Matt Bianco @ Blue Note, Milano – 23 Settembre 2017

Postato il Aggiornato il

Live report ed immagini sonore di Stefania D’Egidio

Ieri sera ho varcato per la prima volta la soglia del locale Blue Note di Milano, punto di riferimento in città per tutti gli appassionati di jazz; non nascondo di essermi sentita all’inizio un pesce fuor d’acqua, essendo abituale frequentatrice di ambienti rock metal, ma, dopo nemmeno cinque minuti, ero già innamorata dell’atmosfera elegante e, nello stesso tempo, intima del club. Nell’attesa di vedere i Matt Bianco mi sono seduta al piano di sopra a sorseggiare un drink e a scambiare due chiacchiere con altri spettatori, venuti addirittura dalla Svizzera per assistere allo show del gruppo inglese.

La curiosità per il concerto era tanta, avendo seguito la band nei primi anni ’80 e poi avendoli persi di vista per un paio di decenni; della formazione originale è rimasto solo Mark Reilly, dopo l’abbandono di Danny White e di Basia Trzetrzelewska, e dopo la morte di Mark Fisher, famoso soprattutto per la sua collaborazione con gli Wham! e che aveva sostituito alle tastiere lo stesso White.

Il terzo show di questo Gravity Tour inizia puntuale alle ore 21.00 (sono previsti due spettacoli per serata, il secondo alle ore 23.00); la formazione è composta, oltre che da Mark Reilly, dalla bellissima Elisabeth Troy alla voce, Dave O’Higgins al sax, Martin Shaw alla tromba, Sebastian De Krom alla batteria, Geoff Gascoyne al contrabbasso e Graham Harvey al pianoforte. Mark è in grande forma e a suo agio su un palco che conosce molto bene, avendo già suonato molte volte nello stesso locale; la musica è di quelle raffinate, del resto il gruppo era stato considerato tra i punti di riferimento nei primi anni ’80, insieme a Style Council e Everything but the Girl, per il Sophisti-pop e il jazz di largo consumo. Il pubblico è caldo al punto giusto, tant’è che qualcuno si alza anche per ballare sulle note latin-jazz di alcuni brani; la voce e il sorriso di Elisabeth ti rapiscono fin dal primo istante, impossibile non fotografarla dalla prima all’ultima canzone; il concerto tocca dei picchi con gli assoli dei vari membri, in particolare del batterista, e quando vengono riproposti, dopo i brani dell’ultimo album, pezzi storici come More Than I Can Bear e Half A Minute.

Si conclude in bellezza, con il pubblico tutto in piedi ad applaudire, intorno alle 22.30, giusto il tempo per riposarsi un po’ e iniziare il secondo spettacolo della serata.

 

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