Un sound cosmopolita – intervista a Saffronkeira

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Articolo di Savino Di Muro

Abbiamo incontrato Eugenio Caria aka SAFFRONKEIRA all'”Ironik Electronik Sardinia” presso le Terme di Casteldoria (SS), lo scorso 27 maggio, in occasione del Festival di musica Elettronica, cui ha partecipato assieme agli inglesi The Orb. Persona e artista davvero interessante della scena italiana ed internazionale.

Nella tua carriera c’è l’Iran, che non è sicuramente nel bagaglio di tutti gli artisti del nostro Occidente. Che cosa ha significato per te? Quanto è stata importante questa esperienza?
L’Iran è stata una esperienza fondamentale nella mia carriera, che mi ha lasciato un’impronta sia dal punto di vista artistico che umano.
Ho visto una realtà difficile, che mi ha portato a riflettere su quanto noi siamo fortunati; lì l’arte è oppressa e ti rendi conto che, chi veramente ce l’ha nel sangue, ogni giorno deve cercare di trovare  delle alternative, delle scappatoie per poterla  esprimere. Penso ai ragazzi di Tehran che, con tanti sacrifici, senza alcun tipo di finanziamento o supporto, organizzano un Festival di musica elettronica e sperimentale, il “SetFest”. Non è un’impresa semplice, dal momento che in Iran non è facile affittare degli spazi o noleggiare la strumentazione necessaria, come impianti audio o luce, tutto è notevolmente costoso. Alcuni di questi giovani hanno passaporto tedesco e quindi potrebbero andare via dall’Iran, fare carriera in Europa, tuttavia hanno detto “NO”, vogliono restare nel loro Paese, farne la storia. Sono quelli che io chiamo “the real scene of Tehran”!

A giorni sarai invece nel cuore dell’Occidente, in tour negli Stati Uniti d’America, e ci andrai con diversi progetti. Diciamo che è un’iniziativa molto lodevole, quasi rara. Un musicista talvolta si risparmia e porta con sé un solo lavoro. Invece vai lì con tante cose. Che cosa farai e dove le farai?
In pratica questo Tour inizia oggi, qui nella mia terra, in Sardegna, a Viddalba alle Terme di Castedoria per “Ironik Electronik”, Festival alla quinta edizione (se non ricordo male), curata e ideata da Gianfranco Bujaroni. Mi esibirò in veste di dj set, diciamo un ritorno alle origini, principalmente nella musica techno. Martedì poi sarà  la volta della Finlandia, lì raggiungerò la mia compagnia teatrale e andrà in scena lo spettacolo “Anatomy of Fear”, con performance audiovisiva della quale faranno parte attori, marionettisti e visual artist.


L’esperimento prevede la fusione tra le sonorità di Saffronkeira, i dipinti di Francis Bacon, due marionettisti e anche la presenza dell’attore Davide Giovanzana. La performance esplora come la paura formi la personalità individuale e influenzi il comportamento collettivo. Seguirà una tappa  a Tallin, in Estonia al Nuq Treq Festival, tornando poi in Finlandia per un’altra data.
L’8, 9 e 10 giugno sarò a Chicago al “Physical Festival”, il 12 mi esibirò nel Nebraska al Milk Run di Omaha, nel cuore degli Stati Uniti. Il 17 giugno mi esibirò a New York allo showcase “Denovali Label Night”, un mini festival con altri artisti della Denovali, al Knockdown Center (uno dei migliori posti dove si tengono attualmente concerti di musica elettronica e altro). Il 21 giugno con l’amico Enzo Favata, mi esibirò a Castelsardo (SS), al Borgo Medievale “Lu Granaddu”.
 

Hai citato la Denovali. Come è nato il rapporto con questa superlativa etichetta di musica elettronica e non solo?
Dopo aver preso pesci in faccia da diverse etichette, è stato molto difficile per me trovarne una per il mio lavoro. Dal 2009 al 2011 ne contattai diverse proponendo i miei progetti musicali, ma senza alcun risultato all’altezza delle mie aspettative o forse delle loro… Questo perché il mio desiderio era quello di firmare con una etichetta che prendesse in considerazione i diversi aspetti del mio lavoro, che aveva un significato molto importante e personale. Nelle discussioni che di volta in volta venivano affrontate con le varie label, mi rendevo conto che non c’era alcuna possibilità di intesa, non riuscivo a vedere un futuro insieme. Del resto viviamo nell’era del consumismo, dove la sola cosa importante è realizzare tutto quello che è necessario per fare format. Nel 2011 la Denovali mi rispose in seguito all’invio di una mia demo; ci incontrammo e da lì è nato il tutto.

C’è un disco in arrivo, sarà sempre per la Denovali?
Sì, possibile che sia pubblicato sempre per la Denovali, è un progetto nuovo che si chiama “Confounding Factor”, creato insieme al mio collega e amico Alex Gámez alias Asférico, direttore e ideatore della piattaforma Störung di Barcellona. Al momento siamo in fase di arrangiamento dell’album. Andiamo molto a rilento in quanto lavoriamo solamente con sessioni in studio, niente files inviati via internet…

Tempi previsti, entro fine anno?
Penso e spero nel 2018.

Nei prossimi giorni uscirà un lavoro ispirato a Twin Peaks. Sei uno dei pochi artisti italiani a figurare in questo prestigioso elenco. Un disco tributo più che al film, a quello che ha rappresentato e alle sue atmosfere. Cosa hai fatto esattamente? Sono comunque brani originali?
IRM magazine, una webzine Francese ha selezionato 50 artisti da tutto il mondo di musica principalmente elettronica e sperimentale chiedendo loro di realizzare un brano, diciamo un tributo in occasione dell’uscita della terza stagione di Twin Peaks.
Per me questo è stato un grande onore. Ricordo ancora la serie, dal momento che mia madre la guardava sempre, all’inizio degli anni ’90, la cosa strana è che è stata causa di molti miei incubi infantili. Quando poi, venticinque anni dopo, mi è stato chiesto di realizzare un brano con tributo, non potevo tirarmi indietro. Anche se ero piccolo ai tempi della prima stagione, ricordo ancora alcuni particolari che mi sono entrati e rimasti dentro, penso alle immagini della tenda rossa, del nano, di Laura Palmer, del cadavere etc..

Nella scena elettronica italiana c’è abbastanza fermento, tantissimi artisti stanno venendo fuori. E’ ancora difficile in Italia arrivare alla popolarità…
Si, il nostro è un lavoro difficile. Tuttavia penso che questo sia un buon momento, anche qui in Sardegna. Molti sono convinti del contrario, che in giro non ci sia “buona musica”; secondo me bisogna avere la pazienza di cercarla. Ci sono ottimi musicisti: penso al mio amico Stefano Guzzetti di Cagliari che ha fatto due tour in Giappone, ha girato diversi posti in Europa con varie performance , o anche ad Enzo Favata che di recente,  insieme al suo trio, ha appena fatto un tour in China con 7 date, la lista sarebbe davvero lunga Savino… comunque il problema è riuscire ad avere i giusti riconoscimenti, dei riscontri, che sono  molto importanti secondo me , senza i quali “credo” in un artista subentra una sorta di frustrazione, di blocco. Non è semplice, conosco molti musicisti davvero bravi che meriterebbero tanto, eppure non vengono presi in considerazione.
A volte questo mondo, “il nostro” inteso da artisti, è davvero ingiusto…

Oltre alla musica elettronica, cosa ascolti?
Dalla musica elettronica principalmente al jazz, all’indie rock, a quella folkloristica. Per esempio, quando sono stato in Iran, ho acquistato tantissimi dischi di musica tradizionale folk locale, una vera sorpresa per me.

Gli artisti che più ti hanno influenzato?
Non posso non citare Brian Eno, ma anche Stars from the lied, Biosphere, Johann Johannsson, Max Richter, Massive Attack, Portished, Tangerine Dream, Pink Foyd, The Velvet Underground e numerosi che in questo momento non mi vengono in mente, veramente  potrei stare qui ad elencarne tanti altri!

Quali sono invece gli album di musica elettronica che più ti hanno colpito?
Ce ne sono diversi, forse troppi… ti dico l’ultimo lavoro che ho ascoltato: “Async” di Ryuichi Sakamoto, davvero bello, notevole, album molto personale, forte, dove a mio avviso il messaggio è veramente intenso e profondo!

Grazie SAFFRONKEIRA per la disponibilità.

 

 Foto [4] courtesy of Simon Bierwald

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