In strada ho ritrovato una casa per la mia anima – intervista a Soltanto

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Intervista di E. Joshin Galani

Soltanto (all’anagrafe Matteo Terzi), uno dei busker più conosciuti in Italia, ha portato la sua voce e musica anche all’estero, attraversando negli anni l’Europa.
La sua storia è speciale, mette in un cassetto la laurea in Scienze Politiche, si licenzia dalla casa di produzioni cinematografiche per cui lavora ed inizia la sua vita da Busker. Siamo nel 2010, attraversa l’Europa con la chitarra, zaino e tenda. Torna a Milano nel 2011 ed anche nella sua città inizia a farsi conoscere come musicista di strada. Quello che accadde dopo è un qualcosa che da milanese ho vissuto personalmente, un passaparola virale, vibrante di entusiasmo, affetto, rispetto.

Autoproduce dei cd, “Soltanto in strada” 4 volumi  in cui si trovano cover di Oasis, Colplay, Radiohead, Jeff Buckley, in cui inserisce anche brani suoi.
Nella custodia della chitarra posta a terra non mancano mai pupazzetti per far giocare i bimbi, che rimangono sempre magicamente attratti dalle sue esibizioni.
Nel 2013 grazie ad un’ottima risposta al crowdfunding, esce il suo primo album “Le chiavi di casa mia”, con vendite che superano le 8000 copie.
Soltanto è un pezzo di Milano, una colonna sonora contemporanea all’ombra del Duomo. Artista delicato e sensibile, entra in risonanza con la purezza dei bimbi ed incanta gli adulti. Non si sottrae alla comunicazione, sempre aperto al dialogo, cura personalmente la sua pagina di fb, non manca mai di rispondere ai fan.
Arriva dritto al cuore perché, scevro da ogni posa, si mette a nudo come i suoi piedi sul selciato e canta, in apertura totale, impossibile non essere conquistati dall’umanità con cui lo fa.
Il suo ultimo lavoro “Skye” è uscito l’8 Aprile e presentato nella stessa data a Teatro Leonardo di Milano.

Ci siamo incontrati casualmente un anno fa ad Edimburgo, ci raccontavamo della magia della Scozia, magia che si è posata sul nome del tuo secondo album, Skye, una delle più belle isole delle Ebridi. Ci racconti il percorso dal viaggio al titolo del tuo ultimo lavoro?
Quel viaggio mi ha regalato qualcosa che non trovavo più da tanti anni Joshin, una casa per la mia anima.
Appena arrivato sull’isola di Skye mi sono sentito pronto. Pronto per guardare dove mi avesse portato il percorso di tutti questi anni, pronto ad affrontare i ricordi, le delusioni, i rimpianti.
In quel momento le canzoni hanno trovato compimento e la propria forma definitiva. In quel momento è nato “Skye”.

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In “Le chiavi di casa mia” il tuo primo lavoro discografico, c’era molto l’esperienza del tuo passato e del tuo suonare in Italia e fuori. “Skye” sembra pervaso dal tema della lontananza, dei rapporti finiti, dei distacchi, delle solitudini… temi da attraversare per poi andare definitivamente oltre?
“Skye” è un album più introspettivo se vuoi, diversamente dal primo lavoro ho cercato qui di andare oltre l’aspetto “gioioso” del suonare in strada, volevo delle risposte da me stesso rispetto alle scelte di questi anni, rispetto ai sogni mancati, alle delusioni, alle paure, ma anche al coraggio. Senza affrontare questo tipo di domande non c’è libertà nell’animo umano. E io ne avevo bisogno in questo momento.

Musicalmente l’album è curatissimo, ci parli dei musicisti che hanno suonato? Sono gli stessi che vedremo live?
Ho lavorato per anni agli arrangiamenti e al suono che volevo ottenere nell’album. Un lavoro in cui sono stato affiancato dal mio compagno di viaggio da una vita Andrea Brussolo (chitarrista e arrangiatore del disco) ma non solo, anche da musicisti come Fabio Rondanini, Paolo Costa, Marco Ricci, Fabio Visocchi e Diego Baiardi il quale ha prodotto il disco e ne ha curato anche la produzione artistica. Ognuno di loro ha aggiunto qualcosa di sé al lavoro regalando un sound a mio avviso unico nel suo genere. Risultato ottenuto anche e soprattutto grazie al prezioso lavoro di Stefano Mariani, fonico che ha lavorato al missaggio e al master di “Skye”.

Hai da sempre omaggiato gli Oasis con le tue cover, ma anche con il tuo vissuto di quando eri un  giovane fan. “Fermi il Tempo” ha riverberi Gallagheriani, è anche il singolo di cui è uscito il video, dov’è stato girato?
E’ una canzone a cui tengo moltissimo, sono molto fiero di ciò che abbiamo ottenuto in “Fermi il tempo”, è un sound che mi rappresenta al 100%. Il video (girato da DES FILM e che ha per protagonista l’attrice Jessica Zambellini) è stato girato tra Bibione e Lignano Sabbiadoro, località turistiche che d’inverno diventano quasi città fantasma. Esattamente l’atmosfera che cercavamo per raccontare la canzone.

“Musicista di Via Mercanti” è molto evocativa. Chi ti segue da tempo sa di poterti trovare periodicamente a donare musica in centro città. Nel testo dici  “La mia città mi sembra un’altra perché non ho più niente da perdere”. Le scelte coerenti col proprio sé sono il modo per abbandonare non solo quello che non piace, ma anche le paure?
No, le paure ci sono sempre. Ma quando fanno parte di un percorso che è tuo possono essere superate con molta più semplicità. Se un domani mi ritrovassi a terra avrei sempre i ricordi dei miei 6 anni vissuti scegliendo di vivere davvero la mia vita con me.

“Un viaggio lungo un mondo” potrebbe essere un altro singolo, ha tutte le caratteristiche per passare nelle principali radio, sarà questa la scelta?
In tanti me lo hanno suggerito, ma non credo andrà cosi’. Vorrei far conoscere al pubblico la storia del “musicista di Via Mercanti”. Più avanti…. vedremo 🙂

“Adesso” l’importanza del qui e ora e del ricordo; come vivi i ricordi, sono qualcosa da conservare o lasciar andare per fare spazio al nuovo?
I ricordi sono tutto ciò che abbiamo per costruire la nostra identità, per definire chi siamo oggi.

L’album si chiude con l’episodio più delicato “Neve e Polvere”.
Uscirà la versione inglese di “Skye”, abbiamo visto l’anteprima al concerto di S Valentino a Bruxelles. Sono nati prima i testi in italiano o in inglese?
Tutto il disco è nato in italiano, poi quando ho incontrato Andrzej è nata l’idea di fare delle cover di queste canzoni italiane in chiave inglese. E’ un progetto che mi diverte moltissimo quello in inglese, posso sperimentare e mettermi in gioco con una lingua diversa. Presto pubblicherò anche un disco in inglese 🙂

La produzione del tuo album è di Andrzej, proprietario di un’etichetta discografica con sede a Bruxelles. “Le chiavi di casa mia” l’hai realizzato grazie ad un grande successo crowdfunding. Si rischia poco in Italia anche quando il progetto è ottimo?
“Skye” è stato prodotto da Diego Baiardi e quando ho conosciuto Andrzej lui ha deciso di pubblicarlo con la sua etichetta. Non mi interrogo sui processi della discografia di oggi. Mi ero posto un obiettivo: scrivere, registrare e pubblicare un disco che mi rappresentasse al 100% e avrei superato qualsiasi ostacolo per realizzarlo.

Sei stato per tre anni Presidente dell’associazione Artisti di Strada di Milano. Quando canti per la strada ti presenti umilmente scalzo, ti sei dato il nome d’arte Soltanto. Ora si stanno aprendo i palchi, sei in una fase di cambiamento o continuerai ad essere anche artista di strada?
Il mio modo di vivere e di “guardare” la musica è in strada, è sulla strada. Non potrei mai allontanarmene. Certo mi piacciono anche questi eventi sui palchi, ma guardo a essi come a episodi divertenti, sporadici, che voglio fare, ma che non potrebbero mai completarmi.

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