Selton – Manifesto tropicale (Universal, 2017)

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Una saudade milanese – articolo di Giacomo Starace

Nella scena pop milanese c’è una band che è giunta nel capoluogo lombardo con una valigia piena di storie. I Selton portano con sé ogni chilometro percorso, dal Brasile a Milano, passando per Barcellona. Per una volta il pop non è relegato a genere commerciale, ma serve a raccontare storie e volti, sensazioni ed esperienze. 

Musicalmente, il nuovo album Manifesto Tropicale è un fine lavoro di mescolanze di generi (pop, elettronica, bossa nova…) frutto di un modo di fare musica che non si limita a creare un pezzo orecchiabile, ma ha lo scopo di parlare di se stessi. I testi sono un indizio ulteriore: cantano nella loro lingua d’origine, in quella del Paese in cui sono arrivati, in inglese che è la lingua universale. Perché cantare in portoghese brasiliano in Italia? È una domanda che tutti potremmo e dovremmo porci. La si può riformulare: perché non adeguarsi, rinunciando al nostro passato? Qui si rischierebbe di entrare nel filosofico e non è il mio campo, per cui concentriamoci sull’aspetto musicale. Viviamo in un’epoca in cui il mondo non ha più confini, vuoi per internet, vuoi perché abbiamo la possibilità concreta di conoscere culture differenti senza difficoltà alcuna, perciò abbiamo in mano un’arma a doppio taglio: possiamo fare un’accumulazione seriale di sonorità, generi e lasciarli a prendere polvere negli scaffali, oppure possiamo usarli per avere nuovi modi di esprimerci, facendo in modo che queste novità portino dei frutti reali. È il concetto espresso dal titolo: esso fa riferimento al Manifesto Antropofago di De Andrade, che definisce la cultura brasiliana come antropofaga, in grado di arricchirsi con le altre culture che incontra.

Le canzoni che compongono l’album sono venate da una saudade, nostalgia, che racconta il viaggio compiuto soffermandosi non sul punto di partenza o su quello d’arrivo, ma sul percorso fra l’uno e l’altro. I brani raccontano di lungomari immaginari, ricordano persone care, dicono di liberarci di cuori cinici e pesanti, fanno ballare, fanno viaggiare, fanno immaginare. Non direi sia una cosa rara, ma sicuramente è un gigante elemento di preziosità il fatto che non siano lavori banali o scontati, per il semplice fatto che la musica serve sì a mandare un messaggio o raccontare storie, funziona così da sempre, ma soprattutto è un modo per guardarsi. I Selton non hanno nascosto nulla, hanno fuso tutte le esperienze fatte, creando un qualcosa di originale e nuovo, mostrando quanto fosse vera l’idea di De Andrade sopracitata. Teniamoci stretti esempi come loro, cambiare non vuol dire chiudere con il passato e dimenticare, ma fare in modo che esso parli e dialoghi con il presente. Per cui, concludendo, ascoltare quest’album proietta immagini di spiagge brasiliane, ma anche di strade milanesi, può parlare a tutti, che si conosca il portoghese brasiliano o meno, perché ciò di cui raccontano è universale. Un’altra volta abbiamo davanti un lavoro che si può leggere superficialmente, ma i regali che custodisce si possono scoprire andandoci veramente a fondo, ascoltando “fra le righe”.

Tracklist
01 Terraferma
02 Luna In Riviera
03 Sampleando Devendra
04 Cuoricinici
05 Jael
06 Stella Rossa
07 Tupi Or Not Tupi
08 Bem Devagar
09 Lunedì
10 Avoar

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