James Joyce – Exiles

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Articolo di Sabrina Tolve

Pubblicato tra il 1917 e 1918, Exiles è il primo e unico dramma teatrale di James Joyce: fortemente ibseniano, nella struttura quanto nei temi, Exiles trae la sua storia – in parte – dal racconto I morti di Gente di Dublino, e si posiziona cronologicamente tra Dedalus e Ulisse.[1]

Quello che a lettori meno esperti può apparire come un semplice triangolo amoroso è, di fatto, costruito su più livelli, e tocca – tra le altre cose – anche la vita dell’autore e una fase del rapporto con sua moglie.

Numerose sono le tematiche che Joyce sviluppa nel corso della piéce, seppure possano apparire secondarie: l’europeizzazione dell’Irlanda, le dinamiche interne ai rapporti maestro – allievo, forte – debole, colpevole – innocente, l’abbandono delle proprie idee o la fermezza del restare, nonostante il fallimento.
E tutte queste tematiche girano intorno a quello che è il nodo principale: il rapporto matrimoniale di Richard e Bertha, le loro dinamiche, le loro instabilità.

Come dicevo precedentemente, tanto quanto in I morti, anche qui c’è una presenza che mina l’equilibrio della coppia – seppur con diverse modalità -: questa volta, la presenza è viva, in carne ed ossa, e si chiama Robert, amico di famiglia e innamorato di Bertha da sempre (tra le altre cose, come dicevo qualche riga più su, anche Joyce dovette affrontare la corta spietata d’un amico alla moglie Nora.). E non manca, del resto, l’ombra d’una seconda donna, Beatrice, che ai fini della storia non è affatto marginale come sembra.
I confronti tra Robert e Richard, e Richard e Bertha, sono il fulcro proprio dell’opera. Nelle fitte conversazioni a due, in cui l’uno si confessa all’altro, si riesce ad essere parzialmente sinceri, difficilmente veritieri: nelle confessioni manca sempre la totale verità, e nei dialoghi ognuno nasconde sempre qualcosa. La caratterizzazione dei personaggi, le ambiguità e le ipocrisie narrate con totale sincerità e chiarezza da parte di Joyce, sono i tasselli dei temi secondari di cui già parlavo, e in particolar modo dell’europeizzazione dell’Irlanda e i rapporti maestro – allievo. Richard e Bertha tornano in Irlanda dopo dieci anni di assenza (e questo non può non farci pensare all’esilio di Joyce stesso) e l’abbandono del suolo natìo viene qui parzialmente visto come un tradimento, o almeno è così che lo vede Robert. E nel confronto tra i due uomini non si sa chi ha tradito chi, per primo; non si sa se il tradimento maggiore è quello che Robert compie contro Richard, o se è quello che Richard ha compiuto nei confronti di Robert, in quanto conterraneo irlandese. I valori vengono messi in crisi tutti, uno ad uno. Non ce n’è uno che resta saldo, e intero. È una carneficina totale, ecco cosa. E la nomea della piéce è tutta qui: si è sempre in esilio. Non si è in esilio solo fuori dalla propria patria. Si è in esilio dall’amore, dalle relazioni interpersonali, si è in esilio dalla sacralità e da Dio – se qualcuno vuol crederci. Non è nemmeno errato, credo, vedere all’interno dell’opera di Joyce, un dramma che Raboni in primis definì teologico. Come lui credo fermamente che il dramma sia tutto basato sul libero arbitrio e sulla libertà d’azione dei personaggi all’interno dei limiti dettati dai rapporti tra loro. E quando uno dei protagonisti tenta di prevalere sull’altro o farne ciò che vuole, ebbene: il suo atteggiamento non è molto lontano a quello di Dio.
E a questo punto, il tradimento pare essere la strada più efficace per rivendicare la propria indipendenza.

exile


James Augustine Aloysius Joyce (Dublino, 2 febbraio 1882 – Zurigo, 13 gennaio 1941) è stato crittore, poeta e drammaturgo irlandese.  Non c’è dubbio che la sua produzione letteraria abbia rivoluzionato la letteratura del XX secolo e abbia permesso nuove metodologie di sperimentazione e scrittura.
Seppur proveniente da una famiglia estremamente cattolica, Joyce la combattè giornalmente e fu sempre, perennemente critico nei confronti della società irlandese, tanto da imporsi un auto-esilio lunghissimo che lo tenne per molti anni lontano dalla sua patria.
Vi sfido a leggere Ulisse, se non l’avete mai letto. Magari poi ditemi cosa ne pensate. Se non sapete di cosa stiamo parlando, siete pregati di colmare questa lacuna adesso.
Se invece volete leggere Exiles, sappiate che in Italia girano poche edizioni.
L’ultima è della casa editrice Studio Tesi di Pordenone  e risale al 1992.

[1]      Dedalus è del 1916. Ulisse del 1922.

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