma ci potremmo amare nel tragitto d’un lampo / Ne hai già vissute di cose belle / Tessuti molli sfiorati dai baci di una formidabile pelle / Miliardi di caduti ti hanno già dato l’esempio / Ci dovrai rinunciare nel tragitto d’un lampo
L’Intelligenza del Dolore rimanda direttamente alla poetica di De André aggiornandola ai tempi attuali del Covid e delle guerre create ad arte per smuovere l’economia dei potenti. De Rubertis descrive con delicata poesia le barriere che noi stessi contribuiamo a crearci. Sopra a un piano malinconico enuncia i capisaldi di quest’epoca nella quale il terrore ha separato il bene e il male e dove cittadini, dopo la personale guerra quotidiana, si rinchiudono a piangere in monolocali. Ed è semplice comprenderne i motivi: lo spazio vitale da concedere a sé stessi è poco e quello fisico ancor meno. L’intelligenza del dolore è un po’ come la depressione. È un male latente che non lo vedi ma miete vittime e Gianluca è perfetto nel conchiudere la riflessione con il verso L’intelligenza del dolore ha un’alta soglia dell’amore.
Notte Oscura apre la seconda parte dell’opera ed è costituita da un piano leggero e da un arrangiamento orchestrale a cura di Enrico Gabrielli. La notte oscura del titolo è quel momento buio che tutti proviamo prima o poi nella vita e del quale non se ne vede la fine. Solo pochi istanti di silenzio prima di riprendersi con una parte orchestrale che sembra quasi la continuazione del pezzo precedente. Ma Le Piramidi del titolo sono una metafora ben costruita di un mistero che viene svelato poco alla volta. Questa canzone che sembra svilupparsi in altezza in realtà descrive (a suo modo) la profondità della vita. Nel testo si scoprirà che la piramide dispone di un interruttore (clitoride), ed è una centrale elettrica da ammirare e penetrare. Per citare De Rubertis, che gioca benissimo con le parole e vince, qui viene descritto il mistero universale che nasce da serbatoi di linguaggi nascosti e viene schizzato sul ventre stellare per contribuire a creare un bagliore nella camera della regina.
A seguire Sua Discografica Maestà, una filastrocca moderna che racconta l’eterna critica al mercato discografico. Nelle trame create dall’intessitura delle chitarre elettriche e dei sintetizzatori viene descritto con raffinatezza il consueto gioco dell’inchino reverenziale con il quale il musicista si piega alle dinamiche del padrone. Eterno Rosso ci accoglie invece con un’atmosfera diversa, più vicina alla Disco degli anni ’80, ma è solo una sensazione. Il brano è godibile e già conosciuto ai più. Si tratta infatti di una canzone scritta da Gianluca per Camilla Magli (X Factor 8), e qui ripresa per farla diventare parte integrante dell’album. Il video della cantante venne registrato nel 2020 in pieno lockdown e per questo motivo le immagini la trasformarono in una storia dove una ragazza si innamora chattando. Il brano però racconta più in generale il brivido che scatta in un istante, come un innamoramento fulmineo che avviene durante una sosta al semaforo e che terminerà con una luce verde e un clacson che risveglia la protagonista.
Potrebbe essere una degna conclusione di un disco inedito, sia per i contenuti che per la loro rappresentazione, ma Gianluca De Rubertis si concede ancora il tempo di una cover, quella Era già tutto previsto di Riccardo Cocciante. Seppur non ami particolarmente la presenza di cover in un disco devo ammettere che la canzone ben si sposa con i temi trattati e Gianluca in effetti fa suo il brano. Il ricordo va alle festicciole adolescenziali nelle quali, tra imbarazzi e pettinature strane, si cercava di invitare una fanciulla per un ballo e nonostante non si avesse ancora contezza dell’amore si fiutava il dramma che lo avrebbe contenuto. Forse Gianluca ha trovato davvero la chiave giusta per descrivere i nostri rapporti e il tempo trascorso su questo pianeta. L’intelligenza del dolore ha un’alta soglia dell’amore. E a noi va bene anche così.
Tracklist:
01. L’equazione del destino
02. Il concetto di virtù (feat. Dente)
03. Il Pellicano
04. Il tragitto di un lampo
05. L’intelligenza del dolore
06. Notte Oscura
07. Le Piramidi
08. Sua discografica maestà
09. Eterno Rosso (feat. Camilla dei ROS)
10. Era già tutto previsto






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