Paolo Benvegnù – H3+ (Woodworm Label, 2017)

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Articolo di Simone Nicastro

“Mork chiede Orson*, rispondi Orson. Mork chiede Orson, rispondi Orson”.

“Eccomi, ti ascolto Mork. Non agitarti. Raccontami cosa ti è capitato in questa ennesima settimana che hai trascorso sul pianeta Terra”.

“Vostra Immensità, oggi sono particolarmente entusiasta. Un sentimento di gioia che unito al senso di stupore ti fa sorridere per diverse ore se non addirittura per giorni interi. Da quando vivo su questo piccolo satellite della stella chiamata Sole sono state molte le esperienze peculiari da me sperimentate. In alcuni casi direi perfino uniche. In questo nostro collegamento mentale/materiale ho accennato in diverse occasioni a queste bizzarre poesie cantate e suonate dagli abitanti della Terra. Sono entusiasta a causa dell’ascolto di un album realizzato da un essere maschile originario dell’Italia, piccola distesa di rocce e vegetazione a forma di stivale circondata da un elemento liquido noto come il mare Mediterraneo. Questo artista, sembrano essere appellati in questo modo quelli della sua specie, ha il nome di Paolo Benvegnù e pare sia in attività da parecchio tempo. Ma cosa ne può sapere un Alieno come me che vive qui da soli pochi anni?! Gli artisti creano di volta in volta una serie limitata di canzoni, le poesie di cui sopra, e le raccolgono in un insieme, fisico e non, chiamato appunto album. In questo caso il titolo dell’album è “H3+”.
Vostra Immensità,il Benvegnù sembrerebbe voler esplorare con questa sua ultima creazione una delle nostre esperienze predilette: il viaggio interstellare. Le canzoni appaiono come tasselli sostanziali di un percorso nello spazio infinito alla ricerca di qualcosa di ancora indefinito ma comunque desiderato. Mi è difficile non constatare una certa somiglianza con il qui presente Mork. Del resto, Orson, deve sapere che “H3+” è esattamente il termine con cui i terresti indicano la molecola alla base dell’universo da loro conosciuto.

Le 10 poesie contenute nell’album hanno anch’esse titoli propri e vincolano l’ascoltatore ad una immediata attenzione e concentrazione. La prima “Victor Neur”, ad esempio, crea una tale semplice energia da competere con il nostro potere psichico/telecinetico di solcare in pochi istanti il buio della galassia. Gli strumenti utilizzati per riprodurre i suoni sono identici a quelli utilizzati anche dai nostri tecnici in materia: la cantilena vocale si innesca su delicate strutture di chitarra e su un suono sintetico che cresce fino a rilasciare un finale di archi inarrestabile. Un evidente invito a iniziare il viaggio consacrandosi all’estasi del canto. “Macchine”, secondo tassello presente nella raccolta, introduce su un ipotetico diario di bordo gli obiettivi stabiliti: cercare ciò che è intatto, astratto, sommerso, sconfitto e diverso negli abissi del cosmo. L’antropomorfo Paolo sembra ardere di passione per questa sua iniziale ricerca tanto da figurarselo già in procinto di arrivare là dove nessun uomo a mai giunto prima. Impossibile per questo Alieno non eccitarsi per questa danza tra immobili.
Dopo il ballo ecco la partenza: “Good Bye Planet Earth” è il saluto, l’ultimo ricordo prima della dimenticanza. Viaggiare avendo a disposizione solamente il proprio corpo. Una astronave carnale, senza apparente controllo, che rincorre una melodia celestiale nel creato e l’increato. Qualcosa però sfugge all’addio perché nella successiva “Olovisione In Parte Terza” il Benvegnù sembra dialogare con qualcun’altro, un essere talmente significante per lui da far dipendere la sua stessa esistenza dal contatto fra loro. Si parla di un sentimento umano chiamato Amore. Un incanto libero e illimitato. Mi sono ritrovato senza accorgermene a dondolarmi sulle modulazioni di pianoforte e chitarra splendidamente connesse e armoniose. E ricordando perfettamente, senza capire il perché, tutti i dettagli del viso della mia coinquilina terrestre Mindy.

Da qui l’artista si protrae in altre riflessioni, altri bagagli che non può fare a meno di portarsi dietro nel tragitto appena intrapreso. “Se Questo Sono Io” è come la realtà virtuale “quadrimensionale” che realizziamo su “Ork”, in cui le sonorità ricreano ogni sensazione percettiva della nostra mente e dei nostri organi primari. Ci si abbandona ad esse e ci si ritrova un po’ uguali e un po’ cambiati. Anche nella successiva tappa, “Quattrocentoquattromila”, le frequenze ruotano e avviluppano l’ascoltatore con un ritmo di tastiera battagliero, una marcia transitoria scandita dalle vertigini e dalle tempeste. La dimensione sufficientemente viva e inspiegabile di un esploratore musicale interplanetario.

“Mork sto recependo giusto in questo momento alcune parole di queste poesie. Cos’è questa “Boxes”? Perché parla di motori a curvatura esistenziale? I terresti hanno inventato delle nuove navicelle spaziali?”.
“Vostra Immensità, credo si faccia riferimento alla capacità dell’intelletto per l’auto analisi. La possibilità di osservare e carpire la propria essenza e i propri movimenti, esteriori e interiori, per poi sfruttarne la potenza naturale per frantumare le distanze. Superare le resistenze dell’etere e dei sogni. Navigando poi solo grazie all’utilizzo dello “Slow Parsec Slow”, l’unità di misura del Benvegnù per valutare e poter infine ascendere dove tutto è luce. Una orchestra extrasensoriale accompagna la dislocazione dell’umano verso una silenziosa non appartenenza. Siamo arrivati al nuovo mondo ricercato dall’autore.

Ma il viaggio non si conclude qui. L’astronave carnale e cantata infatti si dirige, viene distrutta e rinasce nell’esplosione del Sole stesso, lanciandosi ancora verso nuove destinazioni e nuovi abbandoni, questa volta però lasciandosi indietro il sentimento amoroso. O forse no. È solo una disillusione momentanea dovuta allo smarrimento della percezione del tempo e della vista dentro l’”Astrobar Sinatra”.
La verità infatti è tutt’altro che la solitudine: l’inganno dei percorsi della mente non possono niente contro il respiro di ogni cosa. Non siamo mai soli nella vastità degli universi perché anche loro respirano insieme a noi mentre si espandono e sembrano sfuggirci. “No Drinks No Food”,Vostra Immensità, mi ha fatto rivivere con la meraviglia della sua dolcissima melodia il momento in cui anch’io decisi di partire, di guardare oltre il cielo di “Ork” e di non aver più paura del silenzio e dell’incommensurabile.

Tutto il viaggio dentro“H3+” è un possibile itinerario per scoprire e scoprirsi, per dimenticare e poi ricordare, per imparare a sfiorarsi e non smettere più di farlo, per riconoscere gli errori senza che questi ti fermino, per rivelarsi alieno tra gli uomini e uomo tra gli alieni ma comunque interiormente uguali. Su questa terra o in un qualsiasi universo lontano. Attenti ad ascoltare il respiro di ogni cosa che ci rende capaci di provare qualsiasi azione ed emozione.

“Mork sembri diverso. Come dire, sembri risplendere”.
“Forse è così, Orson. Ora la saluto che voglio provare a trasmettere l’album “H3+” sulle radiofrequenze spaziali per farlo ascoltare a tutti gli esseri senzienti di questo e di tutti gli altri universi. Nanu Nanu”.

Tracklist
01. Victor Neuer
02. Macchine
03. Goodbye Planet Earth
04. Olovisione In Parte Terza
05. Se Questo Sono Io
06. Quattrocentoquattromila
07. Boxes
08. Slow Parsec Slow
09. Astrobar Sinatra
10. No Drinks No Food

 

*per i più giovani o/e chi non ha colto i riferimenti, qui può leggere qualcosa su Mork e Mindy.

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3 pensieri riguardo “Paolo Benvegnù – H3+ (Woodworm Label, 2017)

    […] “Ten” Paolo Benvegnù, per questa nuova copertina di “H3+”, l’ideogramma che raffigura il cielo, ma che significa anche paradiso. E’ un album spaziale, […]

    […] “H3+” arriva finalmente a Milano, dopo le prime date in centro Italia e il concerto di Brescia della settimana precedente. Il nuovo lavoro di Paolo Benvegnù, il terzo della trilogia iniziata con “Hermann” nel 2011, lo ha non solo confermato tra i più grandi cantautori italiani attualmente in attività, ma ha rappresentato anche una ventata di freschezza non indifferente, un modo più snello e leggero di lavorare sul proprio repertorio. Questo disco ha  privilegiato il  suo lato maggiormente Pop e immediato, rispetto al precedente “Earth Hotel”,  nel complesso più pesante e caratterizzato da momenti maggiormente meditativi. […]

    […] – concerto al Serraglio, Milano, Aprile 2017 – intervista Aprile 2017 – recensione H3+ – concerto a Parco Tittoni, Desio, Luglio 2016 – concerto allo Studio Foce, Lugano, […]

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