R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Sebastianelli

 

“Il grande poeta, nello scrivere se stesso, scrive il suo tempo.” – T.S. Eliot

Otto anni. Tanti ce ne sono voluti per ascoltare il nuovo album in studio di Fiona Apple. Ed è singolare che quasi in contemporanea, anche lui assente dal 2012, si riaffacci pure Bob Dylan con due nuove canzoni autografe. Mr. Zimmerman che è stato uno degli eroi della Apple è però cosa altra.
Laddove la maschera (di ferro?) Dylaniana resta ben salda al volto e per comprendere il Poeta bisogna saper decrittare i messaggi nascosti dietro citazioni e personaggi evocati; molto meno difficile è decifrare i testi e i pensieri di Fiona, che mai era stata così brutalmente onesta. Qui più che altrove l’Artista si mostra nuda in piena luce. Con tutto il suo bagaglio di insicurezze ed esperienze passate.

Affrontare Fetch the Bolt Cutters in poche righe, proprio come con l’opera del bardo di Duluth è cosa ardua. Si è travolti da questo magma feroce, percussivo e catartico che si agita nel sangue e nell’ugola di questa sirena in esilio e che trasborda da ogni solco. Quello che a un primo ascolto potrebbe apparire come un caos sonoro/lirico informe e autoreferenziale, ai successivi passaggi rivela invece una ricchezza musicale e una profondità di contenuti niente affatto superficiale. Troppo facile ridurre il tutto a semplice femminismo o peggio ancora, enumerazione delle proprie disgrazie. C’è qualcosa in più che parte dalle viscere e raggiunge il cuore. L’urlo della belva ferita che non può e non deve tacere.

Disco intimo e urticante, concepito tra le mura di casa utilizzando in guisa percussiva oggetti tra i più disparati; anche le ossa della sua defunta cagnolina Janet; sembra prefigurare il Lockdown mondiale che sarebbe avvenuto di lì a poco. Per tentare di descriverlo il povero recensore azzarda un’immagine: Laura Nyro che canta un quadro di Francis Bacon accompagnata da Captain Beefheart e la sua folle band. Le canzoni infatti appaiono come quadri blues cubisti in cui la voce che funge da guida si reinventa e muta in continuazione, così come la musica. La casa stessa in cui è stato concepito si trasforma in cassa di risonanza, ventre di balena in cui rifugiarsi e compiere i propri incantesimi sonori.

Basta qualche nota di piano iniziale per colmare la distanza di quasi due lustri; I Want You To Love Me potrebbe davvero essere un pezzo della Nyro, rivista però alla luce di una sensibilità moderna. In Shameika pare invece agitarsi il fantasma di Tori Amos dopo assunzione di pesanti dosi di acido. La meraviglia alcolica e notturna di Rack of His è il miglior preludio a quel gioiello che risponde al nome di Ladies che ci riporta a tanto cantautorato femminile seventies. Cosmonauts è semplicemente impossibile da descrivere. Cosa stiamo ascoltando? Nei suoi scarsi quattro minuti si passa in rassegna dal blues al pop e la voce stessa si consuma tra sussurro e urlo. Altro pezzo musicalmente perfetto nel suo continuo dibattersi tra tradizione e avanguardia è For Her che ci regala uno dei versi più terribili ed emblematici dell’intera raccolta: “Buongiorno/mi hai stuprata nello stesso letto/dov’è nata tua figlia.” (Impossibile non pensare allo stupro subito dalla stessa Apple appena dodicenne a New York). Lo spartito non è da meno; si comincia con una polifonia di voci e handclap; verso metà il ritmo si irrobustisce per poi arrestarsi e sciogliersi in un coro angelico.

Tornando alla citazione iniziale, Fiona con questo lavoro riesce a compiere l’impresa più difficile. Parlare di se stessa mentre racconta anche il mondo di questi anni. Dal #MeToo in giù. E se Fetch the Bolt Cutters non suona perfetto o non risponde a quel capolavoro che da più parti si racconta, poco male. Difficilmente ci capiterà di incappare presto in un album altrettanto coraggioso, folle, visionario, intenso. In una parola: umano.

Tracklist:
01. I Want You To Love Me

02. Shameika
03. Fetch The Bolt Cutters
04. Under The Table
05. Relay
06. Rack of His
07. Newspaper
08. Ladies
09. Heavy Balloon
10. Cosmonauts
11. For Her
12. Drumset
13. On I Go