Abbracci Nucleari: minimali ed elettronici per emozionare

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Intervista di ElleBi

Cantante di origine tunisina lei – Rahma Hafsi, dj e producer milanese nato a Lussemburgo lui – Marco Rigamonti. Il risultato del loro incontro è il duo Abbracci Nucleari. Una collaborazione che unisce in sinergia la predisposizione dolcemente melodica della voce di Rahma, all’approccio elettronico dei suoni ed arrangiamenti minimali di Marco. Il tutto è presentato con testi in italiano, mantenendo sempre in primo piano l’impatto emotivo di ogni singolo pezzo. Il 21 ottobre, in versione digitale, sarà pubblicato un primo EP omonimo composto da cinque brani (qui la recensione). Particolarmente incuriosita da una formazione ed un genere tutti da scoprire rispetto al nostro panorama musicale, ho pensato di rivolgermi direttamente a Rahma e Marco ponendo loro alcune domande…

Come vi siete incontrati e com’è nata l’idea di fare musica insieme?
Marco: Da un punto di vista strettamente materiale ci siamo conosciuti attraverso i social network; in un’ottica più romantica mi piace pensare che ci siamo incontrati attraverso la musica. Un giorno ho ricevuto un messaggio di Rahma, che mi faceva i complimenti per la mia versione di Universo di Cristina Donà che aveva sentito in un programma in radio. Sembrava un classico scambio di messaggi destinato a finire lì, ma qualche giorno dopo Rahma mi ha scritto ancora, dicendomi che le girava questa melodia per la testa che a suo parere si prestava molto ai miei arrangiamenti. Avevo ricevuto proposte di collaborazione più di una volta, ma raramente si erano concretizzate perché sono abbastanza pignolo quando si tratta di lavorare insieme. Invece non appena ho sentito il file audio di Rahma ci sono rimasto: voce, melodia e parole erano assolutamente perfette, completamente in linea con la mia idea di musica. Nel giro di un mese avevamo “Prenditi Cura Di Me”. Riascoltandola ci siamo resi conto che ci piaceva davvero tanto; e allora perché non provare a scrivere altri pezzi? Era il marzo del 2014, e gli Abbracci Nucleari sono nati così.

Mi ha molto incuriosito il nome che avete scelto: un accostamento che certamente colpisce sia perché inusuale, sia perché esprime concetti e sentimenti in apparenza contrastanti fra di loro. Come siete arrivati a questa scelta?
Rahma: E’ la mia parte preferita quando suoniamo dal vivo e spiego alle persone che vengono a sentirci il motivo del nostro nome. Questa specie di “ossimoro” è stata la chiave della nostra conoscenza, nonché la chiave della nostra creatività. Come diceva Marco, Il brano che ci ha fatto incontrare è stato “Universo” di Cristina Donà nella versione remixata da lui. Dopo esserci messi all’opera sugli altri pezzi era arrivato il momento di scegliere un nome per il nostro duo, e direi che non abbiamo dovuto cercare chissà dove. Era già riportato in quel testo. Con “Abbracci Nucleari” si esprimeva perfettamente il concetto della nostra formazione musicale. Io con lo scritto e le parti melodiche dolci, come un abbraccio, Marco con la parte ritmica e la struttura contrastante col mio cantato, per l’appunto “nucleare”. La nostra musica era già descritta da quelle due semplici parole.

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Vi ho conosciuti grazie ad un video live del vostro primo singolo “Prenditi cura di me” registrato a Casa Bertallot. Ho letto che la formazione musicale di Marco, non solo è stata notevolmente influenzata dall’ascolto di B-Side, programma radiofonico di Alessio, ma, che, dal 2003, è suo collaboratore fisso. A questo punto mi chiedo, è solo un “vostro fan” o ha anche preso parte attiva alla realizzazione del vostro primo disco?
Marco: Alessio ha avuto un ruolo importantissimo nella mia formazione musicale. Prima di scoprire B-Side (era il 1996), ascoltavo prevalentemente musica rock, anche piuttosto dura. Ero passato dalla fase Hard Rock all’Heavy Metal, poi con i Nirvana mi ero spostato su gruppi più alternative-rock e indie. In quel periodo storico – specialmente in U.K. – stavano accadendo cose incredibili, era in corso una vera e propria rivoluzione musicale. Penso a Bristol e alla scena del Trip-Hop, oppure all’affermazione della Drum & Bass. Siccome ai tempi non passava tutto attraverso internet, l’unico modo che avevo per scoprire nuova musica era affidarmi a qualcuno che aveva voglia di andare in Inghilterra, comprare i dischi e suonarli alla radio. E quel qualcuno era Alessio, che non ha mai avuto paura di proporre musica “diversa”, perfino su una radio mainstream qual’era (ed è) Radio Deejay. Rimasi fulminato da Portishead, Massive Attack, Roni Size e Goldie, per citare nomi enormi – ma anche da tantissimi altri artisti. Poi nel 2002 – quando raggiunsi la console dei Magazzini Generali di Milano – ebbi l’opportunità di incontrare e conoscere Alessio, che era ospite fisso un mercoledì al mese. Una sera trovai il coraggio di consegnargli un cd con un mio remix di un classico del jazz (“The Man I Love”). Non credevo che l’avrebbe ascoltato, invece lo fece e mi scrisse una mail il giorno dopo chiedendomi di chi fosse la versione che avevo remixato. Lo mise in radio la sera stessa, e per me fu un punto di arrivo pazzesco. In realtà si è trattato di un punto di partenza, perché da lì è cominciata la nostra collaborazione, che dura tutt’oggi. Ho composto sigle e jingle per le sue trasmissioni. Quando cercavo un modo per fare sentire al mondo i miei remix li mandavo a lui senza pretese, e nella maggior parte dei casi finivano on air. Per quanto riguarda Abbracci Nucleari, non gli ho fatto sentire nulla fino a quando non abbiamo terminato le tracce che stavamo registrando. Volevo mantenere il giusto distacco tra collaboratore e “artista”, speravo che gli piacesse a prescindere dal fatto che siamo ormai amici. Gli è piaciuto molto, e non a caso mi ha subito proposto di andare a Casa Bertallot per fare il primo live della nostra carriera. Quindi non ha avuto una parte attiva in fase di composizione, mentre sono felice di dire che si è impegnato immediatamente nel diffondere il nostro suono mettendo più volte i nostri pezzi nelle sue trasmissioni.

I brani dell’Ep hanno testi brevi con ritornelli ipnotici, che rivelano un approccio fra il soul e il cantautorale. Atmosfere a tratti dolci ed eteree, ma anche accelerazioni di ritmo con incursioni nel beat e nell’acid jazz. Da dove nasce questa esigenza di esprimervi attraverso stratificazioni e contaminazioni?
Marco: E’ il frutto dei nostri ascolti di una vita. E’ la consapevolezza che se hai una melodia valida e la arrangi in maniera personale, funziona. Come ti ho spiegato nella risposta precedente, la mia “tarda adolescenza” è stata segnata dalla musica elettronica in tutte le sue contaminazioni. Rahma invece proviene da un contesto più Urban, legato quindi a Soul e R&B. Pur essendo stati influenzati da due scene diverse, oggi ci ritroviamo ad ascoltare la stessa musica, a condividere le scelte di personaggi come James Blake e Sohn, che esprimono le loro canzoni facendo ampio ricorso a suoni elettronici. Da parte mia poi, ho sempre avuto una predilezione per melodie tristi e accordi in minore, cosa che credo si rifletta anche nei brani di Abbracci Nucleari.

Nell’ascolto del disco colpisce quanto sia importante per voi creare una musica in grado prima di tutto di emozionare. Le melodie sono per lo più dolci, avvolgenti. I sentimenti, espressi in modo poetico ed autentico, si rivelano sempre attraverso sfumature di colori… Un atteggiamento delicato e “minimale” che corrisponde anche ad un modo di intendere la vita di ogni giorno?
Rahma: Quello che si riesce ad esprimere quando si è isolati, in una stanza, i ricordi che riaffiorano, il piccolo versetto che piano piano prende vita sul foglio e ti fa sognare nelle lunghe ore notturne ad occhi aperti è un momento davvero magico per me. Si tratta proprio di quella fase in cui si è svegli ma in un altro mondo, creato da noi, voluto alle volte anche per distrarsi, per uscire fuori dalla vita di ogni giorno. La realtà della quale noi facciamo parte oggi, cercando di prendere spunto quando possibile, purtroppo non ha tanto da offrirci in termini di stimoli. Siamo costantemente bombardati dalla “non scelta”, dall’infinita immediatezza con cui le cose si realizzano, si concretizzano e spariscono. A mio parere, riportiamo nella vita quotidiana il nostro voler fuggire da un determinato sistema. E poi diciamola tutta: si utilizza la musica per migliorare qualcosa, per dire la propria, per far conoscere qualcosa di diverso, o anche solo per dare voce a quelli che non si esprimono affatto. Quindi mi piace pensare che il mio scegliere la poesia, scrivendo a volte  una frase sola, ma che arrivi piena di significati, anche diversi da persona a persona, possa essere qualcosa per cui valga davvero la pena stare sveglia e cercare le parole giuste, con cura. Ci tengo a precisare che Sì, c’è tanto di “Abbracci Nucleari” in Rahma e in Marco. Le emozioni non si costruiscono a tavolino, e non si creano con una app. Abbiamo sicuramente un grande spirito di adattamento a quello che ci circonda, mi viene tante volte da pensare: chi è la persona? è ciò che appare in mezzo agli altri o quella che resta da sola? Ci sono cose che sono incisive e ben protette da noi nelle nostre menti: sono quelli i colori attraverso i quali si esprime la nostra musica. Mi basta, ad esempio, pensare al mio inizio; a tal proposito amo riportare alla memoria i versi di Lauryn Hill quando diceva “Don’t forget what you’ve got looking back…”

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Grazie al successo del crowdfunding, so che è stata avviato la stampa del disco. Immagino sia una notevole soddisfazione ed anche uno stimolo ad intensificare il rapporto con il vostro pubblico… Avete qualche progetto particolare in proposito? Come pensate di muovervi per la promozione dei brani?
Abbiamo preso tutto con molta, molta calma, crediamo che sia una buona chiave di lettura per arrivare ad un traguardo al pari con le nostre aspettative. Considera che non ce ne siamo poste 🙂 Quindi ogni piccola azione di supporto, ogni genere di sostegno, siano i messaggi che riceviamo, le strette di mano a fine concerto, ed ora i sostenitori che producono, letteralmente, la stampa del nostro EP, è sorprendente e del tutto inaspettato. Ci riempie il cuore di gioia e ci fa pensare che vale davvero la pena procedere in questa direzione.
Per la promozione dei nostri brani abbiamo scelto di lavorare insieme ad Astarte l’ufficio stampa che si sta occupando della comunicazione di tutto il progetto, con cui ci troviamo in piena sintonia, ed è pure nata una bella amicizia. Ci riteniamo fortunati per quello che la nostra musica ci sta permettendo di vivere e di conoscere.

 

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