Bocephus King & Phil Cody @ Villa Zoja – Concorezzo (Mb) 24 Aprile 2015

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Le grandi strade della musica americana

Articolo di Fabio Baietti Fotografie di Andrea Furlan

Incontro tra due anime inquiete che nulla avevano spartito del proprio passato. A loro modo, segnate da travagli che solo il tempo ha saputo acquietare, trasformandoli in parole e note. Mischiare le sensibilità di Phil Cody e Bocephus King ha prodotto una serata da ricordare a lungo. “Anomala” per come è stata concepita, organizzata e vissuta. Dal congiungere Los Angeles a Vancouver alla ri-scoperta di due album che solo i carbonari della buona musica non avevano dimenticato. Dalla convivialità di un rinfresco che ha creato la giusta atmosfera ad un concerto a finestre aperte, con bambini sparsi ovunque. Tra le braccia di madri canterine, sul pavimento ad immaginarsi grandi con una chitarra in mano, sulle spalle di un babbo cespuglioso a tenere il tempo sul palco. La magia non ha bisogno di riscaldamento per iniziare la sua partita. Scorrono canzoni che lasciavano presagire squarci di gloria per entrambi. Flussi di memoria che riportano ad anni di iniziazione alla musica che “gira intorno”. Quella da ascoltare nei locali da raggiungere tagliando a fette la nebbia. Quella proposta dietro a sipari che non si sono più aperti per troppi anni.

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Qualche assaggio in solitario di A small good thing e The Sons of intemperance offering e si capisce che sarà una serata speciale. Dalle voci già ispirate, dagli accordi che scorrono fluidi. Dal silenzio, quasi irreale viste le premesse, che accoglie l’esecuzione di ciascuna canzone. Poi una versione intensa di Bright Lights Big City cambia i connotati ad un concerto fin li già da ricordare. Lo spirito blues di Jimmy Reed è fonte di ispirazione. I due artisti insieme sul palco, una scaletta che sta per impennarsi. Compaiono numi tutelari a nome Bob Dylan, per un’accorata Mozambique e una All along the Watchtower che non dimentica il mancino di Seattle. Soprattutto, è il giubbetto smanicato di Joe Strummer, la rivolta bianca, Brixton e tutto il meraviglioso caleidoscopio di clashiana memoria che ricompare in Straight to Hell. Una versione da non appesantire di aggettivi. Sette minuti da brividi. Un incontro tra due Artisti veri che un pubblico competente e non dedito al chiacchericcio da bancone ha saputo giustamente acclamare.

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