Davide Tosches – Luci della città distante (Controrecords – 2014)

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Articolo di Antonio Asquino

In un panorama cantautorale italiano asfittico, idiota-adolescenziale, ammalato di autoreferenzialità, ironia da cameretta, maledettismo poetico da discount e “rinogaetanismo”, un artista come Davide Tosches non solo giganteggia per qualità della proposta ma sembra straordinario nel senso letterale del termine, davvero esterno a qualsiasi ordinarietà. Arrivato al terzo (capo-) lavoro, dopo gli ottimi Dove l’erba è alta (2009) e Il lento disgelo (2012), il musicista piemontese, affiancato anche qui alla produzione da Giancarlo Onorato, ci regala un disco di assoluta bellezza e profondità, un disco che sicuramente risulterà tra i migliori usciti quest’anno.

Luci della città distante è retto da  ispirazione e maestria notevoli in ogni sua componente. Scrittura, musicalità, arrangiamenti e produzione contribuiscono a creare un affresco di incredibile efficacia nella sua capacità di  stagliarsi in profondità e di ridefinire persino il concetto di silenzio. Ritengo doveroso inoltre citare per esteso gli ospiti che contribuiscono a questa gemma sonora: Catherine Graindorge a violino e viola, Federico Marchesano al contrabbasso, Ramon Moro alla tromba e al flicorno, Vito Miccolis alle percussioni, Massimo Rumiano all’organo e al wurlitzer, Hugo Race alle chitarre elettriche, Laura Carè, Luca Andriolo (dei bravissimi Dead Cat In The Bag), Tenedle e Giancarlo Onorato alle voci. Questo disco è un concept di rara sensibilità e coerenza interna, un viaggio affascinante da gustare in ogni sua parte, un dono da ricevere a cuore ed orecchie ben aperti. L’apertura è affidata a L’autunno, brano avvolgente e rarefatto, carezza acustica contrappuntata da un contrabbasso soave e da una tromba che si staglia all’orizzonte come un’ avvolgente alba livida a cui segue la pura squisitezza folk de Il Campanile. La terza traccia è Un Cane: strepitosa ed evocativa processione di immagini e suoni che ci restituisce una perfetta definizione della parola “armonia”. Il Primo Giorno D’Estate, accompagnato anche da un bellissimo video, si regge su di un incedere melodico arrangiato in maniera sublime mentre L’Airone presenta una ritmica che si avvicina  al Tim Buckley di “Happy Sad” e “Blue Afternoon” e delle sapienti sottolineature percussive,  qui Tosches costruisce una meravigliosa poesia in grado di utilizzare gli archi come sonde per cercarci l’anima, la cosa assurda è che riesce anche a trovarla. Il brano seguente è Il Canto Del Ghiro: una delle vette assolute di un disco fatto solo di vette, immediata nella sua orecchiabile levità che quando viene sorretta dal rullante, nella sua parte finale, si fa quasi marziale. Il Calabrone ci colpisce come metafora di un dolce e trascinante volo a pochi metri dalla terra che diviene deriva tra echi di stanze vuote e finestre che rimangono chiuse, un testo che avrebbe potuto scrivere Pavese coadiuvato da Buzzati. Mattino Presto, da un punto di vista concettuale, è il brano più esplicito ed esemplificativo del disco, sia sotto il profilo testuale che sonoro. La poetica dell’opera, traboccante di respiro bucolico, contemplativo, esistenzialista e fieramente oppositivo rispetto ad ogni indifferenza è tutta qui, la musica che si trasfigura in un abbraccio folk-jazzato fa il resto. Il disco si chiude con la title track Luci Della Città Distante: anche qui, da un punto di vista musicale, l’eco buckleyano diventa materia, una tipologia rara di argilla brillante che, lavorata dalla sensibilità di Tosches, viene presto trasformata in una splendente gemma che colpisce l’occhio-orecchio con bagliori tremuli, rappresentati dalla seconda voce e dal vibrato degli archi. Concludo sottolineando nuovamente che ci troviamo di fronte ad un disco meraviglioso, da ascoltare e riascoltare più e più volte, magari al posto di tanti altri che nulla aggiungono e nulla tolgono e chi ha orecchie (e coscienza) per intendere, intenda.

Tracklist:
01)      L’autunno
02)      Il campanile
03)      Un cane
04)      Il primo giorno d’estate
05)      L’airone
06)      Il canto del ghiro
07)      Il calabrone
08)      Mattino presto
09)      Luci della città distante

 

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