Brunori Sas @ Alcatraz – Milano, 2 marzo 2017

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Articolo di Simone Nicastro immagini sonore di Starfooker

“A casa tutto bene” è un gran bell’album. Intenso nelle parole e nella musica. Arrangiato benissimo senza però perdere quell’immediatezza tipica delle precedenti opere della Brunori Sas. Ma quello che mi ha colpito fin dal primo ascolto è stata la percezione della contemporaneità delle canzoni, una semplice e autentica aderenza nel racconto del nostro quotidiano. Brunori parla a tutti noi mentre parla a sé stesso. Con la schiettezza di chi ha poco o nulla da evitare o edulcorare nel proporre la sua “opinione artistica”.

Già dagli arbori ho potuto constatare personalmente che l’artista calabrese e la sua band danno il meglio nelle versioni live delle proprie canzoni esprimendo sempre nuove peculiarità e divagazioni. Una attitudine semplice e giocosa scandita però da tutti i diversi “colori” presenti nella loro musica. Ecco perché ero molto curioso di cosa sarebbe successo all’inizio di un nuovo tour con un disco così riuscito da portare in giro.

Purtroppo devo ammettere con dispiacere che per la prima volta sono rimasto parzialmente deluso: Brunori punta subito dall’inizio sul nuovo album presentando in ordine cronologico i primi sei brani di “A casa tutto bene”. Come detto le canzoni ci sono e sono estremamente valide ma la resa musicale dal vivo lascia a desiderare: una cassa dritta sintetica insieme al volume troppo alto del basso ricopre i suoni di tutti gli altri strumenti, compresa la batteria vera. I fiati risultano impercettibili, il violino si confonde più volte con i sintetizzatori e il controcanto di Simona Marrazzo è un flebile eco. Nonostante questo la voce di Dario spicca lo stesso scandendo e intonando le varie melodie de “La verità” e “L’uomo nero”, riesce a far cantare tutta la sala strapiena con “Canzone contro la paura”, far saltare e sudare il pubblico su “Lamezia Milano” e alzare nuovamente in alto le voci su “Colpo di pistola” e “La vita liquida”. Insomma “l’Alcatraz è tutto” per la band e mi dimostra ancora una volta come Brunori sia ormai un artista di rilievo nel nostro Paese. Il colpo d’occhio e soprattutto d’orecchio sul seguito del concerto è impressionante: “Come stai”, “Fra milioni di stelle” e “Lui, Lei e Firenze”, brani dei precedenti album, sono veri e propri anthem per il pubblico presente. Ma anche il nuovo album non sfigura considerato l’ennesimo coro da stadio su “Il costume da Torero”, già indicabile come un nuovo classico dell’artista.

Ritornando all’analisi vera e propria l’esecuzione di “Rosa” è la sintesi perfetta di questa serata: un brano che ha sempre mostrato la sua potenza, soprattutto nei concerti, e che è stato convertito per l’occasione in chiave elettronica decisamente più dance e meno da orchestra popolare. Sicuramente una scelta coraggiosa e interessante per quanto mi riguarda ma purtroppo anche in questo caso la resa sonora e l’impatto emozionale ha lasciato alquanto a desiderare: la canzone è risultata con meno mordente e sfuocata rispento alle esecuzioni viste ed ascoltate precedentemente.

Dopo la canonica pausa il concerto si è chiuso infine con altre due hit del cantautore, “Guardia 82” e “Kurt Cobain”, con tutto il pubblico in visibilio, e la dolcissima e toccante “Secondo Me”.

Sia chiaro sono e rimarrò un seguace del progetto Brunori Sas fino a quando realizzerà album della caratura sentita fino ad oggi e mi auguro per lui e i suoi sodali tanti anni ancora di sempre maggiore successo. Però mi auspico per la prossima volta di ritrovarlo con un live meno confusionale e ben più rappresentativo del suo effettivo valore artistico.

In conclusione ci tengo a tributare un grande applauso all’opening di Nicolò Carnesi che con solo chitarra e voce ha dimostrato quanto le sue (molto belle) canzoni siano già pronte per essere accolte da un pubblico ben superiore a quello che solitamente lo segue.

 

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