R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Dopo l’introspezione più raccolta di Illusion (2022), Edda – al secolo Stefano Rampoldi – torna con un settimo album solista dal titolo emblematico: Messe sporche. Pubblicato il 17 ottobre 2025 via Woodworm Label/Universal Music Italia, il disco è stato concepito come un ritorno al rock più diretto, fisico, sincero — costruito su chitarra, basso e batteria, senza filtri digitali.
Messe sporche si presenta come un grido liberatorio: il disco, di fatto, non fa sconti né al suono né al contenuto. È rock sporco, ruvido, intenso — un album che invita a sedersi, ascoltare, restare. Formato da nove tracce che condensano energia, ironia, rabbia, riflessione, Messe sporche torna alle radici del rock e i testi tornano a fare i conti con il quotidiano, l’anima, la contraddizione.

L’album si apre con La Diavoletto e il suo riff nervoso: uno scatto immediato che segna la volontà di non tergiversare. Segue Giorni di gloria con ritmo incalzante e un testo manifesto, ironico e graffiante allo stesso tempo: “Oggi è il giorno di dire no” diventa slogan, battito sociale. Dixan è più grottesca nella forma e nel contenuto: l’artificio pubblicitario e la memoria personale si mescolano in immagini surreali che troviamo presenti con ancora più psichedelia punk, scompostezza e corsa senza meta in Mucca rossa. Family Day è una delle tracce più taglienti: è una critica al moralismo, alla famiglia istituzionale, nel linguaggio paradossale e provocatorio tipico dell’artista. Arriva poi 5 meno meno che mantiene l’attitudine spiazzante di Edda: auto-denigrazione, ironia, e un testo che sembra uscire da un flusso di coscienza. Belisotta appare invece più leggera nel tono, ma la leggerezza è una coperta sottile: il nonsense è calcolato, ogni frase è imbastita per colpire. Chiudono l’album Ezechiele e Macchia. La prima è probabilmente la traccia più spirituale, nichilista e ironica dell’album, mentre la seconda chiude il disco con malinconia e urgenza: la voce si sporca di verità, la chiusura si fa respiro e addio.

Messe sporche è un disco che non lascia quiete: richiede attenzione, restituisce profondità. Edda non cerca l’effetto facile né la nostalgia retrò: è rock nel gesto, ma poetico nel contenuto. I testi sono frammenti, flash, visioni: ironici e dolorosi, assurdi e necessari. Nulla è ordinato, tutto è vivido. In un panorama spesso pulito, prevedibile e pensato per algoritmi, Messe sporche riporta il rock alla sua dimensione più autentica: fisica, orgogliosa, vibrante. Se ti sei stancato dei dischi “tutti uguali”, Edda ti offre una boccata d’aria sporca, genuina — e fa ancora male (in senso buono). In definitiva: un lavoro da preservare, perché autentico, sentito.

Tracklist:
01. La Diavoletto
02. Giorni di gloria
03. Dixan
04. Mucca rossa
05. Family day
06. 5 meno meno
07. Belisotta
08. Ezechiele
09. Macchia

Foto © Andrea Caracciolo

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