Nova Lumen – Assurdo universo (Gente Bella, 2015)

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Artwork - Assurdo Universo

Articolo di Luca Franceschini.

Quest’estate ho letto “La possibilità di un’isola” di Michel Houellebecq e devo dire che pur avendo apprezzato moltissimo l’originalità del soggetto e, come sempre, la prosa dello scrittore francese, la sorte del genere umano da lui immaginata mi ha lasciato particolarmente angosciato. Anche se, a dire il vero, per quanto fantasiosa, non è proprio del tutto campata in aria.
Il genere umano che si estingue, più che per le guerre, per la mancanza di desiderio, per assenza di voglia di vivere. Un mondo che continua indifferente, uomini selvaggi che si muovono ancora tra le rovine di quelle che una volta erano le grandi metropoli del mondo occidentale.
E altri uomini di una nuova specie che vivono isolati, avendo ormai imparato a prescindere dalla dimensione comunitaria, essendo venuti al mondo artificialmente, senza provare il bisogno di amare un’altra persona.
Ho “Assurdo universo”, opera prima dei torinesi Nova Lumen, in rotazione continua da parecchio tempo, ormai. Quando però ho potuto dare uno sguardo al booklet del cd e vi ho trovato il nome di Houellebecq, tra i vari personaggi citati a fonte di ispirazione, qualcosa mi è scattato dentro.
Perché in effetti, l’angoscia e la desolazione che il romanziere francese sa evocare magistralmente nelle sue storie, sono presenti in quasi tutte le canzoni che compongono questo disco.
“Un giorno distante millenni chissà chi ci penserà. Sogno futuri lontani dove gli umani sono echi di foglie cadute, racconti sbiaditi e leggende, sussurri dimenticati. I lunghi viaggi, i nostri studi, è tutta questa tristezza non contan nulla. I tuoi traguardi, i miei insuccessi che senso avranno tra mille anni?”. Il senso del disco, probabilmente, è racchiuso qui, in questi versi della traccia conclusiva “Anni senza fine”.
Che senso ha vivere per sempre, se poi non si sa per cosa vivere? Che senso hanno le gioie e gli amori vissuti, se poi il mondo andrà avanti senza di noi?
E quindi va a finire che quel desiderio di eternità un po’ scherzoso che era presente nel singolo apripista “Ambrosia” (ricordate? Ve ne avevamo parlato qualche mese fa, in occasione della presentazione del video) impallidisce man mano che proseguiamo nell’ascolto; arrivati alla fine, davvero non sappiamo se sia stato un viaggio piacevole o meno.
Musicalmente parlando, lo è stato di sicuro. Ma la visione della vita di questi tre ragazzi giovanissimi, non è certo quella che ti fa stare tranquillo. Neanche quando affiorano scampoli di desiderio di eternità, come nel secondo singolo “L’orizzonte degli eventi” che riprende, in qualche modo, certe tematiche del film “Interstellar” che tanto ha fatto discutere lo scorso anno (“C’è un confine sul quale vorrei rifugiarmi e godere il miraggio abissale di un’altra realtà. Tu ed io e una casa sperduta sull’orlo del nostro sapere, avremo finestre sull’eternità”).

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È un disco cupo dunque, questo “Assurdo universo”. Ogni tanto autoironico, ogni tanto sornione, a tratti spassionato. Ma in fin dei conti, se tiri le somme, non si tratta di un disco allegro.
Tommaso Vagnarelli, Francesco Bruno e Gianluca Ariotti suonano un Synth Pop piuttosto grezzo, se così si può definire, con un occhio sempre molto attento alla melodia e al ritornello di facile presa. Bene o male ci riescono sempre, sia quando confezionano potenziali hit come appunto “Ambrosia” o la title track, che è un brano dal tiro pazzesco che meriterebbe davvero un AirPlay come Dio comanda, ma anche quando si lanciano in cose un pochino più ricercate come “Daphne” e “Arthur”, dove il ritmo è rallentato e c’è una maggiore ricerca sonora.
Si dichiarano figli degli Strokes, degli Editors, degli Arcade Fire: non si può dargli torto perché nei primi anni Duemila, quando hanno vissuto la loro adolescenza, le realtà più valide e interessanti erano quelle, per limitarsi solo ai nomi principali.
Quando ascolti i loro pezzi, però, ti viene da pensare di più ai New Order ma sopratutto al primo Battiato, quello che non aveva ancora scritto “La voce del padrone”, giusto per capirsi. Due nomi che potrebbero anche non c’entrare nulla ma che sono in realtà accomunati dall’uso di sintetizzatori e drum machine, oltre che dalla ricerca incessante del pezzo che funzioni fra le masse senza per questo risultare stucchevole.
“Assurdo universo” è un disco davvero valido, tra le cose più belle che ho avuto modo di ascoltare quest’anno, almeno in campo italiano. È un esordio che, sono pronto a scommetterci, girerà per molto tempo nello stereo di chi deciderà di dargli fiducia.
Come prima mossa, dunque, non c’è niente male, complimenti ai tizi di Gente Bella per aver deciso di metterli sotto contratto e a quelli di Costello’s per aver lavorato alla produzione.
Solo un paio di appunti, se proprio dobbiamo: i suoni avrebbero potuto in generale essere meglio curati, perché in alcuni punti (parere personale) ci sono delle belle idee ma che avrebbero necessitato soluzioni più studiate. E poi la prova vocale di Tommaso, che se la cava bene ma che forse non regge del tutto sull’intera lunghezza del disco. Dovrebbe lavorare di più sul timbro, oppure cercare di trovare altre soluzioni di missaggio.
Non sono comunque cose gravi, bensì piccoli difetti che se colmati, renderanno questa band un’eccellenza assoluta nel panorama italiano. E non è che adesso ne siano troppo lontani…
Ascoltate “Assurdo universo”, compratelo, guardate i video su YouTube e non dimenticate di venire a vederli dal vivo. Sono sicuro che ci si divertirà di più che a leggere un romanzo di Houellebecq…

Tracklist:
01. Ambrosia
02. Giganti rosse
03. Persi nel buio
04. Daphne
05. Arthur
06. Assurdo universo…
07. Labentia Signa I
08. L’orizzonte degli eventi
09. Cretaceo
10. Anni senza fine
11. Polar
12. Labentia Signa II

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