R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

E chi lo fa un disco così sincero e genuino di questi tempi? Nessuna strana aspettativa, semplicemente Edda in tutta la sua originalità e il basso del grande Marok. Non state a cercare, il “discone” dell’anno, studiato e pensato a fondo, non fa parte delle loro corde né tantomeno di chi li apprezza e segue da sempre. Sì perchè se sei cresciuto con questi due intriganti musicisti che tanto hanno cavalcato la nostra cara musica italiana un po’ sotterranea, non puoi aspettarti altro che un meraviglioso tributo tra amici, un po’ schizofrenico, tutt’altro che ordinario, massima espressione di creatività e un po’ di follia, praticamente… un capolavoro.

Tutto ciò di cui avevamo bisogno dopo un lungo isolamento forzato causa Covid 19, quando sei in astinenza da concerti e da frasi ululate tra la folla a mo’ di sfogo liberatorio, di birre pessime in bicchieri di plastica che spumeggiano tra la gente accalcata. È questa l’emozione che sprigiona l’album, l’energia pura della libertà, dello sfogo emozionale senza preoccuparsi di ciò che gli altri pensano, di quello stato di assenza di inibizione senza paura di giudici né di polemiche perché, in mezzo alla folla durante un concerto, siamo tutti uguali. E proprio durante la lunga quarantena dove ognuno di noi, ricco, povero, brutto o bello, ha dovuto affrontare nello stesso modo isolamento, dolore, disperazione, nostalgia, malattia, ognuno accomunato dallo stesso sentimento del distacco da qualcosa o da qualcuno, ecco che arriva il dono di questi due grandi artisti, che in questo contesto storico porta con sé un significato ancor più simbolico. La gioia della condivisione, il regalo più bello che ci potessero fare. E proprio di regalo si tratta poiché distribuito gratuitamente tramite Contempo Records a chi farà un pre order con l’unico contributo delle spese di spedizione. Accade che, mentre Edda compone un pezzo per Alone vol. IV – Mente di Gianni Maroccolo arriva il Corona Virus e l’istinto suggerisce loro di andare ancora una volta contro corrente e di fare addirittura un disco insieme da condividere con ognuno di noi. C’è tanto di entrambi, l’ironia senza confini di Rampoldi e lo stile raffinato di Marok che ha riarragiato i deliri creativi di Stefano in questo Noio; Volevam Suonar., chiaro riferimento sin dalla copertina al celebre film di Totò e Peppino. Si spazia in assoluta libertà tra note dark, beat, psichedelia, rock, passando da nuove creazioni nate dallo sfogo geniale di Edda alle cover rivisitate come Sognando di Don Backy e Castelli di sabbia di Claudio Rocchi, che rinascono in una nuova ninfa ma tenendo sempre viva la loro purezza. E’ un disco splendidamente in bassa qualità, intesa come “lo-fi”per il metodo di registrazione, puramente casalinga utilizzando un ipad in pieno stile quarantena e, anche per questo, caratterizzato da uno spirito fortemente punk che ti violenta l’anima. Ogni brano sprigiona energia e follia, da Servi dei Servi che ti trascina già al primo ascolto, alla drammaticità iniziale e il ritmo ossessivo di Noio, alla suadente Esce il sangue dalla neve, pezzo splendido nato anche dalla collaborazione del bravissimo cantautore Alessandro Grazian e da Flavio Ferri dei Delta V.
Potremmo parlare ancora e ancora dell’originalità che trasuda questo lavoro di Edda e Marok, ma ciò che è fuori da ogni dubbio è che il disco è una vera dichiarazione di indipendenza che me lo fa giudicare, sia per spirito che per contenuti, come uno dei lavori più originali sentiti negli ultimi anni.

Tracklist:
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1. Maraznza
02. Servi dei servi
03. Noio
04. Stai zitta
05. Madonnina
06. Bebigionson
07. Esce il sangue dalla neve
08. Achille Lauro
09. Sognando
10. Mantrino
11. Castelli di sabbia