Edda, Giorgio Poi, Gazzelle, Canova – Le tante facce dell’indie @ Woodoo Fest, Cassano Magnago, 23 Luglio 2017

Postato il Aggiornato il

Articolo di Marco Mazzucchelli, Immagini sonore di Stefano Rescaldani

Il Woodoo Fest, ormai alla sua quarta edizione, è sempre stato un’ottima vetrina per i gruppi emergenti e un’opportunità per vedere in che direzione il panorama indie si sta muovendo.

Domenica sera la line up comprendeva infatti Giorgio Poi, Gazzelle, i Canova (tre gruppi giovani con all’attivo un solo disco) ed Edda, che invece è tutto tranne che un novellino, ma che evidentemente è stato inserito nel maxi-contenitore della musica indie dagli organizzatori.

Premetto che io Edda dal vivo non l’avevo mai sentito, non sapevo nemmeno che faccia avesse, conoscevo solo il suo timbro di voce particolare e graffiante, potete capire lo stupore quando mi sono trovato davanti quest’uomo sulla cinquantina, con pantaloncini corti e un sorriso gigante stampato sulla faccia, che ha iniziato a martellare il palco con gli accordi della Fender.

La sua musica, unisce delle cavalcate rock con chitarre distorte ad un approccio vocale per certi versi molto pop, il tutto a dare un’ottima cornice per dei testi ben scritti.

In questo live, Edda ha presentato canzoni provenienti solamente dal suo ultimo e penultimo album, iniziando con “Il Santo E Il Capriolo”, seguita da 4/5 pezzi di “Graziosa Utopia” tra cui “Signora” e “Spaziale”, proseguendo con “Mademoiselle” ed una bellissima “Pensiero d’amore”, per chiudere con “Stellina” e “Dormi e Vieni”.

In tutta la durata dell’ora di esibizione che gli è stata concessa, una delle cose che più era evidente è che quest’uomo sul palco si diverte, è nel suo habitat, e nemmeno i tecnici del festival, che insistevano per tagliare dei brani in modo da non accumulare ritardi eccessivi, sono riusciti a rovinare questo.

Con grande aspettativa, dopo Edda è arrivato Giorgio Poi, in tour con il suo album “Fa niente”, certamente uno degli dischi indie più interessanti di quest’anno.

La formazione sul palco era semplicissima: basso, batteria, chitarra e voce, ma questo è bastato per esprimere tutto ciò che Giorgio ha da dirci: gli elaborati riff di basso, la tecnica impeccabile del batterista, l’intelligenza chitarristica e compositiva dell’artista, sono riusciti perfettamente a valorizzare il trasporto da studio a live.

Si è incominciato con “Paracadute”, per poi passare a “Tubature”, arrivando, tra le altre, al meraviglioso arpeggio di “Acqua Minerale” (unico brano in cui è stata utilizzata una base preregistrata di drum machine) e chiudere con “Niente di Strano”, la “hit”, per così dire, dell’album.

C’è stato spazio anche per due cover: “Aurora” dei Cani e “Il mare d’Inverno” di Enrico Ruggeri, pezzi letti e reinterpretati benissimo da Giorgio, quasi da sembrare suoi.

Quella di Giorgio Poi è una musica semplice: pochi accordi, gli arpeggi jingle-jangle di una chitarra in “pulito”, e la sua voce con quel timbro così particolare; questo basta per lasciare spazio ad una lirica che, attraverso delle immagini elementari e quasi infantili, (basti leggere il testo di “acqua minerale”) raggiunge un’espressività notevole.

Gazzelle ha suonato per un’ora eseguendo tutto il suo disco, aprendo con “Balena”, spaziando dalla movimentatissima “Meltinpot”,  fino al lento “Nmrpm”, infilando nel mezzo anche un divertente medley tra “Greta” ed “È per te”,  di Jovanotti,  prima di chiudere con “Non Sei Tu”.

I suoi pezzi risultano subito immediati, di facile ascolto, per quanto manchi una certa ricercatezza sia nei testi che nella melodia, compensata da una grande presenza sul palco e un solido sostegno della band di supporto.

Per concludere sono arrivati i Canova, con il loro album uscito nell’ottobre dell’anno scorso “Avete ragione tutti”, pure questo molto debitore di melodie già sentite dai Cani e dall’ultimo Cremonini.

I Canova hanno aperto con “Aziz” e “Manzarek”, seguite da “La Felicità” e una versione piacevole di “Chissà se stai dormendo” di Jovanotti, per poi continuare con il resto dell’album, chiudendo nell’encore con il singolo “Threesome”.

Tanti synth pure qua, delle linee vocali forse troppo semplici per non risultare banali, e dei testi non memorabili hanno reso la loro performance un po’ vuota, senza personalità, mentre dal punto di vista tecnico la loro performance è stata molto precisa.

Il pubblico, che sembrava essere venuto principalmente per loro e per Gazzelle, è invece rimasto molto coinvolto, ha cantato le loro canzoni come fossero dei classici superconosciuti e usciti vent’anni fa. Questo perché l’immagine che danno questi quattro ragazzi sul palco è quella di un “prodotto” molto “vendibile”, nel senso buono del termine. Infatti i synth che vanno molto adesso, il modo di vestire un po’ hipster e quell’attitudine pseudo-post-punk piacciono tanto ad una audience composta principalmente da adolescenti, come quella che c’era domenica sera al Woodoo.

Domenica sera ho visto e sentito tante cose diverse, se dovessi dire che gruppi venderanno di più quest’anno la risposta sarebbe molto probabilmente Canova e Gazzelle, ma se mi trovassi a chiedermi chi ascoltare un’altra volta dal vivo, la scelta cadrebbe sicuramente su Giorgio Poi, uno degli artisti emergenti più interessanti di questo periodo.

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