Will Kimbrough – Sideshow love (Rootsy.nu, 2014)

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will kimbrough sideshow love

Articolo di Antonio Spanò Greco

Per noi, si fa per dire, giovani appassionati fruitori di supporti musicali, cresciuti passando intere giornate tra pile di lp ascoltando i consigli del negoziante di fiducia, questo disco sarebbe stato la ciliegina sulla torta a fine di una giornata trascorsa a scartabellare dischi di ogni genere. Di questi tempi al negoziante di fiducia si è sostituita la rete informatica e l’accurato invito del mio amico Andrea che in breve tempo mi hanno consentito di conoscere questo artigiano della musica.

Settimo lavoro solista in quattordici anni per Will Kimbrough, l’incredibile cinquantenne poli-strumentista di Mobile, unica cittadina portuale dello stato dell’Alabama, iniziato alla musica da una chitarra regalo dei genitori e dal continuo ascolto delle radio della vicina New Orleans. Carriera ultratrentennale come collaboratore in numerosi dischi di svariati artisti tra cui spiccano Todd Snider, Matthew Ryan e Tommy Womak; le sue canzoni sono state interpretate da personaggi del calibro di Jimmy Buffett, Little Feat e lo stesso Todd Snider e infine è stato componente di gruppi come Will and The Bushmen, The Bis-Quits, Daddy e gli ultimi in ordine di tempo Willie Sugarcaps. Preme sottoliniare anche le collaborazioni con Rosanne Cash, Guy Clark, Steve Earle , Gomez, Emmylou Harris e The Jayhawks. Nel 2004 ricevette il premio come miglior strumentista dalla Americana Music Association. Will l’artigiano ha le idee chiare sulla realizzazione di un disco: un buon album dovrebbe essere come un volume di racconti, avere un inizio e una fine e quello che c’è in mezzo servire alla causa del racconto; in questi termini ha concepito Americanitis del 2006, in cui affronta temi politici e anti-guerra, e Wings del 2009 in cui descrive l’artista nel suo conflitto tra personaggio privato e personaggio pubblico.

Stessa procedura che ha utilizzato per confezionare Sideshow Love, concept album che affronta il tema dell’amore in tutte le sue molteplice sfaccettature; l’idea dell’album nasce dal fatto che tutti vogliono qualcuno da amare e tutti vogliono essere amati da qualcuno, ma tutto ciò, in entrambi i casi, comporta molta responsabilità. Il brano che ha portato Will ha incidere questo lavoro è stato Home Economics: da qui ha iniziato a rovistare tra gli innumerevoli pezzi scritti in questi anni e a raccogliere quelli che servivano alla stesura del suo racconto per portare a termine il suo progetto dando alle stampe Sideshow Love, titolo forse un po dissacrante per un tema che viene preso troppo sul serio, ma che Will vuole affrontare in maniera distaccata. L’album è molto vario, sotto l’aspetto musicale si sentono le sue influenze folk e country, ma anche soul, blues e rock; rispetto ai precedenti ha ridotto al minimo gli arrangiamenti (sembra quasi un unplugged), cattura l’ascoltatore ascolto dopo ascolto ed è probabilmente il lavoro meglio riuscito della sua carriera solista.

Il brano di apertura When your loving comes around è ispirato e dedicato al grande J.J. Cale e mette subito in chiaro le intenzioni di Will che, con la voce di Lisa Oliver Gray nel refrain, crea un atmosfera retrò e malinconica che ci accompagna per l’intero album. La seguente Let the big world spin inizia lieve, solo canto e chitarra per chiudere in un crescendo di suoni e ricordarci che in fondo in questo mondo non siamo soli e le nostre paure e pene d’amore non fermano il tempo. Sideshow love, dal sapore country, precede Soulfully dall’impronta tipicamente soul che scalda il nostro animo come la mano della propria donna in un giorno d’inverno. Home economics suona come una jazz swing band degli anni ‘30, I want too much ha l’incedere tipico di una folk song ottimamente costruita con l’incessante arpeggio della chitarra che accompagna il cantato per tutto il brano. Dance like grownups dance sembra uscita da un disco del primo Dylan mentre Has anybody seen my heart è una lenta e ipnotica song d’amore molto intimistica, da ascoltare accanto a un focolare. I can count on you, rispetto alla precedente, aggiunge atmosfere molto più calde grazie all’utilizzo dell’armonica a bocca: confesso che questo pezzo è uno dei miei preferiti insieme ai due in apertura! All we can do is love è una dichiarazione d’intenti, una song country & western che richiama le atmosfere che si sentivano nei lavori dei primi Eagles. Who believes in you è un’altra ballata di richiamo dylaniano con la città di Nashville in sottofondo, quella che ha accolto Will da diverso tempo. Emotion sickness chiude l’album con una ninna nanna elettro-acustica dai sapori western.

Per concludere, l’artigiano Will ha sfornato un gioiellino musicale costruito con dodici piccole pietre preziose capaci di fare breccia nel nostro animo e scaldare i nostri cuori, apparentemente di pietra, ma capaci di sciogliersi quando siamo accompagnati dalle persone amate.

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