Roy Paci & Aretuska All Stars @ Potenza – 7 settembre 2014

Postato il Aggiornato il

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Testo di Sabrina Tolve, immagini sonore di Stefano Lucente

Non che non si sappia, i concerti di Roy Paci & Aretuska sono feste: balli, canti, e non solo. C’è sempre un’intensa vena di riflessione e d’introspezione sociale – un impegno totalizzante, che è esattamente quello che ci si aspetta da musicisti schierati, e a giusta ragione.

È il sette di settembre, e a Potenza fa freddo. Inizialmente. Sarà che non c’è il mare a Potenza… Ad ogni modo, si chiude con questo concerto la seconda festa della CGIL: Liberiamo il futuro.

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Perché nel futuro bisogna credere e per il futuro bisogna lottare. In un’epoca in cui i diritti dei lavoratori sembrano sempre più osteggiati, comprendere che è proprio dai diritti che nascono progetti e sviluppo non è propriamente una banalità. Anzi.

E la presenza di Roy Paci e gli Aretuska in piazza, a Potenza, non fa altro che confermare quanto già detto da Roy stesso in seguito al concerto del Primo Maggio a Taranto: «Io non penso di aver fatto nulla di speciale, o meglio, ho fatto quello che in una situazione come questa tutti dovrebbero fare, mettersi a disposizione di una giusta causa, e se tutti ci comportassimo sempre così la normalità smetterebbe di essere un’eccezione per cui poi ci si sente quasi in dovere di ringraziare chi ci mette la faccia. Ma c’è una riflessione, al netto dei ringraziamenti, che vorrei non sfuggisse a nessuno. Quello che abbiamo imparato da questa bellissima avventura è che insieme siamo capaci di realizzare cose importanti. È insieme che si ottengono i risultati, è insieme che si combattono le battaglie, è insieme che si sogna di cambiare. »

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La coerenza è tutta qui, e continua. E non c’è ombra alcuna di falsità o di poca sincerità nell’essere sé stessi e sempre simili a sé stessi. Soprattutto se il fine ultimo è il miglioramento e il superamento dei brutti vizi della nostra nazione, narrati e snocciolati a colpi di musica mediterranea, latina, reggae e jazz, ska. Non è mancata  qualche cover (cito su tutte You really got me, The Pretenders, Exodus), e un dj set dub – completamente improvvisato . E poi assoli di tromba, ospiti locali (il gruppo di percussionisti Alegria do ritmo do Brasil con cui si è suonato e cantato Toda joia, toda beleza).

Sul palco, quindi, non si è solo cantato e suonato. Si è parlato. Si è discusso. Dell’orgoglio d’essere meridionali – ché noi ci teniamo, alle nostre radici, del ruolo del sindacato, dei privilegi di pochi, della mafia.

Contrariamente a tutti coloro che gli danno contro, che trovano la sua musica irritante, commerciale, poco adatta a orecchie e timpani delicati, c’è ben poco da dire, se non si era presenti: italians do it better. Senza false giustificazioni o per purificarsi unicamente la coscienza con trombe e canti, ché guardare solo alle negatività del nostro Paese, quello è certo, non ci permette di migliorare mai. Ogni tanto, guardiamo alle eccellenze. E a Roy Paci.

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