Eugenio Finardi @ Teatro Dal Verme, Milano – 04 Novembre 2016

Postato il Aggiornato il

Attraversare il  Parco Lambro e raggiungere il Dal Verme: in una sera un viaggio spazio temporale di 40 anni di Musica Ribelle…

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Articolo di E. Joshin Galani, immagini sonore di Raffaella Vismara

L’occasione è di quelle ghiotte, sold out per il concerto evento al Teatro Dal Verme di Milano, si celebrano i 40 di un progetto discografico che raccoglie i primi 5 album di Eugenio Finardi:
Non gettate alcun oggetto dai finestrini” (1975); “Sugo” (1976); “Diesel” (1977); “Blitz” (1978) e “Roccando Rollando” (1979) che uscirono per la storica etichetta Cramps, che oggi definiremmo “indie”.


Di questi album sono stati ritrovati i master, rimasterizzati dai nastri originali per farne un cofanetto celebrativo contenente anche un dvd ed un libro, “40 Anni di musica ribelle” che da il titolo anche alla serata, con sottotitolo “La Reunion”.
Sul palco quasi tutti i componenti storici che contribuirono a suonare nei dischi, membri della sua attuale band e diversi ospiti.

Apre il concerto Eugenio, da solo, con la voce commossa fa un omaggio a chi non c’è più, Stefano Cerri, Demetrio Stratos e Hugh Bullen scomparso pochi giorni fa. Un’intensa e sentitissima “Amazing Grace” in stile gospel.

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I brani del concerto sono dei primi 5 album, ed è proprio dalla prima traccia del primo che si parte ufficialmente, “Se solo avessi” per proseguire con “La C.I.A.” e “Oggi ho imparato a volare” da Sugo.
Prosegue la scaletta sui primi due album con “Saluteremo il signor padrone” “Soldi “, “Sulla Strada” e “Voglio”, presentata come “una delle canzoni preferite perché è modale, ci sono tutti i miei sogni di ragazzo”.

Con “Diesel” salgono sul palco gli storici componenti Ares Tavolazzi e Patrizio Fariselli degli Area. Impossibile non citare Demetrio Stratos.
Eugenio parla della Cramps, della totale incoscienza del meccanismo del marketing, e di quanto fosse un collettivo di musicisti uniti.
Presenta “La canzone dell’acqua” tratta da “Roccando rollando”: “credevo fosse una canzone piaciuta solo a me, invece è una delle più apprezzate”.

Su “Non diventare grande mai“ Eugenio ci racconta che la voce umana si abbassa di un semitono ogni 5 anni e che questa sera la farà in originale; “E’ una canzone di cui sono fiero, l’ho scritta a 24 anni, dice cose ancora valide adesso, i valori in cui credevo allora sono gli stessi che ho adesso”.

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“Giai Pong” la introduce come canzona datata nei contenuti, “la storia l’ha superata”, citando Terzani che fu uno dei pochissimi giornalisti occidentali in Vietnam, testimoni della liberazione di Saigon.

Dopo la classica “Non è nel cuore”, un vero pugno allo stomaco arriva inaspettato con “Scimmia” con le sue descrizioni drammatiche, chiare e dirette sull’uso dell’eroina, la musica ad accompagnare la drammaticità del racconto.

Arriva Elio a stemperare l’atmosfera, introdotto come “l’amico che molti anni fa registrava nella vecchia azienda agricola icola”, al flauto in questo ensemble di incredibili musicisti con “Taking it easy”.

Prosegue Eugenio parlando dei Crisalide, dei dischi fatti con loro, dei concerti e del periodo storico in cui nel “movimento” arrivarono le P38 oltre all’eroina. “Fare i concerti era pericoloso, a Padova ci hanno sparato, eravamo in una delle città più incazzate d’Italia, andai al microfono per dire che ci stavano sparando ed il pubblico iniziò a tirar sassi…” e continuando a parlare del reflusso culturale di quegli anni, in cui si tirarono le somme di una storia con la sua utopia e la sua fine, che introduce “Zerbo” e “Cuba”.

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Non può che concludersi con quella che viene presentata come “la canzone dei mandolini” – “Musica ribelle” – questa incredibile serata, che ha visto salire sul palco musicisti che si sono avvicendati con un gran senso di festa, un ricordo di quegli anni vivido nel presente a giudicare dalle reazioni del pubblico che gli riserva un più che caloroso affetto anche con standing ovation.

Gran finale con tutti gli artisti sul palco per “Extraterrestre”: Lucio Bardi, Lucio “Violino Fabbri, Maurizio Preti, Claudio Pascoli, Walter Calloni, Faso, Vittorio Cosma, Mark Harris, Paolo Gambino, Giovanni Giuvazza, Patrizio Fariselli, Ares Tavolazzi, Elio, Mauro Spina, Giovanni Maggiore.

E’ con una grande gioia negli occhi che Eugenio saluta tutti; mentre sul palco c’è il guanto della copertina di Diesel, lui sorride e con il suo solito senso dell’umorismo, porta un rubinetto al petto, rimandando alla copertina di “Sugo”.

Una grandiosa serata milanese!

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