Irma Non Esiste: il furore del sax, la felicità del violino, Venditti attaccato alle corde vocali. Un ensemble di scrittura corale che ha dato vita al bel prodotto irmico “Gioianimale”

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Intervista di E. Joshin Galani

Irma Non Esiste, gruppo di Chiavari che ha vinto diversi concorsi nazionali è composto da 7 elementi: Giorgio Pomeranz, voce e tastiere – Simone Assalino, voce – Adonai Apollaro, chitarra – Marco Todde, basso – Dario Canepa, batteria – Alice Nappi, violino – Christian Spanu, Sax.
Dopo due EP, “Ballate per Astemi”, e “Alices Farben” nel 2016 è uscito il primo album “Gioianimale”. Proprio su quest’ultimo lavoro abbiamo fatto una chiacchierata con alcuni componenti della band.

Immagino sia la domanda che più spesso vi siete sentiti rivolgere, per cui mi metto in coda e vi chiedo : da dove arriva il vostro nome?
A: Cronologicamente, Irma, ancora adolescente, era in cerca di un cognome, di un compagno, di un qualcosa insomma; poi diventò un atto di Fede. Giorgio ci spiegherà il perché.
G: Atto Di Fede… come Federica Mia Moglie :))… chi vuol intendere intenda:)… compromessi e accettazioni fanno parte della così detta anagraficamente “età adulta”… Irma mantiene e nutre una propensione all’innocenza… ingenua e fedele a se stessa e ai Suoi piaceri.

Dopo due Ep arriva il vostro primo album, apre “Nuotak” col suo incedere folk graffiante; musicalmente mi ha colpito molto l’uso del sax, che troviamo anche in altri brani. Avete rivalutato in chiave folk uno strumento che sembrava assopito nelle scelte elettropopdance degli anni 80, me ne parlate?
A: Nuotak nasce con chitarra come è facile capirlo. Non è anni 80 ;). Trasmessa a Giorgio un pomeriggio in piena estate (non si direbbe), lui ha tirato fuori un testo e una melodia vocale quasi ‘perfetta’, ovviamente per l’idea che avevo di quelle note. Tutta la band ha capito l’intenzione e credo che tu abbia colto in pieno, una ‘perla impazzita’ della traccia è questo sax che entra, esce e se ne va (un po’ come avviene quotidianamente).
G: Io adoro Albert il saxofonista, quindi vorrei coinvolgerlo anche se suonassi in una band heavymetal…detto questo il colore aggiunto da lui in questo disco completa quel che a mio avviso è un bell’arcobalenorockpopfolkirma.
D: Il sax e soprattutto il sassofonista, sono la nostra dimensione a luci rosse. Il sax è il suono terreno, è il suono dello sfogo (tanto caro agli Irma), nelle sue sfiatate è il furore, nelle sue dinamiche basse, quando si sente il respiro che filtra dai tasti, è la ninna nanna per i nostri bambini.

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“Lo schianto” ha una struttura musicale importante, con gli archi in primo piano. Credo che la bellezza di questo album sia proprio nella capacità che avete avuto di rendere molto ricchi i suoni in un momento in cui ci si muove un po’ per sottrazione. Com’è nata e cresciuta la struttura musicale dell’album?
A: Sì lo dicono anche alcuni di noi, forse il risultato musicale di Irma si muove un po’ controcorrente. In fondo a noi sta roba ci piace e quindi… In realtà questo lavoro di sottrazione lo facciamo anche noi, credimi. Siamo tanti e tutti con belle personalità e idee.
D: È cresciuta insieme a noi, questo è il primo prodotto irmico che vede un’uguale partecipazione di tutti e 7 alla stesura dei brani. È vero, siamo in tanti e questo è un periodo per i pochi. Ma è stato un processo spontaneo, ognuno ha voluto dire la sua, dialogando con gli altri, perché ci piace stare assieme.
G: “Lo schianto” credo sia rappresentativo della diversità del nostro lavoro e credo abbia un testo e una linea vocale di grande impatto e bellezza (non lo dico solo perché amo il cantante :)… lo credo davvero)… E’ vero che bisognerebbe andare per sottrazione, ma noi siamo tanti e vorremmo essere ancora di più… pensa che, se la saletta fosse più grande, chiameremmo la sorella di Alice a ballare e le amiche delle nostre mogli come coriste… purtroppo fino a che non diventiamo famosi non lo possiamo fare… nel mentre cerchiamo di trovare un equilibrio.

Le canzoni sono tormentate, inquiete e si contrappongono al titolo dell’album “Gioia Animale”. La gioia è pura istintualità ?
D: La gioia sgorga in mille rivoli diversi. Al nostro interno c’è chi prova gioia nella condivisione, nella tranquillità, nel caos, i nostri vissuti sono talmente differenti che ognuno di noi approda alla gioia in maniera diversa. Ma approda. E questo ci tiene insieme. Credo che la gioia sia un vasto territorio, istintuale, ma anche profondamente razionale.
G: Chi dice che la gioia non sia tormentata? Solitamente se ne assapora a pieno il profumo e l’ardore dopo tempeste emotivo/psico/ormonali… la gioia e’ una cosa seria.

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Il tema della gioia lo troviamo in “La felicità”: “E’ una volpe da addomesticare, una malattia mentale, una sorta di coraggio”. Bisogna avere un’inclinazione naturale alle felicità?
A: Si, hai colto in pieno. La felicità è anche un orso da coccolare ;).
D: Senza dubbio. A parere mio ci si può arrivare da ogni parte alla felicità, è però vero che una certa predisposizione facilita di molto il percorso, questa predisposizione per me nasce dall’educazione e quindi da chi mi ha cresciuto.
G: Io sono tossico di felicità, come i bambini sporchi di fango,non pensi certo che poi devi lavarti i vestiti… salti urli e ridi… sei felice… al resto ci penserai :)… da grandi e’ un po’ più complicato, ma la risposta è un calendario senza giorni.
S: Ti parlo po’ del pezzo e poi rispondo. La felicità ha una scrittura corale, le strofe le ha scritte Giorgio e poi ogni componente del gruppo ha scritto un pensiero o ha proposto una situazione o un’immagine in parole di quello che è la felicità (Alice a parte, ma lei la felicità la dona imbracciando il violino). Io ho infine cercato di fare sintesi e  adattare il tutto alla canzone. Venendo alla domanda, ti rispondo con la mia parte di testo.” la felicità è il sogno che sogno di più” e qui hai centrato il punto, parlando di inclinazione alla felicità ma… “la felicità è Il sogno che cerco di più” è qui che arriva l’altra parte del ragionamento, la felicità è un obbiettivo da raggiungere, una scelta da rinnovare ogni giorno, il traguardo ultimo per vivere una vita piena e degna di essere vissuta.

In quasi tutto l’album ho trovato colonna portante un personalissimo folk, in “In esilio” forse il brano con l’inclinazione più pop; nel cantato ho avuto dei rimandi a Venditti (non so se lo consideriate un complimento o meno)…
A: La ‘colpa’ di “In esilio” forse è mia. Questa traccia nasceva, anche se in maniera diversa, sempre quando Irma era bambina. Mi piaceva molto il ‘cantato’ di quelle note e ho insistito e ripreso la traccia ‘abbandonata’. Credo che in realtà dal vivo questo pezzo dia sensazioni diverse, un po’ come avviene anche per le altre tracce. Simone, così come gli Irma Non Esiste, meritano di essere visti, analizzati e apprezzati dal vivo. Va beh, io sono di parte, ma ve li consiglio.
D: Venditti ce lo ritroviamo ovunque, ci viene sempre detto che ogni tanto assomigliamo al mitico Antonello. Ormai ne siamo lusingati. In esilio è pop perché volenti o nolenti non se ne scappa.
G: In esilio… è diretta, melodica, bella, quasi serena, praticamente pop. Simone che la canta dal vivo, dà al pop una verve da ricordare.
S: Quando canto, il nome di Venditti torna spesso; quando ero bambino i miei lo ascoltavano parecchio e se è vero che siamo il risultato di una serie di esperienze… qualcosa mi deve essere rimasto attaccato alle corde vocali.

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L’uso della voce è abbastanza omogeneo in tutte le canzoni, una contrapposizione particolare in cui convivono gli opposti di sussurrato-urlato; hai pensato di esplorare altre modalità di espressione nella vocalità?
G: Io parlo per la mia metà, braccio destro e gamba sinistra; per limiti artistici e fisici mi concentro maggiormente sul significato del testo, l‘intenzione e l‘intensità comunicativa… le ampie e belle escursioni vocali le lascio al mio socio, che gli vengon bene.

Il lavoro sulla parte vocale varia molto da pezzo a pezzo, alcune tracce sono molto istintive (In esilio), altre frutto di un ragionamento più  profondo (L’analisi). C’è un lavoro comune per i testi?
G: I testi vengono scritti separatamente, non per incompatibilità, ma perché forse, quelle poche volte che riusciamo a vederci fuori dalla sala prove, siamo perseguitati dai nostri infanti, quindi le parole più ricorrenti di un testo sarebbero: basta, piano, non esagerare, alla prossima castigo, conto fino a 3, 1… 2.. 2/mezzo e… 3 ciak, Irma si gira!
S: In alcuni pezzi si, in altri sia io che Giorgio lavoriamo da soli e poi uniamo semplicemente le linee vocali.

C’è una grande intensità in “L’analisi”, un climax ed un testo costellato dai punti chiave della vita, dove, a conti fatti, la vita emerge come “un grande gioco meraviglioso”. Quindi alla fine vince lei con la sua potenza, a dispetto di tutte le sofferenze o le visioni più cupe?
G: de L’analisi dico solo che ho insistito talmente per farla, che ogni volta che la suoniamo mi emoziono quasi alle lacrime… testo e linea di una potenza che già tutto dice… la vita vince… e poi è la mia preferita dell’album.
S: Si torna sempre al discorso della felicità. Il risultato di quest’assurda e casuale equazione che è la vita è sempre influenzato dal modo in cui reagiamo agli eventi, dalle scelte che facciamo davanti agli ostacoli. Possiamo soccombere, come succede al personaggio de “Lo schianto”, o decidere di vivere semplicemente al meglio quello che ci troviamo davanti e sentirci parte di un gioco meraviglioso.

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