Ex-Otago – In capo al mondo (2014 – Officine Ex-Otago)

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Ex-Otago In capo al mondo Cover HIGH

Articolo di Eleonora Montesanti

Sono passati tre anni densi di accadimenti da Mezze stagioni, anni in cui la band genovese ha dedicato anima e corpo alla realizzazione del nuovo disco In capo al mondo. Il risultato è maturo, sognante e introspettivo: questo album, infatti, riassume un originale impasto tra testi intimi e musica fresca, rispetto al passato sceglie di abbandonare l’elettronica a favore di strumenti in legno e atmosfere decisamente più rilassate. Le dodici canzoni, che somigliano a piccoli capitoli di un libro di avventure, riportano la musica ad uno dei suoi scopi primari: divertire e al contempo provare ad insegnare qualcosa. 


In capo al mondo è innanzitutto un’opportunità. Un’opportunità per sorridere, un’opportunità per fare un viaggio attraverso mondi sconosciuti anche rimanendo seduti alla scrivania dell’ufficio o schiacciati contro il finestrino della metropolitana all’ora di punta, un’opportunità per confrontarsi con un approccio alla vita sostanzialmente positivo e fantasioso, ma mai ingenuo.
Fin dalle prime note di Amico bianco, accompagnati dalla festosità delle progressioni musicali, siamo costretti a risvegliarci da una quotidianità lobotomizzante, a svuotare la testa e a ridere di noi e dell’universo, perché se per un attimo smettiamo di prenderci sul serio il nostro mondo non crollerà. Nel momento in cui decidiamo di lasciarci trasportare in questo vortice gli Ex-Otago ci chiedono conferme in L’appuntamento, un brano saltellante e danzereccio che ci ricorda che per intraprendere un viaggio bisogna essere pronti a spezzare il fiato in fretta e a usare l’immaginazione.
L’età della spesa, con le sue strofe pizzicate e i cori che paiono versi primordiali, è un ritorno alle origini, dove non esistono il progresso e la tecnologia, i quali, a volte, ci fanno smarrire. Attraverso una foresta arriviamo per caso nel Nuovo mondo, cullati da una chitarra che somiglia ad un mandolino e da un ritornello ripetuto e strascicato a mo dì matra. Lasciarsi guidare dalla casualità può portare a grandi scoperte. L’insegnamento che questo brano ci vuole dare è quello di avere fiducia nei forse, perché dopo un temporale potremmo scontrarci con una luce inaspettata, che ci indicherà una via che non stavamo nemmeno cercando, ma che scopriremo essere quella giusta. Sul finale del brano c’è un accenno di parlato, che non fa rimpiangere per nulla il rap di Pernazza, poiché le parole hanno uno scopo del tutto differente, ossia quello di strumento musicale narrante. Foglie al vento, poi, è una bomba di energia e natura, una dichiarazione d’amore attorcigliata attorno ad un percorso senza meta e basata su un fatalismo sano. La seconda strofa infatti invita a non avere destinazione come i semi di un bellissimo fiore e soprattutto a farci cullare dal vento come le foglie in autunno, senza pensieri, senza ossessionarci nella ricerca di una risposta. Sulla stessa scia è Chi la dura l’avventura, un pezzo dal ritmo latineggiante tutto fiati e percussioni, il quale riscopre un amore per i paesaggi e per la semplicità, perché è probabile che la felicità si trovi in una soffitta, o sotto una scarpa.
In capo al mondo procede poi tra ballate malinconiche e soffuse, come La Ballata di Mentino, la storia di un uomo che non ce l’ha fatta, un esperimento vicino al cantautorato genovese che a tratti ricorda il duetto Baez – De André su Geordie, o come La tramontana, canzone genuina che tenta di spazzare via le nuvole. Una nota particolare la merita Gian Antonio, metafora geniale in omaggio a coloro che hanno il coraggio di ribellarsi ai limiti mentali autoimposti nel corso di un’esistenza intera: Gian Antonio è un abete rosso incollato alle sue radici e innamorato di una betulla bianca, vuole cambiare prospettiva, vuole accarezzare la luna e la sua amata (così vicine, ma intoccabili) e, per sentirsi libero, si fa segare alla base.
Il disco si chiude con Le cose da fare, le cui linee armoniche lasciano spazio all’unico accenno di elettronica di tutto il disco e racchiudono la ricetta per la serenità in un elenco che, se seguito alla lettera, renderebbe il mondo un posto migliore.
In conclusione gli Ex-Otago con questo disco giungono (e ci trascinano) davvero in capo al mondo attraverso suggestioni autentiche e genuine che offrono un’alternativa concreta alla realtà nella quale ci aggrovigliamo ogni giorno, e si trasformano nella carta vincente della maturità tangibile – e soprattutto libera da ogni definizione – della band.

Tracklist

01)      Amico bianco
02)      L’appuntamento
03)      L’età della spesa
04)      Nuovo mondo
05)      Foglie al vento
06)      Chi la dura l’avventura
07)      La ballata di Mentino
08)      Giovane estate
09)      Gian Antonio
10)      Il ballo di Nicola
11)      La tramontana
12)      Le cose da fare

 

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