Dente: il giocoliere delle frasi brevi – l’intervista

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Intervista e immagini sonore di Roberto Bianchi

Giovedì 8 giugno 2017, primo live stagionale al Carropontedi Sesto San Giovanni. Sul palco si esibiranno Ottavia Brown e Dente, accompagnato dai Plastic Made Sofa.
Dopo i fatti di Manchester i controlli all’ingresso sono severi, ma l’atmosfera è serena, rilassata. E’ una bella serata primaverile, che ha richiamato un consistente ed eterogeneo pubblico. L’ingresso è gratuito: nello spazio antistante il palco è stata allestita un’ area con un organizzato angolo “food” ed uno spazio espositivo con bancarelle che offrono prodotti artigianali, libri e dischi.

Poco dopo le venti ho il piacere e l’onore di confrontarmi con Dente, che ascolto e seguo con interesse da anni.
Un grazie particolare ad Andrea Comi della Smc che ha organizzato, e permesso, l’incontro.
L’approccio è disteso e cordiale, Il tempo a disposizione non è molto, ma riusciamo ad ottimizzarlo e, dopo i convenevoli inizio con le domande:

Sei un autore coraggioso, che ha fatto tesoro delle influenze musicali degli anni ‘70 ed ‘80 con la capacità di rivestire ottime melodie con testi ironici, graffianti, mai banali. Come nascono le tue canzoni?
E’ il miracolo della vita, non si sa da dove nascono, come nascono. E’ la voglia di dire delle cose, sicuramente non dal calcolo. Non ho mai scritto una canzone per obbligo, non mi sono mai sentito costretto. Nascono dai pensieri che mi vengono, questa domanda la dovresti fare a Dio, se esiste!

“Il padre di mio figlio è intelligente dalla vita in giù, la mia che non si agita più” o “Tanto, ti voglio tanto, talmente tanto che dentro un uomo solo non ci sta” sono frasi disarmanti, pungenti… Uno stile unico, che mi ricorda molto Alessandro Bergonzoni. Giocare con le parole, ma con serietà:  è il tuo modo reale di essere?
Nelle mie canzoni c’è una parte di me, noi esseri umani abbiamo diverse facce, varie sfumature. Inevitabilmente trasmetto qualcosa di mio. A volte è anche un pericolo, perché la gente idealizza il fatto che “Tu sei fatto in quel modo”, ma quella è solo una sfaccettatura! Mi fa molto piacere che Tu abbia citato Bergonzoni perché è un personaggio che mi piace tantissimo, non riesce ad esprimere una frase di senso compiuto senza giocare con le parole, diciamo che è caduto nel pentolone. Lo considero geniale, ha un frullatore nel cervello!

Hai inciso nello studio di Appino: qual è il filo conduttore che vi unisce?
Sicuramente ci lega una sincera amicizia, in questo ambiente si diventa amici perché si fa la stessa vita, in viaggio per l’Italia, e non solo, durante tutto l’anno. Tra l’altro ci siamo conosciuti proprio qui al Carroponte durante il suo concerto solista. Cercavo uno studio di registrazione e mi ha proposto di andare da lui, penso che sia stata un’ottima scelta.

“Canzoni per metà” è un lavoro intimo, che spazia tra ballate classiche, blues, ritmi caraibici, pop e richiami psichedelici. Qual è il genere musicale che preferisci, che maggiormente ti emoziona?
Non c’è un genere che mi piace in particolare. Ascolto tanta musica, se non facessi il musicista sarei comunque un grande ascoltatore. Non so spiegarti perché ascoltare Neil Young mi cattura, mi emoziona. Ti posso dire che, pur conoscendo l’inglese, non sempre riesco a percepire il contenuto dei testi delle canzoni che ascolto, ma, anche senza comprende con precisione quello che l’artista dice, riesco ad esserne coinvolto, subisco una magica attrazione. E’ questo il bello della musica. Quando poi esploro i testi scopro che quasi sempre esprimono contenuti che realmente mi piacciono. La musica non mente mai!!

Interessante la tua personale classifica su Rolling Stone dei cinque migliori brani proposti da “One Man Band”. Ti sei dimenticato di Emitt Rhodes (One Man Beatles) o non lo conosci?
Non mi ricordo esattamente chi ho messo in classifica, ammetto invece di non conoscere Emitt Rhodes!

E’ un polistrumentista americano che nel lontano 1969 incise lo splendido album omonimo. Per la registrazione del primo album si chiuse nel garage di casa utilizzando un registratore a quattro tracce. Bilboard citò Rhodes come uno dei più validi artisti dell’epoca e definì il suo primo album come uno dei migliori dell’intero decennio. Emitt incise altri due validi dischi (Mirror e Farewell to Paradise), scrivendo tutte le canzoni, suonando tutti gli strumenti e cantando ogni parte vocale. Travolto da obblighi burocratici e cause con le case discografiche scomparve nel nulla. Lo scorso anno è riapparso pubblicando un nuovo valido lavoro: Rainbow Ends.
Grazie mille, segnalazione molto interessante, lo ascolterò di sicuro.

La ristampa di Anice in Bocca è una provocazione, un desiderio interiore, o un legame indissolubile con il tuo passato?
E’ stato un regalo che ho voluto fare a quella parte di pubblico che mi chiedeva quel disco, di fatto introvabile nei negozi. Era diventato quasi mitologico, tanto che qualcuno pensava che non esistesse neanche, invece esiste. E’ una pubblicazione molto particolare, fatta in casa, con pochi mezzi! Ho scelto di ristamparlo perché è parte della mia discografia, di fatto è il mio primo disco, mi sembrava giusto rimetterlo in circolo.

Le tue ultime composizioni sono coerenti con il tuo ultimo libro: c’è molta sintesi, immediatezza. La tua scelta racchiude un preciso messaggio?
No, non c’è un messaggio, credo che non sia un mio compito dare dei messaggi. E’ un mio modo di essere, provo piacere nello scrivere frasi brevi, che però dicono delle cose. Il gioco che faccio è quello di riuscire a dare un significato usando meno parole possibili. Anche quando scrivo frasi lunghe cerco parole con un significato preciso, non uso le parole per la necessità di riempire le strofe. A volte come nell’ultimo disco, o come nelle Favole del libro, bastano poche parole per raccontare.

A proposito di “Favole per bambini molto stanchi”: dici che oggi i bambini vanno al letto troppo tardi?
(risata sincera) Non lo so, perché non frequento i bambini e non ne “possiedo”, quindi non conosco le loro attuali abitudini.

Quali sono i tuoi progetti per l’immediato futuro?
C’è questo tour estivo partito da pochissimo che prevede concerti fino a tutto settembre, ho in lavorazione il nuovo disco e poi qualcosa mi inventerò. Al momento credo di avere materiale per impegnare attivamente i prossimi due anni.

Mi faccio porta voce di una domanda al femminile: “Nove giorni che te ne sei andata / Dieci quelli che non mi ami più / Quante cose contano e quante no / Quante cose contano e quante no / Quante cose contano…”. Quali sono le cose che contano per te?
Questa è una domanda che dall’uscita di quel disco mi è stata fatta molte volte, ma non è affatto banale. E’ una domanda che mi mette in difficoltà, complessa. Sicuramente le priorità cambiano, si evolvono. Posso dirti che in questi ultimi dieci anni  ho considerato fondamentale la voglia di andare avanti, rimanere a galla con me stesso, cercare gli stimoli giusti e mantenere la giusta forma per poter continuare a fare quello che faccio. Questo per me conta, è qualcosa di meraviglioso.

Qual è Il disco che non ti stancherai mai di ascoltare?
Beh questa è la domanda più facile: Anima Latina di Lucio Battisti, non saprei rinunciare a quel disco.

E’ stata una piacevole ed interessante chiacchierata, che mi ha confermato le qualità umane dell’Artista. Un adeguato antipasto per un ottimo concerto…

Setlist:
Chiuso dall’interno
Invece Tu
La Battaglia Delle Bande
Sole
Quello Che Si Ha
Canzoncina
Scanto di Sirene
Canzone Di Non Amore
Cosa Devo Fare
Coniugati Passeggiare
ospite Guido Catalano che recita Fernando e Tutti al Mare
La Più Grande Che Ci Sia
Fatti Viva
Noi e il mattino
Baby Building
Beato Me
Quel Mazzolino
Saldati
A Me Piace Lei
Buon Appetito

con Coez – Faccio un Casino
Stella
Curriculum
Giudizio Universale
Vieni a vivere

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