LCD Soundsystem – American Dream (Sony Music, 2017)

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Articolo di Simone Nicastro

Tendenzialmente non scrivo mai di un album sull’onda dell’emozione da primi ascolti. Diciamo che mi ritaglio sempre un po’ di tempo prima di permettermi qualche commento o giudizio. Certo ci sono alcune opere di artisti per cui le tempistiche si accorciano in virtù delle piùsvariate ragioni: legame personale, aspettative alte, importanza storica e sicuramente altri motivi che adesso non mi sovvengono. Oggi è una di quelle eccezioni, anche se a dirla tutta l’album l’ho ascoltato già almeno sei o sette volte di fila nonostante sia uscito da meno di 24 ore. Sto parlando del nuovo disco dei LCD Soundsystem.

Per il sottoscritto quest’ultimi rappresentano la band più importante del nuovo secolo. Nessuno ha incarnato meglio di loro un mix compiuto di talento, sonorità, messaggio, poetica e contemporaneità dagli anni zero in poi. James Murphy è una star vera, una di quelle che non esistono più nell’universo discografico mondiale di questi ultimi anni: la star che impone la sua arte al popolo perché lo conosce meglio di quanto il popolo conosca se stesso.
In solo tre album e qualche singolo/remix gli LCD Soundsystem si imposero nei primi anni 2000 come nuovo termine di paragone per chiunque desiderasse realizzare musica da lì in poi. Che si decidesse di suonare rock, pop, dance, punk, non era importante: come è sempre successo da Elvis in poi le star dettano legge su tutti gli altri. Anche su quelli più distanti e distratti. Paradossalmente anche su quelli che gli hanno preceduti. E James, probabilmente consapevole di cosa stesse accadendo, decise di mettere la parola fine su quella esperienza. Era il 2010.
Ecco perché quando poco più di un anno fa iniziarono a circolare le voci di una possibile reunion la mia reazione non fu proprio di euforia e gioia, anzi. Troppe possibilità che l’avvenimento si trasformasse, se non in una vera e propria debacle, in qualcosa comunque non all’altezza.
Per fortuna iniziarono ad arrivare alcuni nuovi brani proposti dal vivo (una breve tournée come primo atto della rinascita) e poi quegli stessi brani messi in rete nella loro forma da studio. C’era poco da ragionarci su, solo stupore e incredulità per il livello assoluto dei nuovi pezzi.

Ora, settembre 2017. Ecco il quarto album dei LCD Soundsystem dal titolo “American Dream” dopo sette anni dall’ultimo “This Is Happening”.
Brano di apertura “Oh Baby”: beat sostenuto, ritmo da ballata, un piano/synth compatto e nostalgico, effetti stranianti e il canto sofferto di James: “Oh love, you came to me. Are you having a bad time. There in your home”. Inizio celestiale seppur così carnalmente sofferto. Bellissima.
“Other Voices” accelera le percussioni in atmosfere tribali, una chitarra disturbante, cori sfasati, inserti di tastierine analogiche e la risposta di Nancy Whang (featuring) alle domande del cantante. Pura scuola LCD Soundsystem. L’andamento squisitamente rock di “I Used To” è invece un oscuro anthem in cascata sintetica di nobili tradizioni wave: “I’m still trying to wake up, i’m still trying to wake up, i’m still trying to wake up, i’m so tired to wake up” ripetiamo anche noi in piena aderenza emotiva e mentale con il cantante. Sontuosa.
Tempo di riflettere e di affidarsi al quadretto elettronico di “Change Yr Mind” tra un basso lussureggiante, rasoiate chitarristiche e una batteria incessante per una breve lezione di classe cristallina. Poi liberi tutti, orizzonte in lontananza e un nuovo ed ennesimo mantra in cui credere e crescere: “How Do You Sleep?” è visione notturna carpenteriana, è ripetizione crescente in dolorosa via, è visione sospinta negli angoli remoti, è banale e perfetta enunciazione “Erasing our chances just by asking how do you sleep? One step forward and six steps back!”. Immensa.
“Tonite” è il primo brano del nuovo corso ad avere ottenuto un videoclip. Visione circolare con la band centrale e James sornione e ipnotico. Un loop costante dove gli strumenti si guadagnano spazi e sensazioni, pop nel senso più autorale del termine, groove irresistibile su uno spoken word sarcastico e da imparare a memoria.

James Murphy pur giocando da sempre con la dance è un conoscitore profondo della musica rock 70’s e quando decide di omaggiarla regala sempre perle di bellezza abbacinante: “Call The Police” e la titletrack “American Dream” sono due di questi episodi dove nel primo caso ci troviamo di fronte ad un Bowie periodo berlinese in cui le tastiere e le chitarre rivaleggiano e amplificano i quasi sette minuti di costante tensione ritmica. Nel secondo episodio ci si può adagiare su un synth modulare saturo di depressione, leggera follia e senso di sconfitta sostenuto da una marcetta percussiva in sapore kraut.
Altro colpo da maestro viene assestato alla penultima canzone: “Emotional Haircut” è la purezza del primo post punk, è la tesa rincorsa verso la deflagrazione, sono le chitarre che grattugiano e ti restituiscono la rabbia adolescenziale, è l’urlo prima del respiro affannato finale.
Giunti alla fine c’è spazio per l’ultimo atto intitolato “Black Screen”, lento e sommesso congedo digitale dagli ascoltatori e probabilmente da quel David Bowie (da me citato precedentemente) e qui omaggiato (non dichiaratamente) in virtù del rapporto di amicizia che James e il Duca Bianco sembravano aver instaurato ai tempi del concepimento del suo ultimo album “Blackstar”. Il minimalismo musicale nobilita il senso di dispiacere e il rammarico dell’autore di non avere avuto più tempo da spendere insieme al suo amico e mentore.

In conclusione mi piace ribadire che mai avrei creduto ad un ritorno dei LCD Soundsystem sui loro livelli consueti e al contrario posso affermare fin da ora che “America Dream” è un album eccezionale e tra le cose più belle ascoltate in questi ultimi anni. Per parlare di capolavoro invece mi appello a quel tempo di ascolto in più di inizio recensione e ne riparleremo sicuramente per le classifiche di fine anno.

Tracklist
01. Oh baby
02. Other voices
03. I used to
04. Change yr mind
05. How do you sleep?
06. Tonite
07. Call the police
08. American dream
09. Emotional haircut
10. Black screen

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