R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
Fabio Mina, flautista e sperimentatore di suoni elettronici riminese, magari non sarà noto ai più, ma è sufficiente l’elenco delle collaborazioni per farci dire: accidenti! Andiamo in ordine sparso a citare i musicisti con cui ha suonato il nostro: il cantautore folk per eccellenza Vinicio Capossela, il trombettista e figlio d’arte Markus Stockhausen, la Rhabdomantic Orchestra, e un altro figlio d’arte come Cristiano De Andrè… Insomma, collaborazioni che lo hanno messo in contatto con idee e concezioni musicali molto differenti tra loro.
L’album, Existence / Resistance, che comprende dieci tracce, la più lunga supera di poco i quattro minuti, è stato prodotto da Manuel Volpe, che ha collaborato alla scrittura dei brani, suonandovi pure.
Questo lavoro rievoca in chi scrive l’album di Elisabetta Antonini e Alessandro Contini (R)Evolution, di cui abbiamo parlato qui qualche tempo fa. L’assonanza tra questi due lavori riguarda in primis la scelta della qualità dei suoni e la stratificazione delle composizioni.

Particolarmente apprezzabile è l’uso dell’elettronica. C’è sapienza e conoscenza dietro ogni singola traccia. Il modo in cui il suono del flauto viene “irretito” dai synth, e come da essi si divincola: ma suono puro, mai suono artefatto.
Voci di nativi americani che narrano di una resistenza che è diventata soprattutto interiore. Che cosa resta, infatti, dopo che ti hanno tolto ogni cosa? Eppure c’è ancora spazio, è necessario che ve ne sia, per non soccombere alle solite logiche scriteriate.
Drum machines e groove sono sempre misurati e suggeriscono, come nel brano di Calima, un tempo del respiro e dei battiti, che possano procedere l’uno accanto all’altro.
Questo album è una continua sorpresa. È in grado di trasportarti continuamente altrove, agganciandoti a sonorità vagamente riconoscibili. E non vogliamo citarne neppure una, perché condizionerebbe l’ascolto. È talmente denso eppure lieve il frutto di questa fatica, che merita un ascolto per quello che è in grado di regalarci. Ed è davvero molto.
Fabio Mina ha messo mano e labbra a flauto contralto, moog, effetti a pedale, campionatore, field recordings, voce; Manuel Volpe ha suonato moog, drum machine, synth, campionatore e si è occupato del sound design.
Partendo dal soffio di uno strumento, il flauto, che non si ode di frequente rielaborato in questi modi, Fabio Mina attinge non soltanto alla grammatica della musica elettronica contemporanea, ma vi importa anche ritmi e sonorità della musica “world”.
È il caso, ad esempio, di Ali o di Piume. Il primo, a nostro avviso, si spinge verso l’estremo oriente, mentre il secondo s’invola nelle terre dei nativi americani. È bene ribadirlo: si tratta di spunti e suggestioni sonori, che perdono i propri connotati distintivi e si fanno veicolo di ulteriori suggestioni.
Proprio alle popolazioni amerinde, nello specifico quella hopi e all’artista attivista Ski Um Talx, e alla ancestrale sapienza del suo popolo si deve il titolo di questo album: esistenza / resistenza.
Facile ammettere che in un’epoca in cui si vuole ottenere ogni cosa il più velocemente possibile, l’esistenza cerchi di resistere per mantenere intatto il proprio valore e significato.
Un brano lirico come Sento, con il flauto in primo piano, racconta proprio di questo bisogno di rallentare, di portare l’attenzione su quello che conta veramente: il delicato soffio dell’esistenza. Tornare a sentire profondamente, perdendosi in orizzonti sconfinati fino a che irrompono le lacrime.
Ci siamo ritrovati?
Possibile.
Siamo entrati in contatto davvero con noi stessi?
Questa è la speranza e l’auspicio.
E pensiamo lo sia anche di Fabio Mina.
Tracklist:
01. Vivo (04:08)
02. Mormorio (02:13)
03. Calima (03:55)
04. Terra (03:14)
05. Duna (02:53)
06. Alle (03:45)
07. Sci Um Talx (03:55)
08. Piuma (03:52)
09. Noi (02:39)
10. Sento (03:56)




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