Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

Articolo di Giovanni Carfì

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Joan as Police Woman & Benjamin Lazar Davis.
Compositrice e polistrumentista newyorkese lei, musicista creativo di Brooklyn lui. L’incontro e l’ispirazione nasce dall’Africa; le visioni e gli stati d’animo vissuti li portano a collaborare insieme. L’elaborazione di questi, filtrata dal loro background, lascia trasparire poco “continente nero” ma ci regalano una leggerezza e una solarità nei suoni, grazie ad un notevole adattamento sonoro.

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Molotoy. Dietro questo secondo lavoro si nasconde un trio romano. Del “Bel paese” non resta molto, si spazia con la fantasia, in un’alternanza di momenti dolci accompagnati da un pianoforte, o più tirati grazie ai synth. Un equilibrio tra realtà che distraggono, e allo stesso modo coinvolgono l’ascoltatore. Un disco elettronico, ma senza volerlo.

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Mimes of Wine. Terzo lavoro per questa band, che in realtà supporta la cantante e pianista Laura Loriga. L’esperienza, le collaborazioni e i precedenti lavori, convogliano in un disco dove l’ascolto è piacevole e suadente; forse non allegrissimo, di vago stampo teatrale, dove la scena è troppo focalizzata sulla protagonista, che comunque interpreta la sua parte in modo egregio.

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Handlogic. Interessante esordio per questo trio fiorentino, che grazie ad un concorso riesce a pubblicare questo Ep. Poche tracce, ma nessuna monotona o inutile; il classico “poco ma buono”. Un’alchimia di elettronica, neve, e suoni rotondi e ovattati, che danno origine ad una trama sonora ideale per una voce che vi si adagia, senza far rumore.

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