I miei migliori complimenti – Musica scritta con il Mac, liriche costruite attorno a uno status di facebook – Abbiamo intervistato questo cantautore 2.0 generazione Millenials

Postato il Aggiornato il

Intervista di Luca Franceschini

Le disavventure amorose di Walter e Carolina”, ep d’esordio de I miei migliori complimenti, il progetto personale di Walter Ferrari, studente della Bocconi con una passione per il Rap, il Punk e folgorato dalla scrittura di Niccolò Contessa, mi era capitato tra le mani qualche mese fa, al momento dell’uscita. Non mi aveva entusiasmato molto, all’inizio. Poi però, superata la difficoltà dei primi ascolti, mi sono lasciato coinvolgere dalla vivacità e dall’ironia un po’ amara con cui ha saputo raccontare la storia con una ex, come se fosse una declinazione adolescenziale di “Blood on the Tracks”. La profondità e la maturità di Bob Dylan ovviamente lasciano il posto a liriche costruite attorno a uno status di Facebook, con concisione un po’ da copywriter.

Le musiche sono fatte con il Mac, poco o niente suonate, ma assemblate in casa nel tipico spirito di chi è nato in un’epoca in cui è tutto a disposizione di chi abbia voglia di conquistare la propria libertà d’espressione. È la nuova generazione dei cantautori, piaccia o no, questo è il futuro. Prima di sentenziare spocchiosi che “era meglio ai nostri tempi”, dovremmo sforzarci di comprenderli almeno un po’. Nello specifico, qui c’è qualcosa di buono. I brani sono piacevoli, accattivanti, con melodie immediate da cantare, che arrivano sempre dritte al punto. Si sente tanto l’influenza del primo disco de I Cani e i testi, seppure non a quel livello, risultano efficaci nel raccontare l’epopea esistenziale di questi tanto chiacchierati Millenials.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Walter, per sapere di più riguardo al suo progetto, nell’attesa che arrivino le prossime canzoni…

Direi per prima cosa di raccontarci qualcosa di te e di come è nato questo progetto. In particolare: quando e come hai sentito l’esigenza di scrivere canzoni?

Scrivo canzoni da quasi 10 anni. Prima facevo rap. Eravamo un duo, un rapper e un producer, ci chiamavamo Electrofants, una roba tipo Gemelli diversi, ma più 2010 e anche meno pop nell’accezione di popular. Poi abbiamo deciso di provare a realizzare ognuno un proprio progetto. Io in quel momento ho capito che avrei dovuto scrivere canzoni d’amore, perché l’amore è l’unica cosa che nella mia vita mi ha fatto provare robe forti, come direbbe Paradiso. Se avessi scritto di altro sarebbe risultato finto o forzato. E poi volevo staccarmi dalle sonorità del rap, volevo entrare in un mondo nuovo musicalmente parlando, così sono nati “I miei migliori”: musica pop che parla d’amore,  fatta con Ableton Live sul Macbook Pro di Tiziano (non chiedetemi perché) Inizio 2011, 16 giga di ram, disco solito da mezzo tera.

Mi spieghi da dove esce fuori un monicker così curioso come “I miei migliori complimenti?”

Di mercoledì sera, eravamo a casa mia vecchia in Viale Bligny, a  Milano, io e un paio di amici. Era tipo Gennaio 2015. Avevo appena iniziato a scrivere questo progetto. Volevo farmi aiutare a trovare un nome.  Ne sparavamo a caso che potessero sembrare un progetto indie. A un certo punto Marco dice “I miei migliori complimenti”, tutti ridono… anche io, con la mia risata isterica e sono nati “I miei migliori”.

Siamo in un’epoca in cui il formato album sta andando decisamente in declino, anche se continua a sopravvivere ed è ancora quello più usato, alla fine. Ciononostante, mi ha sorpreso il fatto che tu abbia deciso di affacciarti sul mercato con un prodotto che, seppur breve, è indiscutibilmente unitario nel suo formato e nei suoi contenuti… mi vuoi dire qualcosa in proposito?

All’inizio volevo fare solo singoli / video, come fanno i rapper. Strategicamente parlando sarebbe stata la scelta più giusta, che meglio avrebbe risposto alle esigenze di un mercato che si configura sempre più come fast. Siamo nell’era del fastfood, fastfashion, fastmusic, anche se qualche cazzofighista si è inventato lo slowfood. Però,  man mano che scrivevo, ho capito che avrei potuto collegare i pezzi tra loro. Ho quindi strutturato un EP che parla appunto delle disavventure amorose di questi due disgraziati, che in pratica siamo io e la mia ex. Come se fosse una storia unica. In ogni caso io, sono pro “le cose brevi”,  ma solo se fatte bene. Il giorno che realizzerò un album avrà sicuramente 10 pezzi tutti belli (almeno per me).

Quanto c’è di veramente autobiografico in queste canzoni e quanto è finzione letteraria? Perché mi è venuto da pensare che comunque non è proprio così agevole mettere in piazza i fatti propri…

La tua è una proposta musicale che ha una decisa componente elettronica. Tu stesso l’hai definita “musica fatta con il Mac”. È un fenomeno piuttosto generazionale, io credo, legato anche alla disponibilità delle tecnologie… tu come ti vedi? Più come uno smanettone da computer, oppure possiedi anche la dimensione normale da cantautore, chitarra o pianoforte? Uscirai mai a suonare con una band vera e propria?

Le prossime robe saranno ancora più elettroniche. Siamo Millenials, usiamo il computer: è un fenomeno generazionale. Sono uno smanettone, ma non troppo, perché non ho tempo. Mi piacerebbe imparare a suonare la chitarra e il piano, ma non ho tempo. Quindi non credo di avere quella dimensione da cantautore vero e proprio, sono un cantautore 2.0. Credo che se mai riuscirò a portare avanti nel modo giusto questo progetto ad una certo punto  formeremo una piccola band.

Un’altra questione che mi preme è l’aspetto generazionale di questo tipo di canzoni. Io ho 38 anni, il mio è un background piuttosto strano e ampio, ma gente come I Cani, Calcutta, Lo Stato Sociale, Le luci, più recentemente Colombre, e tutta un’altra sfilza di nomi, mi piacciono. Alcuni molto, altri meno, però riesco ad ascoltarli con piacere, mi interessa quello che fanno. Solo, non la sento roba mia. Non riesco ad identificarmi con quello che scrivono, con quello che sentono. Non ce la faccio, non è il mio mondo. Anche il tuo ep mi è piaciuto parecchio, le canzoni le trovo gradevoli e ben fatte, scrivi anche dei testi efficaci. Ma non riesco ad entrare in queste canzoni, le ascolto sempre con un certo distacco. Ora, probabilmente è normale, in un certo senso tutta la musica è generazionale. Eppure, mi sembra che in questi ultimi anni questo carattere si sia accentuato. Se fosse così, penso sarà difficile che tra dieci anni ascolteremo gli stessi artisti. Tu che ne pensi? Che percezione hai della tua musica? A chi pensi quando scrivi i pezzi?

Credo che tu abbia risposto  scrivendo la domanda stessa. Me lo dice sempre anche mia mamma: facciamo musica che non durerà nel tempo. Però,  a questo punto la prendo come una sfida: quest’anno provo a scrivere un pezzo che può rimanere nel tempo. Quando ce l’ho te lo giro in privato e mi dici cosa ne pensi. E lo girerò anche a mia madre. Entrare nelle canzoni è importante, mi dispiacerebbe se qualcuno non ce la facesse. Voglio assolutamente correggere il tiro. Senza però snaturare il mio stile che comunque è contemporaneo. Sarà una bella sfida.

Allo stesso tempo ti dico che io non mi ci rivedo nel buon 50% della musica del passato. E’ ovvio che ci sia questo carattere generazionale nella musica.

La percezione della mia musica è ovviamente distorta in quanto la scrivo io. Mi piace perché “ogni scarrafone è bello a mamma sua”. E poi sì sarà anche generazionale, avrà un sacco di altri difetti, ma io ascolto le mie cose ogni tanto,  ed è la prima volta che mi succede. E’ come se la mia musica mi rispecchiasse. E penso a Carolina quando scrivo…

Una diversa declinazione della domanda precedente: chi è un under 30 oggi in Italia? Te lo chiedo perché un’altra cosa che mi colpisce nei testi degli artisti della vostra generazione è una disillusione amara, un’ironia altrettanto amara ma, scusa la franchezza, una totale assenza di rabbia. Come se si fosse persa in partenza la voglia di lottare perché si sa che non c’è più nulla per cui lottare… cosa ne pensi?

Considera che “Le disavventure” è l’EP triste dei tre. Non c’è solo amarezza per quello che riguarda la mia musica. Spero di riuscire a comunicare altri sentimenti nei prossimi progetti.

Secondo me quest’ultimi vanno molto a braccetto con i generi musicali. Noi cantautori indie/pop siamo molto vicini a sentimenti legati all’amore, alla tristezza, alla felicità. Non c’è rabbia in questo genere, ma la rabbia c’è in altri. Io la rabbia la sento nel rap di un sacco di under 30: Mezzosangue, Nitro, Axos. Loro sono incazzati davvero. La configurazione di under 30 oggi è uguale a quella di 10/20 anni fa, secondo me. Ognuno ha un carattere diverso,  che manifesta musicalmente in modo differente esprimendo sentimenti diversi.

Parlami un po’ del tuo background musicale: cosa ascolti oggi? Cosa ascoltavi prima? A quali artisti o dischi non potrai mai rinunciare?

Io vengo dal rap,  come ti dicevo,  quindi lo ascolterò per sempre. In passato le prime robe che mi sono ascoltato in Italia sono state gli Articolo 31, poi Fabri Fibra, Club Dogo, Bassi Maestro e il resto della scena. In America ho iniziato con Eminem, a  seguire 50 Cent e la G-Unit, gli Outkast. Negli anni successivi ho ascoltato praticamente tutto quello che è uscito di rap,  sia in Italia che negli States. Per quello che riguarda questi ultimi giorni ti faccio tre nomi italiani e tre nomi USA (sono delle scommesse).

Italia: Orfedi, Amill Leonardo, Etse Gringo

USA: Gab3, Vince Staples, Aminé

Però oggi il rap è un 40% di quello che ascolto, mi piace un sacco di roba elettronica e un sacco di roba che non si può mettere in un cassettino preciso. Apro Spotify e ti dico cosa ho ascoltato quest’ultima settimana evitando le cose più scontate (che, ovviamente, come tutti, anche se non lo ammettono, anche io ascolto).

Indie / Pop Italiano: Gazzelle, Cambogia

Indie / Pop internazionale: Kurt Vile, Mitski, Grimes, Chvrches

Elettronica: Mssingno, Equiknoxx Music

Mentre invece non potrei mai rinunciare a Cremonini, a I Cani e ai Daft Punk.

Mi pare naturale chiedertelo, a questo punto: progetti futuri? Disco? Concerti?

Spero di buttare fuori un singolo il prima possibile. Farà parte di un nuovo EP in cui i pezzi questa volta non saranno collegati e non si parlerà più di Carolina. Secondo me è presto per parlare di disco. Voglio fare una trilogia di EP prima.

Voglio scrivere un libro, presto svelerò tutto.

Voglio portare avanti il progetto degli snippet che sono questi pezzi di uno, massimo due minuti.

Spero di fare tanti concerti molto presto perché ho voglia di cantare live con l’autotune.

 

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