Neil Young – Hitchhiker (Reprise Records, 2017)

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Articolo di Stefania D’Egidio

Il mese di settembre ci porta in dono il nuovo album di Neil Young, una raccolta di 10 canzoni acustiche, di cui 8 scritte in una sola notte, nel lontano 1976, negli Indigo Ranch Studios di Malibu e pubblicate già in precedenza in altri album e due nuove di zecca Hawaii e Give me strength. Un dono prezioso, la cui uscita era prevista per luglio e poi posticipata di qualche settimana.

Hitchhiker è uno di quegli album da ascoltare in religioso silenzio perché riconcilia con il mondo e, in particolare, con il mondo della musica, quasi a voler dimostrare che nel 2017 è ancora possibile fare musica senza ricorrere necessariamente al computer e all’elettronica. Neil ha di recente raccontato, in una lunga intervista, come furono partorite le canzoni, a 4 mani con David Briggs, suo producer per molti anni, scritte una dietro l’altra, concedendosi solo qualche pausa per marijuana, birra e cocaina; lui stesso ha ammesso che forse alcuni testi un po’ criptici sono stati dettati dalla scarsa lucidità indotta dalle droghe. La postproduzione è stata affidata a John Hanlon e la copertina è stata curata da Gary Burden, altro storico collaboratore di Young.

Come dicevo a Neil Young basta poco per arrivare a centrare l’obbiettivo, niente fronzoli, solo la sua chitarra acustica, la sua armonica e, nell’ultima traccia, un pianoforte; pochi sanno portarti su un’altra dimensione come fa lui, in pochi possono reggerne il confronto, tutto ciò che crea diventa oro per noi appassionati, quando lo vedi dal vivo e lo senti fare i suoi interminabili assoli ti sembra di essere al cospetto di un marziano.

La tracklist è così composta:

Pocahontas riaffronta il tema, a lui molto caro, del genocidio dei nativi americani “darei mille pelli per dormire con Pocahontas e scoprire cosa provava al mattino sui campi verdi nel paese che non abbiamo mai visto”.

Powderfinger è un brano contro la guerra, che parla di misteriosi aggressori venuti dal fiume e di un ragazzo che, invece di fuggire come vorrebbe suo padre, combatte perdendo la vita e l’amore della sua ragazza.

Captain Kennedy, di nuovo il tema della guerra, della sua inutilità “sono un giovane marinaio diretto in guerra. Sto pensando alla mia famiglia e a cosa è servita”.

Hawaii

Give me Strength, una sorta di preghiera a trovar la forza per andare avanti e superare la fine di un amore, tema che tornerà poi anche nell’ultima canzone.

Ride my Llama, forse il testo più criptico dell’album, quello in cui Neil e socio devono aver fatto una pausa ristoro…

Hitchhiker, il brano che dà il titolo all’album è anche quello più autobiografico; sembra che Neil ripercorra tutta la sua carriera, il difficile rapporto con la fama improvvisa, di come questa lo abbia allontanato dalla sua famiglia e di come sia caduto nel vortice delle dipendenze.

Compaigner parla del suo impegno politico “sono un attivista solitario, sono arrivato troppo tardi per creare scompiglio sebbene a quello scopo abbia fatto campagne per tutta la vita”.

In alcune versioni precedenti di questa canzone citava Bush, in questa, che è l’originale, Nixon “anche Nixon ha un’anima”; per questa canzone fu all’epoca accusato di essere un simpatizzante di Nixon e dei Repubblicani.

Human highway, canzone dall’intro molto suggestivo, con la chitarra che fa da accompagnamento all’armonica; il testo parla del passaggio dalla vita semplice di montagna ai ritmi disumani dell’autostrada (come metafora della vita di città). ”mi son perso sull’autostrada umana/ come può la gente essere diventata così scortese?” Caro Neil, me lo chiedo tutti i giorni pure io.

The old country waltz è il brano di chiusura, l’unico al pianoforte, parla della fine di un amore e di come il protagonista cerchi di affogare il dispiacere nella tequila, in un bar vuoto, mentre suonano un vecchio valzer country.

Mi congedo con la considerazione che questo è l’ennesimo capolavoro di un artista inesauribile, a dimostrazione del fatto che il rock’n’roll, in tutte le sue sfumature, non morirà mai e, anzi, è capace di rigenerarsi dalle ceneri. A mio avviso le tracce più belle sono Give me strenght, Human Highway e The old country waltz.

Non mi resta che salutarvi alla Young:

Hey hey, bye bye

Rock’n’roll can never die

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