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Articolo di Sabrina Tolve.

Fine è l’album che mette il puntino sulla I, netto e definitivo, nella collaborazione tra Garbo e Luca Urbani dei Soerba: una collaborazione nata sull’onda di interessi reciproci ormai quindici anni fa;
una collaborazione che inizia con Blu nel 2002 e si trascina languida con Gialloelettrico (2005), Come il vetro (2008) e La moda (2012). L’etichetta discografica Discipline, battezzata nel 1993, viene ricostituita da i due, tra l’altro, nel 2005.
Prodotto da Discipline e XXXV, e dal crowdfunding di MusicRaiser, Fine vede la luce nell’aprile del 2015 ed è un equilibrio perfetto tra l’elettro-brit-pop di Luca Urbani e il glam rock, elegante e colto di Garbo.
La struttura concettuale dell’album è tutta basata sulla polisemìa del nome: fine come scopo, obbiettivo, morte e rinascita; fine come eleganza e raffinatezza.


Le chitarre acustiche inseguono, raggiungono, si plasmano con le note spigolose dell’elettronica, creando un nucleo musicale che ha del primitivo e del nuovo, un arcaicismo moderno che riesce a scuotere e a trascinare.
Il tutto sembra avere del fantastico: c’è da sorridere, da ascoltare, da chiudere gli occhi e farsi coccolare. Vibrazioni e sensazioni che riescono a farsi forma e a chiudersi in un pezzo che spicca su tutti gli altri, un brano memorabile come Che meraviglia.
Elettronica e acustica, minimalismi e sfumature glaciali, si condensano in Stella nera; stasi e armonia perfetta si rincorrono in Novecento.
Sono le ballate ad avere la migliore – ed è il mio modesto parere – perché c’è un’elevazione stilistica che ben pochi, in Italia, riescono a permettersi. Non c’è un filo di polvere. È tutto magnificamente trasparente e splendente, e a suo modo giocoso e vibrante.
Fine un gran bel disco. Coerente con la linea che Garbo ha saputo impostare dal principio, una chicca se siete inclini al suo genere. O se avete buon gusto per la musica.

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