Massimiliano Larocca canta Dino Campana – Un Mistero di Sogni Avverati (Brutture Moderne / Audioglobe, 2016)

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massimiliano larocca

Intervista e recensione di Roberto Bianchi

Nella prima decade del novecento Dino Campana (1885-1932), autore toscano di Marradi, compose un’opera di versi e poesie (prosimetro), ispirata alle liriche della tradizione greca. Stile raro nella letteratura moderna, rinverdito successivamente con il successo mondiale del Signore Degli Anelli di Tolkien.


L’unico manoscritto de “Il Più Lungo Giorno” fu consegnato nel 1913 dallo stesso Campana a Papini e Soffici, “redattori” della rivista “Lacerba”, ma non fu preso in considerazione ed andò smarrito.
La vicenda accentuò il dissidio tra il poeta, sofferente di disturbi psicologici, e l’ambiente letterario fiorentino, scavando un solco profondo tra l’artista ed i sui colleghi.
Convinto di non poter più recuperare il manoscritto Campana decise di riscrivere l’opera, ripescando con grande sforzo dalla propria memoria e lavorando anche di notte. Nel giugno del 1914 riuscì a pubblicare la raccolta, ampliata rispetto al manoscritto originale, e rinominata “Canti Orfici”. L’edizione fu stampata a proprie spese, grazie anche all’aiuto di amici e conoscenti del paese natio. Fu uno dei primi esempi nazionali di “Crowdfunding”!

L’opera purtroppo non riscontrò grandi consensi e le vendite del libro furono fallimentari.

Gli eventi contribuirono ad accentuare i disturbi mentali dell’autore, che dal 1918 venne internato nell’ospedale psichiatrico di Scandicci dove si spense nel marzo del 1932.

I “Canti Orfici” sono oggi considerati un’opera fondamentale ed imprescindibile della letteratura italiana.

Massimiliano Larocca, “songwriter” fiorentino, con quindici anni di qualitativa carriera e quattro album alle spalle si è avvicinato all’opera di Dino Campana dall’età adolescenziale, rimanendo folgorato dalla qualità letteraria dell’autore e dalla modernità degli scritti. Già nel 2001 Larocca musicò alcune poesie di Campana, pubblicando un EP autoprodotto. Da allora ha continuato ad approfondire le conoscenze sul Poeta, rileggendo con frequenza gli scritti e proseguendo nel personale progetto musicale.

Nel 2014, a cent’anni dalla pubblicazione dei “Canti Orfici”, la regione toscana ed alcune associazioni culturali hanno organizzato manifestazioni celebrative. Larocca è stato spesso coinvolto e questo ha stimolato il musicista, che a marzo di quest’anno ha pubblicato “Un Mistero di Sogni Avverati”, tributo senza eguali nel panorama musicale italiano.

Ho contattato Massimiliano Larocca, che si è dimostrato molto disponibile ed affabile. Abbiamo chiacchierato piacevolmente per più di quaranta minuti e questo mi ha permesso di raccogliere interessanti informazioni, che cercherò di riassumere.

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Ciao Max, è un piacere sentirti, ti faccio i complimenti per la qualità del disco, ed il coraggio dimostrato nel realizzare un simile progetto. Come lo consideri? Una sfida, un punto di partenza o la chiusura di un cerchio?

Direi che è la chiusura di un cerchio, l’idea parte da lontano: la realizzazione primordiale del 2001 era poco più che un esperimento, è stata la mia prima incisione. Mezzi tecnici molto artigianali, registrazione analogica con un 4 tracce, ma comunque una prima concreta esternazione “d’amore” verso il poeta.

Negli anni il progetto “Campana” è rimasto un cantiere aperto. Le canzoni me le sono portate sempre dietro, suonandole dal vivo ed inserendo “La Petite Promenade Du Poète” in un mio disco “serio”: la “Breve Estate” del 2008. Quella versione era più swing, suonata con jazzisti tra cui Nico Gori.

Mancava però una programmazione organica. Devo ringraziare le istituzioni, che in parte hanno finanziato il mio progetto, e devo dire che da parte mia c’era la grande volontà di regalare la giusta veste musicale alle splendide parole di Campana, evitando di creare una semplice raccolta di buone canzoni.

In questo disco suonano Riccardo Tesi ed I Sacri Cuori. Ci sono poi alcuni ospiti di spessore: Claudio Ascoli e Serena Benvenuti alle voci, Daniele Biagini al piano, Cesare Basile chitarra e voce in “Poesia Facile”, Nada e Hugo Race (Bad Seeds) voci “declamanti”. Un assortimento di alto livello che comprende anche Gianfilippo Boni  alle tastiere. Con quali criteri sei arrivato a queste scelte?

L’idea di far incontrare Riccardo Tesi ed i Sacri Cuori mi intrigava molto, ero certo che il connubio artistico avrebbe fatto nascere qualcosa di importante e così credo che sia stato. Il risultato è stato eccellente, tanto che siamo riusciti a concretizzare il lavoro di studio in pochi giorni. Abbiamo registrato negli studi a casa di Tesi, in un contesto molto sereno e rilassato, alternando spaghettate e sessioni di incisione, il modo migliore per creare musica. Tutti i musicisti sono stati semplicemente fantastici: è stato il lavoro di una band!

C’è un brano che ti sta particolarmente a cuore nell’album?

Diciamo che per vari motivi “La Sera di Fiera” è quello che mi tocca di più. C’è la presenza di Nada e, anche se non canta, la sua voce è un mondo. Sentire lei che recita una poesia di Campana mi provoca forti emozioni.

A me piace moltissimo “Poesia Facile”, la ritengo un gioiello melodico estremamente avvolgente, differente da tutte le altre!

Interessante la tua preferenza, ti svelo una curiosità. Il disco è composto da 13 brani: dodici di questi sono stati composte in passato, “Poesia Facile” è l’unica canzone che ho scritto in tempi recenti, forse per questo ha uno stile compositivo diverso, una scrittura musicale più matura.

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A tal proposito devo dire che la tua crescita musicale è stata notevole. “Ritorno delle Passioni” (2005) era molto “cantautorale”;  La Breve Estate (2008) più  “roots” con ballate, sonorità d’oltre oceano e tappeti sonori più articolati; Qualcuno Stanotte (2014) un intrigante mix di folk, rock e blues. 

Mi fa piacere che tu lo dica. In Italia se scrivi ed interpreti le tue canzoni sei definito un “Cantautore”, questa etichetta porta a perdere di vista l’importanza di essere musicista. Non è una banalità, è una sottigliezza che   ritengo sostanziale, in quanto la nostra produzione passata ha favorito la figura del cantastorie, mentre la tradizione anglosassone da sempre propone la figura del ”songwriter”: Dylan, Springsteen, Nick Cave sono anche musicisti, soprattutto musicisti. Io cerco di esserlo!

La follia talvolta aumenta la creatività artistica della mente umana, mi viene spontaneo associare la figura di Dino Campana a quella di Antonio Ligabue, due artisti che sono riusciti ad esprime le proprie capacità malgrado l’estrema emarginazione sociale.

Non ci ho mai pensato, è un ottimo parallelo, ci sono tante analogie tra le due figure. Tra l’altro ho visto dei filmati su Ligabue che mostrano il suo immedesimarsi nelle figure che ha dipinto, imitare gli animali, entrare in empatia con il loro modo di essere. Un distacco che gli ha permesso di esprimere le proprie capacità. Lo stesso ha fatto Dino Campana. Quella di Campana è stata una vita difficile, che non valeva la pena di essere vissuta in quel modo, ma tramite la sua Poesia ci ha lasciato una traccia indelebile.

Tornando alla Tua evoluzione musicale nel 2010 c’è stata l’interessante parentesi dei “Barnetti Bros Band”, che ti ha visto collaborare con Massimo Bubola e Andrea Parodi realizzando l’ottimo “Chupadero!”. Hai mantenuto rapporti lavorativi con gli altri Barnetti?

Massimo aveva alle spalle importanti esperienze, che ha generosamente fatto confluire verso di noi. Per me ed Andrea il progetto è stato l’apogeo di un percorso collaborativo iniziato qualche anno prima. Siamo andati in America, non come provinciali, ma portando le nostre storie di briganti ed intrecciandole con quelle dei banditi americani. Il prodotto finale ci ha dato molte soddisfazioni, anche dal punto di vista commerciale. Le vendite sono state interessanti, raggiungendo numeri oggi impensabili.

Devo dirti che a livello personale dopo quel progetto ho avuto momenti di “svuotamento”, sono rimasto fermo per quattro anni, sentendo il bisogno di ricostruire una nuova identità, che mi ha portato a nuovi progetti, che hanno coinvolto altre persone, collaborazioni artistiche diverse. Anche Andrea e Massimo hanno sviluppato altri percorsi, ma i nostri rapporti in questo momento sono di stima ed amicizia. Si è parlato talvolta di un “Barnetti bis”. Al momento il progetto è lontano, chiuso in un cassetto, non so se mai si farà.

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Sei Tu che hai avvicinato Massimo Bubola a Campana o viceversa?

Ognuno di noi ha fatto il proprio percorso, quando Bubola ha scritto “Dino Campana” io ero poco più che un ventenne, andavo ai suoi concerti e lo seguivo con grande ammirazione, poi le nostre strade si sono incrociate …. direi che è stato Campana ad avvicinare noi!

Che musica ascolti in questo periodo?

Devo dirti che i percorsi di un musicista spesso seguono anche quelli dell’ascoltatore, e viceversa. Sinceramente dal “Roots” mi sono un po’ staccato, oggi mi sono affacciato a sonorità più “cinematografiche”, sto apprezzando i lavori di Theo Teardo con Blixa Bargeld, di Nada, Cesare Basile, degli stessi Sacri Cuori e tendo a recuperare quella scena alternativa degli anni 70 e 80 tipo Peru Ubu e le band del periodo, che avevo conosciuto solo di profilo, ma che oggi ascolto con maggiore attenzione.

Spesso ascoltando i nuovi autori si evidenziano somiglianze o si addossano etichette scomode: il nuovo Battisti, il nuovo De Andrè, il nuovo Gaetano e così via. Una cosa che ho apprezzato nei tuoi recenti lavori è la capacità di caratterizzare il modo di fare musica, cantare e comporre. E’ un impronta voluta?

Ti ringrazio per la considerazione, ovviamente come tutti ho subito influenze che in passato magari risultavano più marcate. Negli ultimi due lavori ho sicuramente personalizzato il mio modo di fare musica. Anche come cantante ho trovato una nuova dimensione, che mi ha portato ad interpretare i brani con un diverso coinvolgimento, una maggiore intensità.

Il Cd “Un Mistero di Sogni Avverati” ha dei suoni stupendi, una bellissima copertina arricchita dalle splendide illustrazioni di Enrico Pantani, ed è uno dei dischi più interessanti dell’ultimo decennio. Non credi che possa meritare una stampa in Vinile?

Non ci ho pensato, ma l’idea è affascinante … dovrei approfondire l’argomento e verificare la fattibilità del progetto.

Posso raccogliere informazioni in merito e girartele, sono certo che la cosa si possa realizzare.

Sarebbe meraviglioso.

Un grazie per il tempo dedicatomi. Ti auguro il successo che meriti, verrò certamente ad ascoltarti dal vivo, e sono certo che sarà un grande spettacolo.

Ti aspetto, il “live” sarà veramente interessante, perché mi accompagnano i musicisti che hanno inciso il disco. Cercheremo di riproporre le magiche atmosfere dello studio, amplificate dal calore del pubblico. A presto, e grazie a te.

Il disco

Tredici Poesie di Dino Campana messe in musica e ben cantate da Massimiliano Larocca, accompagnato da musicisti ed ospiti di grande qualità. I testi e le metriche sono rispettati fedelmente. I suoni vestono le parole con arrangiamenti che non sono mai invadenti, ed amalgamano alla perfezione le chitarre di Antonio Gramentieri con l’organetto diatonico di Riccardo Tesi. Il tutto è supportato da una precisa sezione ritmica e da fluidi tappeti sonori di tastiere. Si comincia con le sonorità d’avanguardia di “La Petite Promenade” proseguendo con le splendide melodie di “Una Femme Qui Passe”, “Poesia Facile” e “In Un Momento”. Il ritmo ipnotico ed il timbro rock caratterizzano “Batte Botte”, con la chitarra di Gramentieri in bella evidenza. Momenti più intimi ci accompagnano ne “La Sera Di Fiera”, introdotta dalla voce narrante di Nada, chitarra acustica e voce; “Il Russo” con il pianoforte di Daniele Biagini che si intreccia con il declamato di Hugo Race;  “L’Invetriata” dove chitarra acustica ed elettrica si miscelano delicatamente. “Vi Amai per la Città” e “Tre Giovani Fiorentine Camminano” sono più ritmate e vivaci. Inaspettato il tempo di “Fantasia su un Quadro di Ardengo Soffici”: è un tango argentino.L’influenza dei recenti ascolti musicali dell’autore si denota in “Barche Ammarate”, ricca di strumenti perfettamente arrangiati, che tributano certi suoni new-wave di fine anni 70. “Genova” è un’altra splendida ballata, che mette in evidenza il bellissimo suono dell’organetto diatonico di Riccardo Tesi. Quaranta minuti di ottima musica, che supporta alla perfezione la poetica irripetibile di Campana. Un prodotto che lascia il segno, che entra nell’anima, che non ti stanchi di ascoltare. Ed ogni volta affiorano nuove emozioni!

massimiliano larocca 10

Tracklist: 

La Petite Promenade Du Poète
Une Femme Qui Passe
Batte Botte
Poesia Facile
La Sera di Fiera
Vi Amai Nella Città Dove Per Sole
L’Invetriata
Fantasia s’un Quadro d’Ardengo Soffici
Tre Giovani Fiorentine Camminano
Il Russo
Barche Amorrate
Genova
In un momento

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