Giorgio Ciccarelli: per rinascere, bisogna prima morire

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Intervista di E. Joshin Galani

E’ in uscita il nuovo Album di Giorgio Ciccarelli “Le cose cambiano”.
L’ho ascoltato con piacere in anteprima e scambiato due chiacchere con Giorgio: le fondamenta del passato per l’arte presente, la collaborazione con Tito Faraci, i timbri delle voci a colorare i brani, il senso di malessere, il cassetto.. trovate tutto di seguito: buona lettura!

Un lungo passato con gli After, quattro album coi Sux e prima di questo tuo progetto solista – Le cose cambiano -, un album con i Colour Moves, band dei tuoi vent’anni. Alla luce del tuo nuovo lavoro, nel presente, che significato ha il passato?
Tra After, Colour Moves, Sux!, Sundowner, Maciunas ed Echidna, sono arrivato alla bellezza di 12 album pubblicati, nei quali ho suonato di tutto. Ho avuto anche la fortuna di suonare molto all’estero e di girare in lungo e in largo l’Italia suonando praticamente dappertutto.
Ti dico questo per rispondere semplicemente alla tua domanda sul significato che ha il passato; le cose fatte nel passato, TUTTE le cose fatte nel passato, sono fondamentali per capire cosa si sta facendo nel presente, sono tasselli che compongono un mosaico, un solco che è il percorso del proprio modo di fare “arte”.

Collaborazioni diverse, i testi affidati a Tito Faraci romanziere e scrittore di fumetti; copertina e disegni specifici per ogni brano affidati ad illustratori che hanno tradotto in immagine ogni brano. Presentazione dell‘Album in anteprima al Lucca Comics, qual è il tuo rapporto con il mondo del disegno o delle arti visive in genere?
Sono un grande appassionato di cinema, ma devo confessare la mia completa ignoranza quando si parla di pittura, mi sento come si sente mia madre quando le parlo dei joy division, grande curiosità, ma poca competenza. Sarà forse per questo che sono un frequentatore di mostre, per cercare di capire, per trovare quelle emozioni che certi quadri, come certa musica, riescono a suscitare… Per quanto riguarda il fumetto, fino a qualche tempo fa, non ne sapevo un granché, da quando ho iniziato a ri-frequentare Tito, mi sono catapultato in questo mondo che esercita un fascino enorme su di me e che pian piano, sotto la direzione del buon Faraci, sto imparando a conoscere e a riconoscere.

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Chi sono i musicisti che hanno invece collaborato sotto il profilo musicale?
A parte un pezzo (la tua prigione), dove ha suonato la band che mi segue nei concerti, tutto il disco è stato suonato solo da me. E’ capitato così, non so se definirla un’esigenza o una necessità, quel che è certo, è che volevo essere io il responsabile musicale unico del mio progetto, nel bene e nel male.

Il titolo “Le cose cambiano” richiama nel nome un vecchio lavoro di Fausto Rossi “Cambiano le cose “. Generalmente ci si ferma a riflettere su questa verità quando il cambiamento che viviamo è forte ed improvviso. Nel testo che porta il titolo all’album dici “Le cose cambiano e ti travolgono …per poi rinascere “. I mutamenti di vita possono diventare un valore di grande metamorfosi, attraverso l’immersione in un’azione musicale?
Sì, credo proprio di sì, ed è quello che ho cercato di fare, vivere questo cambiamento come un’occasione e non solo come qualcosa di pesante e molto negativo come in parte sicuramente è stato.

In questo album ti riappropri anche della voce come ulteriore mezzo espressivo. L’ascoltiamo ruvida in Venga il Mio Regno, Le Cose Cambiano, dolcissima e pulita in Tu sei l’onda melodica ne La Quadratura del Cerchio, profonda in Trasparente. Com’è stato riavvicinarsi al canto come suono di comunicazione?
Non direi che ci sia stato un riavvicinamento al canto, io ho sempre cantato, in certi momenti in maniera più intensiva, altri meno. In ogni caso, cantare è il mezzo espressivo per eccellenza, credo anche il più antico, perché ci son di mezzo le parole e la tua capacità di esprimere emozioni attraverso l’interpretazione di quelle parole.

Sembra piuttosto importante anche lo spazio che hai dato ai cori, doppie voci, voci fuori campo, come se volessi lasciar fluire tutte le espressioni possibili, a colorire di diverse sfaccettature i punti di vista di un racconto-canzone, è corretto?
I cori, le doppie voci, le voci fuori campo, sono state tutte usate come fossero strumenti con un timbro particolare, invece di pensare a una chitarra, a un fiato o a un campanello, ho pensato alla voce come strumento di arrangiamento, la cosa straordinaria è che puoi far dire qualcosa di concreto a questi arrangiamenti e questo qualcosa ha contribuito a rendere meglio e a colorare diversamente il concetto del testo.

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Questo disco si apre con Intro dal suono pacificatore, si lega successivamente in Venga il mio Regno che parte con un coro di bambini. Nel testo mi è sembrato di leggerci un richiamo forte, come una sorta di risposta a “I milanesi ammazzano il sabato” è così? I bimbi dei cori sono i tuoi figli? (già voci nei cori di Io so chi sono degli Afterhours)
No, nessuna risposta a “I milanesi”, il testo è una cavalcata nel delirio di onnipotenza di un narcisista, che evidentemente non sono io.
Comunque, è meraviglioso come ognuno legga o senta una cosa a seconda del suo punto di vista, o meglio, a seconda dell’emozione che quella cosa suscita. A te, ad esempio, quell’intro suona pacificatore, a me invece risulta inquietante, innocentemente inquietante e per questo si legava perfettamente al coro dei bambini (sì, sono i miei tre figli), inquietante, ma innocente…

L’album è felicemente pervaso dalla chitarra “Stile Ciccarelli” ne troviamo un esempio su tutti in Più Vicino, qual’e stato il processo creativo di tutto il progetto?
Il 90% dei miei pezzi parte classicamente da chitarra acustica, voce e registratore a cassette davanti (oggi in realtà ho un moderno mp3) una volta individuata la “canzone”, l’arrangio secondo il mio gusto e secondo le mie chitarre… Il restante 10% dei pezzi nasce da una suggestione sonora, da un riff di chitarra, da un pattern di batteria, da cui poi inizio a costruire il pezzo. I testi vengono sempre dopo, a canzone quasi ultimata.

Buona parte delle canzoni hanno un incedere che conquista al primo ascolto. Quanto c’è di nuova produzione e quanto c’è stato dall’attingere al cassetto dove si ripongono le cose per farle riemergere successivamente?
Per fortuna ho un cassetto pieno di canzoni fatte e finite a cui attingo e ho attinto a piene mani per questo disco; quel cassetto si è riempito particolarmente negli ultimi anni, quando, avendo dismesso tutti i miei progetti paralleli a favore del mio progetto principale (Afterhours), mi si sono accumulate, rendendo il cassetto quasi inchiudibile. Questo perché la mia “produzione” era decisamente superiore alla quantità di pezzi che poi usavamo per gli After…

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C’è una rinascita benefica in Trasparente, un occhio che accoglie totalmente l’anima dell’altro, un senso globale di valore con la persona dritta al proprio centro, equilibrio cristallino di vita vera, me ne parli?
Trasparente è una canzone solare, aperta, schietta. Un’affermazione di sincerità, fatta da un uomo alla sua donna e che si mostra esattamente per quello che è senza giochi e tattiche. Una canzone che però può anche essere interpretata in senso più ampio fino a diventare un riflesso dell’onestà che sta dietro questo disco. Musicalmente invece rappresenta esattamente il mio concetto di ballata rock…

Dopo l’ipnotica Questo sì che sarà un no si passa a La tua Prigione; a sottolineare il contenuto claustrofobico, suoni distorti e cori canzonatori, chi è l’uomo imprigionato nello specchio?
Potenzialmente tutti noi, è molto difficile accettare i propri errori, riconoscerli come tali ed imparare, crescere e ripartire da essi. Molto più spesso succede che ci si barrica dietro le proprie convinzioni, credendosi nel giusto, oppure, si fa spazio una certa pigrizia intellettuale che ti fa sentire più a tuo agio con te stesso, o più semplicemente, non si hanno proprio gli strumenti adatti per affrontare ed elaborare i propri fallimenti, e si finisce così, inesorabilmente, a ripercorrere la stessa medesima strada e gli stessi errori.
La vita come un cerchio, dove si crede di andare avanti e invece si torna indietro, per inciampare nuovamente sugli stessi errori, prigionieri di se stessi. Il disegno di Silvia Ziche ha sintetizzato alla perfezione il senso di questa canzone.

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C’è spazio anche per poesia in canzone, una sorta di reading musicato, come nel caso di Amore è una parola, che peso ha avuto la collaborazione con Tito Faraci ?
Ho sempre scritto i testi delle mie canzoni, nei Sux! come nei Sundowner, pubblicando una sessantina di canzoni in 5 album. Una volta che ho cominciato a scrivere per questo disco, mi sono accorto che c’era un filo che legava i testi scritti in passato con quelli che stavo scrivendo, se questo filo che mi lega al passato, musicalmente, mi sta bene ed anzi contribuisce a delineare ulteriormente un carattere, per i testi invece, ho sentito netta la necessità di tagliare col passato e di avere uno sguardo sul mondo differente dal mio. In questo senso il peso che ha avuto la collaborazione con Tito è stato davvero rilevante, la fortuna è stata che eravamo e siamo amici, per cui è stato tutto molto semplice e scorrevole, i nostri incontri, le nostre discussioni su ogni parola, sono stati sempre molto proficui e con un obiettivo molto concreto: il bene della canzone. Tito quando vuole sa essere un fiume in piena ed è stata un’esperienza bellissima lavorare con lui.

La vita in generale porta il titolo omonimo del libro di Tito Faraci. Il testo ha attinenza al romanzo il testo o vive di vita propria?
Certo, il testo è stato ispirato, come del resto la canzone, al romanzo di Tito, ne ripercorre il filo conduttore. Parla delle cose davvero importanti dell’esistenza, che fanno apparire piccoli i problemi che ogni giorno consideriamo grandi.

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Non c’è risposta, uno degli episodi più delicati dell’album. Si chiude il cerchio, si torna alla quiete iniziale dell’intro. Anche senza risposta è arrivata la pace?
Pace??? L’ultima cosa che mi sento di dire è che sono un uomo in pace, ho sempre avuto ed ho tuttora un sano e costante senso di malessere, negli anni ho semplicemente imparato a gestirlo tenendolo a bada e di nasconderlo all’esterno.

Quali sono i tuoi rapporti attuali con i tuoi ex colleghi degli After?
Evaporati, mai più sentito nessuno

Sei un artista dedicato esclusivamente alla sua musica o riservi spazio anche all’ascolto di altri artisti?
Ascolto un sacco di musica, è solo cambiato il mio modo di rifornirmi, prima , quando era più semplice seguire le uscite compravo un sacco di roba oggi non è più possibile, esce una tale quantità di materiale che è letteralmente impensabile tenersi aggiornati, allora mi affido e mi fido del passaparola di una rete di amici con i quali ci mandiamo le rispettive “scoperte”…

Ti aspettiamo il 6 novembre per la partenza del tour, chi ti accompagnerà sul palco?
Sul palco ci sarà una banda nuova di zecca! Al basso e alle tastiere c’è il cantautore Nicodemo, alla chitarra Gaetano Maiorano e alla batteria Camillo Mascolo, loro erano già una band affiatata per cui è stato molto semplice il mio inserimento e a livello umano ci troviamo alla perfezione.

cicca in studio

Photocredits:
[1] e [6] XXXV
[4] Paolo Castaldi
[5] Sabrina Campagna – Qalt

 

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