Promised Land Sound @ All’1&35circa – Cantù (Co) 13 Febbraio 2017

Postato il

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Articolo e immagini sonore di Roberto Bianchi

I Promised Land Sound son quattro ragazzi dell’altra Nashville, quella che cerca di allontanarsi dalle radici strettamente country proponendo sonorità alternative fortemente influenzate dal rock anni settanta.

Il primo omonimo disco del gruppo era carico di sonorità roots-rock, con tappeti sonori disegnati dalle tastiere e riff taglienti. Il successivo For Use And Delight, pubblicato nel novembre 2015, ha rappresentato una importante svolta. Le sonorità si sono affinate e sono emersi evidenti richiami a gruppi come Byrds, Grateful Dead, Big Star e Pink Floyd di “barrettiana” memoria.

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Armonie vocali curate, suoni con sfumature psichedeliche, chitarre in grande evidenza, un tocco acido, melodie accattivanti, improvvisazione e composizioni evocative hanno caratterizzato un ottimo disco che, al di là delle contaminazioni, ha espresso una forte personalità.

La formazione attuale comprende i fratelli Joe ed Evan Scala, rispettivamente al basso e la batteria, Sean Thompson alla chitarra solista e Peter Stringer-Hye alla chitarra ritmica.

Le premesse ci sono tutte, la curiosità di ascoltarli dal vivo è forte, è l’ultima data del breve tour italiano. Un’occasione da non perdere! In Italia non sono molto conosciuti, hanno un pubblico di nicchia e devo dire che l’evento non è stato pubblicizzato più di tanto. Il locale è comunque popolato da un adeguato pubblico.

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Con una buona mezz’ora di ritardo i musicisti salgono sul palco con aria molto distaccata. Il front man del gruppo è Joe Scala, che non risulterà particolarmente comunicativo e trascinate. La partenza è in sordina, apre Push And Pull (All The Time) e si nota subito che le voci son ben diverse da quanto sentito su disco, sottotono. Spicca invece la chitarra di Sean Thompson, che dimostra un notevole talento e grande versatilità, valido anche il sostegno di Evan Scala alla batteria.  La  scaletta, che di fatto non è sul palco, attinge dall’ultimo lavoro della band, i brani ci sarebbero, le qualità anche, ma manca la passione. Ho la strana impressione che siano saliti sul palco per dovere, con poca voglia! C’è un lento crescendo, sembra che la situazione migliori, i suoni si fanno più interessanti, ma dopo quaranta minuti Joe annuncia l’ultimo brano, aggiungendo che da un paio di giorni è influenzato, ed ha poca voce. In realtà ci omaggia gentilmente con un brano aggiuntivo, la delicata She Takes Me Here, e dopo cinquanta minuti il concerto si conclude.

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Cosa dire? Forse mi sono abituato troppo bene ascoltando artisti che trasmettono entusiasmo, energia, emozioni, gente che non vorrebbe mai scendere dal palco, che si diverte quando suona. Ieri sera qualcosa non ha funzionato. Non so se esistono ragioni occulte, se c’era un malcontento dovuto a promesse non rispettata o se è stato solo un problema di indisposizione fisica.

Dico solo che il pubblico merita rispetto! Se non sei in grado di proporre il tuo show lo annulli, se invece il tuo spettacolo è quello che ho visto sicuramente la prossima volta resterò a casa.

Il suono della terra promessa è molto lontano, Peccato!!

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