V I D E O


Articolo curato da Luci

La storia personale ed artistica di Luca Gemma è variegata e interessante. A fine anni ’70, quando con la famiglia ha raggiunto la Germania in cerca di fortuna, ha vissuto sulla sua pelle il fatto che essere italiani significava occupare, insieme ai turchi e agli jugoslavi, l’ultimo gradino della scaletta sociale, con tutte le pesanti discriminazioni che ne conseguivano, pur essendo bianchi, europei, scolarizzati. Ritornato in Italia, prima di approdare alla musica è passato attraverso diversi lavori, la svolta è arrivata nel 1990 quando, insieme al cantautore Pacifico, ha creato il gruppo folk rock dei Rossomaltese.
Negli anni la sua carriera si è arricchita di numerose collaborazioni autorali ed il suo esordito da solista è avvenuto nel 2003. Un percorso che si è arricchito, nel 2015, con la pubblicazione di un disco completamente registrato in inglese, a coronamento del desiderio di portare la sua musica oltre i confini nazionali. 
In attesa dell’uscita, entro la fine del 2020 del suo prossimo lavoro, Luca ha realizzato una nuova versione di ‘Prima di parlare’ già presente nell’ultimo album ‘La felicità di tutti’.


La genesi di questa canzone è piuttosto interessante: scritta nel 2017 da Gemma come reazione allo scorrere incessante di soli numeri: bambini, donne, uomini, migranti disperati, poveri che viaggiano in mare e nello stesso finiscono per morire, nella narrazione quotidiana ci sembrano tutti uguali, indistinti. Non conosciamo nulla di loro, ma si tratta di persone che come noi hanno sogni, desideri, speranze, ambizioni…
Luca si è spinto ancor più in là con la sua riflessione partendo dal fatto che almeno dobbiamo rispetto a queste persone, per cui: “prima di parlare/guardalo un bambino dentro gli occhi mentre sta per annegare –  solo così capisci che è uguale ai tuoi figli o a com’eri tu. E gli occhi delle madri e dei padri sono gli occhi tuoi.”
È nato da queste premesse un testo ricco di profonda umanità che inizialmente si rivolge alle nostre coscienze e poi diventa un intensa testimonianza resa in prima persona da un migrante.
Fossi nato altrove io non partirei/e con più paura io certamente non andrei/dritto in fondo al blu dove non si tocca”.

Il pezzo, inizialmente rimasto un po’ nascosto, nei concerti del 2018-2019 ha preso un’altra forma che ha portato ad una nuova registrazione prima e alla realizzazione, a febbraio 2020, del relativo video nell’auditorium della Casa della Carità di Milano. Quest’ultimo è un punto di riferimento sociale importante in quanto, senza distinzione alcuna, accoglie tutti coloro che si trovano in situazione di difficoltà offrendo loro nuove, preziose prospettive per il futuro.
Le riprese (per la regia di Mario Zanetta) sono raffinate e decisamente affascinanti, anche grazie ad un sapiente gioco di luci che a tratti sembrano ricreare l’effetto dell’essere sott’acqua. Sul palco Gemma, è accompagnato dalla formazione dei Volwo (Paz Defina ed Edoardo Romano) ai quali si aggiunge la bellissima suggestione della voce di Edda.

Le immagini scorrono alternando un primo piano dei musicisti a semplici oggetti molto spesso rimasti come unica testimonianza dell’esistenza di quei migranti bambini mai arrivati a destinazione.
Una melodia che riesce quasi a parlare grazie alla potenza evocativa dell’armonica e del sax, ci accompagna in un finale da brividi con quel “Non mi piace più/sento il sale in bocca”, che Edda trasforma in uno straziante grido di dolore col quale congiunge la morte con la vita.