Armonie D’Arte Festival 2016: Stefano Bollani riscalda gli animi con il suo Napoli Trip.

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Articolo di Iolanda Raffaele, immagini sonore di Antonio Raffaele

Provate a spegnere i telefoni e ad abbandonarvi alla musica.
Una musica qualunque? No, tutt’altro, quella che nelle sere ventilate d’estate rapisce, riscalda il cuore e porta lontano.
E così ci si ritrova in un 7 agosto del 2016, a tratti freddo, a tratti estivo, nel Parco Archeologico Scolacium di Roccelletta di Borgia a Catanzaro, un posto magico in cui il passato greco, romano e normanno incontra il presente e il futuro riunendo in un solo istante l’uomo di ieri all’artista di oggi, ma soprattutto in cui il grande omaggio è a Napoli capitale musicale.

In esclusiva per la Calabria, Napoli Trip esalta, perciò, non soltanto una città espressione di una forte e complessa identità territoriale, ma un topos dello spirito, un non – luogo che ci rappresenta tutti nel mondo per la sua straordinaria capacità di essere motore creativo.
Dopo il Focus gialloDivertissement & Arts – la sostenibile leggerezza dell’arte”, e il Focus bluIl sound internazionale”, ArmonieD’ArteFestival, magistralmente condotto dal direttore artistico Chiara Giordano, si tinge di un Focus Verde, che risponde alla volontà del Festival di impegnarsi per dare valore alle terre meridionali e del Mediterraneo.

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In questo umanesimo senza tempo, in cui linguaggi lontani e menti contemporanee si ricongiungono sotto il comune codice della bellezza, l’istrionico compositore milanese, pianista e cantante italiano di musica jazz Stefano Bollani dà avvio in grande stile al terzo appuntamento della rassegna con “‘Nu quarto ‘e luna”, prima canzone del nuovo disco ispirato alla musica classica napoletana, specchio dello spettacolo in cielo tra le mura della Basilica Normanna e della luna che sembra guardare la magia di quelle note.
Subito dopo, il palco si popola di altri simpatici traghettatori della serata, nonché compagni nel progetto: l’amico di vecchia data Nico Gori (clarinetto), il vivace interprete napoletano Daniele Sepe (sassofoni) e il grande Manu Katché (batteria) che arricchisce di contaminazioni musicali e culturali internazionali il repertorio della tradizione partenopea, con cui Bollani prosegue con “Reginella”, altro esempio della sua genialità creativa e compositiva.
A seguire il tono dirompente di “Vicoli”, di “‘O guappo ‘nnamurato” e di“Napoli’s blues” tiene desto un pubblico partecipe ed entusiasta, mentre il divertimento arriva con “Lo choro di Napoli”, durante la cui intro il pianista milanese dà dimostrazione di teatralità ed improvvisazione, intonando “Tre settimane da raccontare” di Fred Bongusto tra l’ilarità del pubblico, e con “Il bel Ciccillo”, brano dell’attore, comico e cantante italiano Nino Taranto.

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Altro momento eccezionale a riscaldare gli animi è “Apparentemente”, suonata dallo stesso Bollani e da Katché, in cui la melodia del Fender Rhodes si contrappone ad un prolungato, ma qualitativamente interessante assolo di batteria, a rimarcare le straordinarie qualità del musicista francese.
Palinsesto leggero, ma ricco, il quartetto non si trattiene dal concedere il bis e con l’esecuzione emozionante di “Putesse essere allero” ricorda il grande Pino Daniele, con grande approvazione degli ascoltatori.
Sul finire “Caravan petrol” di Renato Carosone, “Microchip” tratta dall’album del 2015 “Arrivano gli alieni” cantata da Bollani, e “Maschere” chiudono la travolgente serata, tra gli applausi e la standing ovation di un pubblico variegato, ma unanimemente concorde nel pieno gradimento dell’evento.
Il 7 agosto diventa, dunque, la data di un vero e proprio viaggio nella musica napoletana, un trip all’insegna dell’ironia e della tecnica, della conoscenza e dell’uso sapiente di mezzi e stili musicali, in compagnia di artisti di pregio ed esperienza, capaci di dialogare in qualunque momento con i loro spettatori, di coinvolgerli e di abbattere ogni filtro.
Se l’arte è, infatti, strumento di dibattito, di confronto, di sviluppo sociale e di crescita individuale, la musica è la traduzione in note dell’arte di creare un codice conoscibile a tutti e che sia espressione dell’interiorità più profonda di ciascuno.

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