Edda

Edda @ Serraglio, Milano – 17 marzo 2017

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Andrea Furlan

Graziosa utopia” è stato un disco molto atteso per varie ragioni. Il successo di “Stavolta come mi ammazzerai” è stato meritato, ma senza dubbio inatteso, considerando che i due precedenti lavori solisti dell’ex Ritmo Tribale avevano raccolto pareri discordanti e, in generale, non avevano goduto di grande visibilità.

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Edda – Graziosa utopia (Woodworm, 2017)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Tutte le volte che esce un disco di Edda inizio le mie recensioni allo stesso modo: tutte le volte che esce un disco di Edda ci si ritrova a dire che è il suo capolavoro. Dopo l’intimo e distorto Semper Biot (2009), il crudo e fragile Odio i vivi (2012) e lo spietato e sincero Stavolta come mi ammazzerai (2014), anche il nuovissimo Graziosa utopia non è da meno. Si potrebbe dire, dunque, che ogni disco di Edda è un regalo. Sia per noi, sia soprattutto per lui stesso. Soprattutto nel caso di quest’ultima uscita Edda ce la mette davvero tutta per trovare un filo conduttore in un utopico ottimismo: fattela passare, è questo il messaggio che l’artista milanese ci tiene a far rimbalzare sui disagi, sulle paranoie e sulle paure di cui è colma la quotidianità.
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Sono una specie di Claudio Villa – l’intervista a Edda

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Intervista di E. Joshin Galani

Edda non è da comprensione razionale, non è da analisi logica, Edda è da accogliere come un bambino, puro nel suo essere cristallino. La sua sincerità è totale, completamente senza filtri, per questo ispira una tenerezza, un’intensità emotiva da accogliere a mente sgombra. Coi suoi testi sa arrivare dritto al cuore perché è da lì che attinge per esprimere i suoi pensieri, è da lì che sa anche fracassare, dare pugni allo stomaco, non trattiene e lascia che tutto sgorghi. Non c’è veramente differenza tra i due aspetti, perché, come lo yin e lo yang non sono visioni di giudizio, ma semplicemente due manifestazioni della stessa energia.
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Edda – Sanremo non mi accetterà mai (e forse è meglio così…)

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Intervista di Luca Franceschini

Di Stavolta come mi ammazzerai?, terzo lavoro solista di Stefano “Edda” Rampoldi, ho già parlato a lungo qualche mese fa. Dopo essere ricomparso nel 2009, smentendo di colpo tutti coloro che avevano iniziato a darlo per morto (non solo artisticamente), l’ex Ritmo Tribale ha provato qualche mossa di assestamento e ha finalmente fatto uscire quel capolavoro che tutti desideravano ma che nessuno osava chiedere. Personalmente, ho amato alla follia questo disco e sono stato ben contento di osservare che non ero da solo: “Stavolta come mi ammazzerai?” è diventato disco dell’anno su Mucchio Selvaggio (che non è poco) ma è finito nella top ten di quasi tutti i portali che in Italia si occupano di musica. Al punto che il tour, che sta toccando in questi mesi le più importanti località d’Italia, si sta rivelando un grande successo. Edda ha mollato il suo lavoro sui ponteggi per star dietro alla musica a tempo pieno, sarà ben felice di vedere che, per il momento, questa scelta sta pagando eccome.
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Edda – Stavolta come mi ammazzerai? (Niegazowana, 2014)

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edda

Articolo di Luca Franceschini.

Non credo di avere nessun diritto e nessuna competenza per recensire il disco di Edda. Mi è stato chiesto e ho accettato di buon grado ma mi sembra il caso di mettere vigliaccamente le mani avanti, dicendo che no, non sono certo io quello che avrebbe dovuto fare questa recensione. Quando “Mantra” si impose a forza nel panorama rock italiano, consacrando i Ritmo Tribale come la più grande rock band italiana, io ero uno studente liceale totalmente dedito all’heavy metal. Ricordo che la rivista specializzata che allora seguivo aveva recensito il disco e ne aveva anche parlato benissimo (difficile non farlo, in effetti) ma io ero all’epoca troppo focalizzato sulle mie cose per potermi accorgere di qualcuno che faceva una musica così lontana dai miei schemi.
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