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Edda

Edda @ Santeria Toscana 31, Milano – 28 marzo 2019 [opening Manitoba]

L I V E R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Alessandro Pedale

Arrivo al Santeria che i Manitoba sono nel pieno del loro set. La band toscana, uscita un anno fa con “Divorami”, ci dà dentro alla grande col suo rock potente e di chiara derivazione nineties. Sicuramente bravi ma è una proposta che, declinata in quel modo, mi lascia indifferente.

In fondo al locale, nel frattempo, vicino al banchetto del merchandising, un Edda visibilmente gioviale e su di giri, è intento a salutare e ad abbracciare chiunque gli si presenti vicino, tanto che più che un artista prossimo a salire sul palco, appare come un padrone di casa intento a trattenere gli ospiti. Riflesso naturale di un processo di maturazione e direi di quasi ringiovanimento, che nel giro di poco meno di dieci anni lo ha fatto passare da un quasi completato processo di autodistruzione ad una definitiva rinascita artistica.

Inutile parlare di lui come dell’ex cantante dei Ritmo Tribale. Inutile anche cercare segni di una possibile reunion coi suoi ex compagni (che da pochissimo sono tornati, con ottimi risultati, a scrivere canzoni), men che meno aspettarsi che ripeschi qualche episodio del suo passato durante i concerti. Arrivato al quinto disco, Stefano Rampoldi non ha perso un briciolo della sua sana follia, quel suo essere perennemente sopra le righe e fuori dai ranghi, ma allo stesso tempo appare un uomo in pace con se stesso e, soprattutto, pacificato con il proprio mestiere di musicista (che è davvero un mestiere, ormai, visto che da qualche anno è tornato a fare il professionista a tempo pieno).

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Edda – Fru Fru (Woodworm label, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Thomas Maspes

Edda sa come farci godere. E non solo con le dita (“Guarda come sono fatta…fammi godere con le dita”). E sa anche come sorprenderci. Lo fa benissimo con questo suo nuovo disco, un’evoluzione di quel Graziosa Utopia uscito un paio d’anni orsono. Ci sorprende e ci dona piacere con il suo gusto sempre azzardato di saper cantare con quel timbro di voce beffardo e irriverente, che nella mia mente spesso associo a quello di una persona che ti sussurra all’orecchio frasi sconce per farti arrossire o per darti quella piccola scossa di piacere che poi attraversa tutto il tuo corpo. Ma per poter ottenere questo risultato ci vuole complicità. E allora Edda veste i suoi versi intrisi di una sessualità spinta e non convenzionale, con degli abiti dai colori sgargianti, abiti pop, “sgarzolini”, per l’appunto “fru fru” (lui dice che adorava mangiare dei biscotti così leggeri che venivano propriamente chiamati così).

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Mauro Ermanno Giovanardi “la mia generazione tour” @ Santeria Social Club, Milano – 10 maggio 2018

Articolo di Simone Nicastro immagini sonore di Stefania D’Egidio

Doveva essere una festa e una festa in effetti è stata. Il “Giò” è tornato nella sua Milano per una data del “La Mia Generazione Tour” (a seguito dell’album omonimo dell’anno scorso – recensito qui – e tra l’altro inserito anche nella mia classifica dei migliori album del 2017) con l’intento non solo di celebrare dal vivo quel decennio musicale fenomenale che furono gli anni 90 in Italia, ma di condividerlo sul palco proprio con molti di quegli artisti che lo resero grande e fondamentale (come fatto sul disco del resto).
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Edda, Giorgio Poi, Gazzelle, Canova – Le tante facce dell’indie @ Woodoo Fest, Cassano Magnago, 23 Luglio 2017

Articolo di Marco Mazzucchelli, Immagini sonore di Stefano Rescaldani

Il Woodoo Fest, ormai alla sua quarta edizione, è sempre stato un’ottima vetrina per i gruppi emergenti e un’opportunità per vedere in che direzione il panorama indie si sta muovendo.

Domenica sera la line up comprendeva infatti Giorgio Poi, Gazzelle, i Canova (tre gruppi giovani con all’attivo un solo disco) ed Edda, che invece è tutto tranne che un novellino, ma che evidentemente è stato inserito nel maxi-contenitore della musica indie dagli organizzatori.

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Edda @ Serraglio, Milano – 17 marzo 2017

Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Andrea Furlan

Graziosa utopia” è stato un disco molto atteso per varie ragioni. Il successo di “Stavolta come mi ammazzerai” è stato meritato, ma senza dubbio inatteso, considerando che i due precedenti lavori solisti dell’ex Ritmo Tribale avevano raccolto pareri discordanti e, in generale, non avevano goduto di grande visibilità.

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Edda – Graziosa utopia (Woodworm, 2017)

Articolo di Eleonora Montesanti

Tutte le volte che esce un disco di Edda inizio le mie recensioni allo stesso modo: tutte le volte che esce un disco di Edda ci si ritrova a dire che è il suo capolavoro. Dopo l’intimo e distorto Semper Biot (2009), il crudo e fragile Odio i vivi (2012) e lo spietato e sincero Stavolta come mi ammazzerai (2014), anche il nuovissimo Graziosa utopia non è da meno. Si potrebbe dire, dunque, che ogni disco di Edda è un regalo. Sia per noi, sia soprattutto per lui stesso. Soprattutto nel caso di quest’ultima uscita Edda ce la mette davvero tutta per trovare un filo conduttore in un utopico ottimismo: fattela passare, è questo il messaggio che l’artista milanese ci tiene a far rimbalzare sui disagi, sulle paranoie e sulle paure di cui è colma la quotidianità.
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Sono una specie di Claudio Villa – l’intervista a Edda

Intervista di E. Joshin Galani

Edda non è da comprensione razionale, non è da analisi logica, Edda è da accogliere come un bambino, puro nel suo essere cristallino. La sua sincerità è totale, completamente senza filtri, per questo ispira una tenerezza, un’intensità emotiva da accogliere a mente sgombra. Coi suoi testi sa arrivare dritto al cuore perché è da lì che attinge per esprimere i suoi pensieri, è da lì che sa anche fracassare, dare pugni allo stomaco, non trattiene e lascia che tutto sgorghi. Non c’è veramente differenza tra i due aspetti, perché, come lo yin e lo yang non sono visioni di giudizio, ma semplicemente due manifestazioni della stessa energia.
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Edda – Sanremo non mi accetterà mai (e forse è meglio così…)

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Intervista di Luca Franceschini

Di Stavolta come mi ammazzerai?, terzo lavoro solista di Stefano “Edda” Rampoldi, ho già parlato a lungo qualche mese fa. Dopo essere ricomparso nel 2009, smentendo di colpo tutti coloro che avevano iniziato a darlo per morto (non solo artisticamente), l’ex Ritmo Tribale ha provato qualche mossa di assestamento e ha finalmente fatto uscire quel capolavoro che tutti desideravano ma che nessuno osava chiedere. Personalmente, ho amato alla follia questo disco e sono stato ben contento di osservare che non ero da solo: “Stavolta come mi ammazzerai?” è diventato disco dell’anno su Mucchio Selvaggio (che non è poco) ma è finito nella top ten di quasi tutti i portali che in Italia si occupano di musica. Al punto che il tour, che sta toccando in questi mesi le più importanti località d’Italia, si sta rivelando un grande successo. Edda ha mollato il suo lavoro sui ponteggi per star dietro alla musica a tempo pieno, sarà ben felice di vedere che, per il momento, questa scelta sta pagando eccome.
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Edda – Stavolta come mi ammazzerai? (Niegazowana, 2014)

edda

Articolo di Luca Franceschini.

Non credo di avere nessun diritto e nessuna competenza per recensire il disco di Edda. Mi è stato chiesto e ho accettato di buon grado ma mi sembra il caso di mettere vigliaccamente le mani avanti, dicendo che no, non sono certo io quello che avrebbe dovuto fare questa recensione. Quando “Mantra” si impose a forza nel panorama rock italiano, consacrando i Ritmo Tribale come la più grande rock band italiana, io ero uno studente liceale totalmente dedito all’heavy metal. Ricordo che la rivista specializzata che allora seguivo aveva recensito il disco e ne aveva anche parlato benissimo (difficile non farlo, in effetti) ma io ero all’epoca troppo focalizzato sulle mie cose per potermi accorgere di qualcuno che faceva una musica così lontana dai miei schemi.
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