Cesare Livrizzi – Milano non contiene amore (Orphans Records, 2016)

Postato il Aggiornato il

Articolo di Giovanni Tamburino

C’è Cesare e c’è Milano.
Lui è un ragazzo sulla trentina, arrivato da qualche anno dalla sua Sicilia (bedda, nda) senza l’iconica valigia di cartone, ma portando comunque con sé i suoi sogni. Nel taschino della custodia della sua chitarra.

Lei, invece, la conosciamo tutti. Milano è grande, è ben organizzata. Solo che ti fa sempre correre.
A Milano corri, corri di continuo. Perché ti sei alzato tardi, perché vuoi tornare presto, perché non hai tempo o per approfittare di quello libero.
Corri così tanto che rischi che i sogni ti cadano dal taschino, o addirittura potresti superare quelli che ti aspettano dietro un angolo, quelli che non lo sai ancora, ma desideri quanto le conserve che mamma manda da giù.
E se quelli che avevi ti cadono e non hai incrociato quelli che ti aspettavano, cosa succede?
Milano non contiene amore raccoglie queste domande come fossero fotografie, in una galleria di ritratti di gente che insegue, perde, scorda, non cerca e trova comunque.
Si parte da lontano, dal mare. La prima immagine di Due petali, mormorata ballad d’apertura, si apre su una spiaggia sfumata in tonalità seppia mentre la chitarra passeggia in qualche angolo della memoria, per poi esplodere con gli accordi distorti della title track, che racconta la caduta e risalita di Francesco, smarrito nella metropoli in compagnia delle sue sole cicatrici e del grigiore dei palazzi, fino all’arrivo di qualcosa – o qualcuna – che possa far breccia, che possa dimostrare che la fine di una storia è solo l’inizio di un’altra:

«Fugace il venerdi
Colpisce la bellezza che uno sguardo accende
Si gira le sue lenti sono a un passo dalle sue»

Rallentando di nuovo il ritmo e abbassando gli amplificatori, in Da tre mesi si torna a muoversi su un pacato giro un po’ folk, un po’ country, che immortala la protagonista e l’uomo che ha davanti un istante prima del momento che cambierà per sempre le loro vite. O forse no, chissà.
Dopo Finito il male (Euthanasia song) – nuovo estratto dell’album, in collaborazione con Dellera –, si passa al blues/garage rock di Single vista bagno, una scanzonata e autoironica sfilata della quotidiana rottura di scatole – tra ritardi, uffici e l’età che avanza – e la costante sfida a non farsi inglobare da una routine spersonalizzante:

«Prendo il lato buono
oggi non ci piove
oggi non sarò soltanto
una cavia a questo mondo
ed ancora un oltraggio
esco fuori e tocco il fondo»

Pensieri e stati d’animo, malinconia e una sana voglia di prendersi in giro, tutti raccolti in dieci tracce.
Una città che per chiunque, che ci sia nato o meno, è più che un agglomerato di palazzi e fashion blogger. È un intrico di strade e vicoli in cui si toccano, si stringono e si sciolgono centinaia di migliaia di umanità al secondo. La Milano di Cesare diventa esempio e metafora della vita stessa, in cui si è continuamente rilanciati, volenti o nolenti, all’incontro/scontro con chi può svelare un tassello sulla strada che stiamo costruendo – e che, forse, è già qui. Questa la promessa dietro Respira: un sorriso che neanche la morte può cancellare.
Il sound si arricchisce in prossimità del finale con gli archi di Valeria Sturba l’energia di Con un bue in stomaco prima che, con Teresa e il mare, il circolo vada a chiudersi dove è iniziato. Tra il racconto e il dipinto si fa largo l’incombenza della fine, del trascorrere delle cose senza sconti. Il tempo è corso via senza chiedere permesso, portandosi via i giorni dei tuffi nell’acqua salata, degli amici e degli amori. Nella malinconia che sembra sopraffare qualunque cosa, Teresa chiude gli occhi e ciò che ha di più caro è ancora lì, la sua estate è eterna nella memoria e lì resterà in attesa che una nuova faccia di nuovo placare il mare

«La madre con la mano consolò
Quel cucciolo nel mondo infame
“Ma stai tranquilla adesso amore mio
Il tempo dovrà sì cambiare”

Poi si addormentò
Li l’estate era infinita
e si placò»

E, fischiettando, Cesare e la sua chitarra si incamminano sulla spiaggia, sparendo in dissolvenza.

Tracklist:
01. Due petali
02. Milano non contiene amore
03. Da tre mesi
04. Finito il male (Euthanasia song feat. Dellera)
05. Single vista bagno
06. Il cambio
07. In alto i medi
08. Respira
09. Con un bue in stomaco (Rumori di fame)
10. Teresa e il mare

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Un pensiero riguardo “Cesare Livrizzi – Milano non contiene amore (Orphans Records, 2016)

    Bugo @ Ohibò, Milano – 18 Maggio 2017 « Off Topic ha detto:
    23 maggio 2017 alle 01:46

    […] concerto di Bugo. Apre Cesare Livrizzi, interessante cantautore che presenta il suo ultimo album “Milano non contiene Amore”. Non mi stupirei se presto diventasse anche un paroliere per altri […]

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