Ryuichi Sakamoto – Async (Milan Records, 2017)

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Articolo di Savino Di Muro

A otto anni di  distanza da “Out Of Noise (2009), suo ultimo album solista, esce per l’etichetta Milan RecordsAsynch”, del compositore giapponese Ryuichi Sakamoto. E’ il primo lavoro in studio da “Three” del 2012, scritto assieme a Jacques Morelenbaum e Judy Kang, senza dimenticare la colonna sonora del film “The Revenant” di Alejandro González Inarritu, composto con l’aiuto di Alva Noto e Bryce Dessner dei The National.

Il disco, concepito e registrato a New York, partendo dall’idea di una colonna sonora di un film di Andrei Tarkovsky «che di fatto non esiste», trae ispirazione «dall’idea dell’asincrono, dai numeri primi, dal caos, dalla fisica quantistica, dai confini sfumati tra la vita e il noise, l’artificiale e la musica».
E’ un album meraviglioso, nel quale Sakamoto usa una gran quantità di stati d’animo e tessiture sonore, spaziando tra generi  diversi, ma conservando un tono di fondo e una riflessività che restano coerenti per tutta la sua durata.
Andata, brano di apertura, è molto malinconico,  struggente, apparentemente “classico”; tuttavia in esso si innestano dei suoni (distorsioni sonore) che trasformano e cambiano la sensazione della traccia. La malinconia, inizialmente astratta, diventa concreta, cruda, le atmosfere da colonna sonora, molto vicino a “Sacco e Vanzetti” di Ennio Morricone, sono poi riportate alla quotidianità di oggi. In Disintegration, le atmosfere si fanno più elettroniche e di ricerca; l’Oriente è dietro l’angolo. Una sorta di musica industriale  anche se, formalmente, può definirsi ambient.
Solari  richiama molto la musica da film,  per certi versi si avvicina a “Music for films” di Brian Eno. Il brano diventa pian piano più solenne ed eleva lo spirito, tra i più interessanti dell’album.
In Zure sembra quasi di “ascoltare” un encefalogramma, in un lento crescendo musicale, con strumenti elettronici a disturbare (piacevolmente) l’ascoltatore.
Walker ha un andamento ipnotico, ponendoci al “limite” tra leggenda e inquietudine quotidiana.
Stakra parte invece  in maniera più incisiva; brano sicuramente più elettronico, ‘eretico’ nell’incedere; Elettronico e Progressive, come se Rick Wakeman suonasse alla Klaus Schulze. Altro bellissimo pezzo è Ubi, che pone un pianoforte in primo piano e suoni  a “disturbare” la melodia, quasi a non volerla nascondere, ma renderla più surreale.
In Fullmoon la voce dello scrittore  Paul Bowles, dal finale del film tratto dal suo “Tè nel deserto”, è tradotta e ripetuta in varie lingue su un soundscape metafisico. Ne consegue una sovrapposizione di parlati, con alla fine in italiano: «Poiché non sappiamo quando moriremo finiamo per pensare alla vita come a un pozzo senza fondo, eppure ogni cosa accade soltanto un certo numero di volte, e un ben piccolo numero in effetti. Quante altre volte ricorderai un certo pomeriggio della tua infanzia?». Ancora distorsioni sonore e un incedere che ricorda Steve Jansen del recentissimo “The Extinct Suite”. E’ brano molto interessante, come se i pensieri dell’Universo si sovrapponessero; la base musicale porta in un Mondo parallelo fatto di spiritualità. 

Async offre sonorità quasi tribal-industriali, un incedere di suoni di macchinari in movimento.
Life, Life, una delle tracce più affascinanti del disco, ha la voce narrante di David Sylvian che recita la poesia «And this I dreamt, and this I dream” di Arsenij Tarkovskij (poeta poi superato in notorietà dal figlio regista): “To one side from ourselves, to one side from the world / Wave follows wave to break on the shore, / On each wave is a star, a person, a bird, / Dreams, reality, death – on wave after wave. / No need for a date: I was, I am, and I will be, / Life is a wonder of wonders, and to wonder / I dedicate myself, on my knees, like an orphan, / Alone – among mirrors – fenced in by reflections: / Cities and seas, iridescent, intensified». La musica di Sakamoto è perfetta per la bellissima voce di Sylvian, colpisce il cuore e la mente. Commozione e ammirazione di fronte alla meraviglia di esistere. Atmosfere da brivido, tipiche delle collaborazioni precedenti tra i due artisti. La melodia rimanda alla mente anche l’album “Planet + Persona”, uscito di recente, di Richard Barbieri.
Il cerchio si chiude: Barbieri-Jansen-Sakamoto, una trilogia perfetta di suoni elettronici d’avanguardia. Ff riporta alla collaborazione Eno/Lanois (“Apollo”) e in essa si respira una  tonalità ambient più concreta. Con Garden, che chiude in maniera superba l’album, lasciando la voglia di ripartire nell’ascolto, si torna agli antesignani Tangerine Dream di “Alpha Centauri”. Una musica cosmica che diventa musica da film; davvero un brano molto seducente.
“Async”, in conclusione, rappresenta quindi un grande processo di autoanalisi, con una visione più contemplativa sulla mortalità, la comunione con la natura, la meraviglia per la vita e le sue bellezze.

Tracklist:
01. andata
02. disintegration
03. solari
04. ZURE
05. walker
06. stakra
07. ubi
08. fullmoon
09. async
10. tri
11. Life, Life
12. honj
13. ff
14. garden

 

 

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