Dallas Buyers Club – di Jean-Marc Vallée (2014)

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Articolo di Christian Di Martino


Era il 30 gennaio quando nelle nostre sale cinematografiche uscì Dallas Buyers Club, un film tratto da una storia vera. Proprio quel giorno decisi di andare a vederlo, lo aspettavo da tempo e non volevo leggere commenti di nessun genere che mi potessero influenzare anche solo inconsciamente.

Nella prima sequenza, a mio parere molto significativa,  si vede Ron Woodroof (Matthew McConaughey) fare sesso in penombra con due ragazze, dietro l’ingresso dell’arena dove si svolge il rodeo dei tori. In questa scena si capisce dall’affanno che non gode di ottima salute, ma quello che colpisce è che durante l’atto sessuale lui osserva nell’arena l’uomo messo KO dal toro, ed è come se vedesse in quell’uomo a terra la proiezione della sua morte.

E’ significativa perché in questa sequenza il regista Jean-Marc Vallée svela già tutto sul personaggio, si intuisce che questo film sarà qualcosa di grande, che lascerà il segno.

Infatti è proprio così, un film che ti rimane addosso per giorni, a mio avviso, scritto, diretto e montato in maniera eccelsa.

Il personaggio, interpretato egregiamente da McConaughey, è  coerente, nel bene e nel male fino alla fine, anche se è netto il cambiamento che avviene in lui nel momento in cui trova la motivazione per (soprav)vivere. Il suo carattere e la sua evoluzione nel tempo sono ben definiti. Il film riesce ad emozionare nel finale in modo totalmente naturale, semplicemente con la coerenza della narrazione.

Non vuole strapparti la lacrima in modo forzato e coatto, ma quella lacrima ti scenderà senza neanche accorgertene, grazie alla forza della storia e dei suoi interpreti.

Ron è un texano rude, che conduce una vita all’insegna di droga, sesso e alcool e ha continui blackout dovuti alla sua salute (McConaughey ha perso 20 chili per interpretare questo ruolo).

Il caso vuole che il protagonista finisca all’ospedale, non per la sua salute, ma per un incidente sul lavoro. E’ proprio in quell’occasione che scopre di essere affetto da HIV e di avere 30 giorni di vita.

Sono il dottor Sevard e la dottoressa Saks (Jennifer Garner) a dargli la notizia, in una scena dove Ron, con il suo caratteristico linguaggio violento, inveisce contro i medici negando la sua malattia.

Nonostante non accetti la dura sentenza, perché convinto che l’HIV appartenga esclusivamente al mondo omosessuale, assorbe inconsciamente la notizia e lo si capisce nella scena successiva dove, in preda ai fumi dell’alcool, guarda il calendario appeso nella roulotte in cui vive e vede che i numeri sono tutti scomparsi, tranne il numero 30.

Qualcosa dentro di lui si smuove e comincia così a informarsi sul tema AIDS.

Il momento decisivo in cui accetta di essere malato è quando apprende, in una biblioteca, che una parte dei malati di AIDS ha contratto la malattia attraverso rapporti non protetti e, avendo intuito che potrebbe appartenere a quella percentuale, decide di curarsi.

A questo punto comincia a cambiare atteggiamento: i suoi compagni lo escludono perché lo ritengono una ‘’checca’’, si reca presso un centro di accoglienza a raccogliere dei volantini informativi sulla malattia e arriva a pregare Dio chiedendogli più tempo per vivere. Suggestivo questo momento in cui Ron sembra in chiesa ma scopriamo poi, con un abile montaggio, che si trova in un locale di spogliarelli.

Nell’ospedale in cui viene ricoverato, si sta sperimentando la somministrazione dell’ AZT, un farmaco approvato dalla FDA (Food And Drug Administration), ma questa cura gli viene negata. Così riesce a corrompere un infermiere per farsi procurare la medicina.

Finito di nuovo all’ospedale per l’ennesimo blackout, qui conosce Rayon, transgender tossicodipendente e sieropositiva che sta sperimentando la cura con l’AZT.
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Non riuscendo più ad avere a disposizione il farmaco, Ron viaggia fino in Messico dove conosce il dottor Vass.

Si rende conto così che quella cura è nociva, lo sta uccidendo prima del tempo, perciò si fa  prescrivere delle medicine alternative.

Con questi farmaci resiste ancora per un po’, riuscendo a superare i 30 giorni di vita che gli erano stati diagnosticati.
E’ consapevole che sta per morire, ed è nel momento in cui non si ha più niente da perdere che l’essere umano riesce a tirare fuori l’istinto di sopravvivenza, fino ad arrivare a compiere atti illegali, come l’importazione dal Messico di farmaci non riconosciuti dalla FDA.

Incomincia così a spacciare le medicine ai malati di AIDS insieme a Rayon. La cerchia dei clienti si allarga così velocemente che decidono di fondare il Dallas Buyers Club dove, con una quota associativa (molto alta) i pazienti possono ricevere tutti i farmaci necessari.

Il rapporto tra i due, che all’inizio era molto difficile per via dell’ambigua sessualità di Rayon, con il tempo migliora, nonostante Ron rimanga sempre molto duro nei suoi confronti.

Emozionante la scena in cui, in un supermercato, difende la transgender dagli insulti di uno dei suoi compagni che all’inizio lo avevano isolato per via dell’HIV.

Stando a stretto contatto con Rayon, il disprezzo verso gli omosessuali si attenua molto ed è velato, ma per chi sa vedere, è del tutto evidente l’affetto che nutre nei suoi confronti.

Uno dei momenti secondo me più emozionanti del film vede come protagonista Jared Leto.  Una scena veramente commovente in cui, sdraiato sul letto, sputa sangue e inizia un pianto disperato, lacerante, in quanto si rende conto che sta per morire.

La scena finale è ambientata nella stessa arena iniziale, come se si chiudesse il cerchio, ma stavolta a cavalcare il toro c’è Ron. Il film termina con un fermo immagine prima della sua caduta, a significare che nonostante tutto ce l’ha fatta.

Ron Woodroof è vissuto per altri sette anni dal giorno in cui gli sono stati diagnosticati 30 giorni di vita.

La sua voglia di sopravvivenza, che in tutti i modi lo porta a cercare di dare una cura alternativa valida a tutti i malati di HIV, andando persino contro la legge, è la forza del film stesso.

Andate a vederlo assolutamente prima che sparisca dalle sale, a mio avviso rimarrà uno dei film più belli del 2014.

Questo film ci lascia nella memoria una delle coppie cinematografiche più belle e più sincere della filmografia contemporanea. Sono rimasto molto colpito dalla facilità di recitazione di Jared Leto e dall’esplosione di talento di Matthew McConaughey che, ora che brilla di una nuova luce, è inarrestabile. lo attendiamo nel prossimo film di Gus Van Sant.

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Un pensiero riguardo “Dallas Buyers Club – di Jean-Marc Vallée (2014)

    wwayne ha detto:
    26 marzo 2014 alle 14:14

    SPOILER WARNING
    A mio giudizio la scena più bella del film, quella che meglio fotografa l’ evoluzione del personaggio, é quella del supermercato, in cui Ron incontra un suo vecchio amico e, invece di annuire alle sue affermazioni omofobe, lo costringe a stringere la mano a Rayon.
    Bellissima anche la scena finale, in cui Ron riesce a stare in groppa al toro: é una sottile metafora per dire che é riuscito, se non a sconfiggere, quantomeno a domare la terribile malattia che l’ aveva colpito.

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