Luca Carocci: La musica è viaggio, scoperta e funzionalità.

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Articolo di Eleonora Montesanti

Ascoltando “Missili e somari”, il nuovo disco del cantautore romano Luca Carocci, ho pensato di volere a tutti i costi intervistare quest’artista così attento e delicato. Le storie narrate nelle sue canzoni sono storie di vita dense di sfaccettature in cui è facile e confortante ritrovarsi. Ho fatto quattro chiacchiere con Luca, e siamo arrivati fino al punto in cui il cielo si confonde con il mare.

Sul sito dell’etichetta su cui sono usciti i tuoi dischi, Fiori Rari, la tua biografia inizia così: “La storia musicale di Luca Carocci inizia nel 1996 quando decide di partire per un viaggio in Sri Lanka”. Ho scoperto, continuando con la lettura, che hai passato molto tempo viaggiando attorno al mondo. Qual è il legame, per te, tra musica e viaggio?
Sia nel viaggio che nella musica il comune denominatore è quello della scoperta, del lasciare le abitudini per abbandonarsi a qualcosa che si percepisce, ma che non si conosce razionalmente. Scoprire luoghi che ci sono familiari, il poter abbandonare la struttura di un io statico ed abbracciare attraverso il viaggio introspettivo (con la musica) una ricerca continua di cosa siamo e cosa soprattutto viaggiando dentro di noi possiamo o dobbiamo essere. Sempre di viaggio insomma si tratta.

Il tuo nuovo disco, uscito lo scorso novembre, ha un titolo molto particolare: Missili e somari. Cos’è che giustifica quella congiunzione “e”?
Nell’epoca in cui il somaro, o l’asino insomma, veniva utilizzato nella vita quotidiana era assurdo poter immaginare che saremmo arrivati ai missili…ecco ora nell’epoca dei missili è comunque assurdo che il somaro continui ad esistere rimanendo comunque in alcuni casi ancora insostituibile. Metaforicamente, credo che il somaro sia ad oggi in una fase evolutiva pressappoco completa, i missili di oggi inevitabilmente, domani saranno comunque obsoleti. Preferisco dedicarmi a qualcosa che possa superare il concetto di “vecchio” per esprimersi invece in un concetto di “antico”.

“Missili e somari” è un disco di storie che s’incrociano, tra passato, presente e futuro, sorrette da un’atmosfera squisitamente folk. Qual è il filo conduttore che unisce tutti i brani?
La vita. Volevo raccontare la vita, quella di tutti i giorni, da un punto di vista personale, ma spero condivisibile. Il desiderio di “RiBellarsi”, di tornare al bello, di smontare gli stereotipi socio culturali che spesso ci incastrano in una vita in cui la verità diventa surrogato, e la morale sostituisce spesso l’etica. Stufo forse di ascoltare intellettuali che parlano tra di loro tralasciando una cosa io credo fondamentale nell’arte e nella cultura, la funzionalità. Ovvero, se una cosa non ha utilità, credo sia superfluo realizzarla. Uno stimolo a fare un passo avanti, senza dimenticare che possiamo  e dobbiamo proseguire un discorso culturale iniziato da altri e che altri spero continueranno.

Uno dei pezzi che più mi hanno colpita è 31/12/2011, la storia di una ragazzina che non aveva mai conosciuto i genitori e che, quindi, non aveva ben chiaro che cosa fosse l’amore incondizionato. Nel brano si capisce che, a partire da questa vicenda, sei tu stesso a capire, forse per la prima volta, che cos’è l’amore incondizionato. La sensazione è che, a un certo punto, non si capisce più dove finisce la sua storia e dove inizia la tua. Credi che la capacità di mettersi nei panni degli altri sia importante per creare canzoni “universali”, in cui in tanti possono riconoscersi? 
Credo che se impariamo a percepire il disagio degli altri, capiamo quanto sia importante non escluderlo dalla nostra felicità. La superficialità spesso ci porta in uno stato di finta serenità, in cui perdiamo il senso di una vita collettiva, e di appartenenza. Ho la sensazione che la felicità ognuno la viva in modo strettamente personale, mentre le sofferenze sono spesso vissute in maniera quasi collettiva, come se ci facessero ricordare l’importanza e la necessità della condivisione. Siamo provvisori e se riuscissimo a condividere la felicità come lo facciamo con il malessere ci sentiremmo più a nostro agio nel capire che tutti è anche tutto.

Missili e somari – tra produzione, duetti e collaborazioni – ha attorno una squadra di musicisti pazzesca. Bianco, Margherita Vicario, Roberto Angelini, Francesco Forni, Filippo Gatti, Fabio Rondanini sono solo alcuni dei musicisti che hanno lavorato con te. Quali sono le cose più belle che ti ha lasciato quest’esperienza? 
Mi devo ripetere purtroppo, ma si torna a parlare di condivisione. Le persone sopracitate sono persone con le quali ho un rapporto non solo professionale, ma soprattutto di amicizia. L’empatia è fondamentale per poter creare qualcosa di solido, lo stare insieme in armonia e risate aiuta sicuramente a poter essere se stessi e quindi a riconoscersi in quello che si fa.

Più in generale, quanto credi sia importante costruire legami d’amicizia con colleghi musicisti? 
I legami di amicizia si costruiscono se di base c’è la voglia di mettersi in gioco, di non prevalere, di viversi gli altri con serenità e senza aspettative. Quindi, di fatto, l’amicizia non si ricerca, succede.

Se penso a come puoi esserti ispirato nella fase embrionale di quest’album, ti vedo con lo sguardo puntato un po’ sul mondo, un po’ dentro di te. Ci sono state però anche delle ispirazioni musicali / culturali / sociali / letterarie concrete? 
In tutta sincerità non so se mi sono ispirato a chi o a cosa, so che sono felice di aver detto quello che penso e come lo penso. La mia più grande vittoria sarebbe quella di stimolare chi ascolta ad esprimere quello che ha dentro.

Quali sono, invece, i tre dischi più importanti della tua vita? 
Fight For Your Mind (Ben Harper), Nevermind (Nirvana), Courtains (John Frusciante)… almeno in questo momento.

Se dovessi descrivere la tua musica con un colore, quale sarebbe? E perché? 
Il Blu. Mi fa confondere il cielo con il mare.

Cosa c’è nel tuo futuro più immediato? E come ti vedi da qui a dieci anni?
Per ora oltre a portare in giro Missili e Somari, mi trovo a concludere insieme a Marco Fabi la produzione del primo disco dei Lilac Will, di Mozo e di IFM. In più abbiamo appena iniziato le registrazioni di un progetto in Trio insieme ai miei amici Alberto Bianco e Margherita Vicario… Margherita Biancocci.
Tra dieci anni ci risentiremo e ti saprò dire 🙂

 

 

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