Cody ChesnuTT @ Biko, Milano – 6 Ottobre 2017

Postato il Aggiornato il

Live report ed immagini sonore di Stefania D’Egidio

Immaginate per un attimo di non essere a Milano, ma in un piccolo club di Detroit nel bel mezzo degli anni ’60: è l’epoca della Motown, della soul e black music, l’epoca di Marvin Gaye, di Curtis Mayfield, di Steve Wonder; ora tornate nel 2017, l’atmosfera è la stessa stasera al Biko, siamo in attesa del cantastorie Cody ChesnuTT, il locale è stracolmo, quasi claustrofobico, il pubblico è variegato, con persone di tutte le età.

Il concerto inizia intorno alle 22.30 con Cody che fa il suo ingresso in sala stringendo le mani a chiunque gli si trovi davanti; inizia cantando a cappella Anything can Happen e, in effetti, si ha proprio la sensazione che sia una di quelle serate in cui tutto può succedere. A chi gli fa notare che il locale è pienissimo lui risponde che sul palco c’è posto per tutti e fa accomodare il pubblico tutto intorno a sé e alla sua chitarra, come se fosse una serata al bar tra vecchi amici.

Siamo di fronte ad un artista tra i più eclettici degli ultimi venti anni, inutile cercare di associarlo ad un qualsivoglia genere musicale perché sa spaziare tra soul, reggae, rhythm and blues, afrofunk e lo dimostra presentando in acustica i brani del suo ultimo lavoro My love divine degree, solo lui e la sua splendida Gibson 335, accompagnato dai cori del pubblico: passa con molta disinvoltura dall’afrofunk di Africa the Future al reggae di Make a better man, dallo skapunk di I stay ready all’elettrosoul di Peace side by side.

Voce limpidissima, empatia totale con i suoi fans, tra una canzone e l’altra ci racconta di come scriva le canzoni, di come la paternità lo abbia reso più consapevole e responsabile nei confronti del suo pubblico, deve scrivere testi che raccontino ciò che vive quotidianamente, affrontando quindi anche temi sgradevoli, deve poter lasciare un messaggio positivo a chi lo ascolta e a chi verrà dopo di lui, come se stesse scrivendo ai propri figli.
Com’ è lontano dai rapper modaioli e dai gangsta fasulli che affollano la discografia attuale, e del resto di strada ne ha fatta dagli anni novanta a oggi, dagli inizi di Atlanta, la sua città natale, alla gavetta con i The Crosswalk a Los Angeles, e poi ancora all’esperienza con i The Roots che gli ha portato un po’ di notorietà anche in Europa e in Italia grazie al singolo The seed,  presentato al Festivalbar del 2003; peccato che stasera non l’abbia eseguito in acustica.

La sua è musica per l’anima, inutile aspettarsi effetti speciali, scenografie pazzesche, luci sparate; suona quasi in penombra, è sufficiente la sua voce per emozionarsi e il Biko, nella sua atmosfera intima e raccolta, gli calza a pennello, non si poteva trovare location migliore.
Cody Chesnutt è l’antidivo per eccellenza, al termine del concerto non si eclissa rapidamente dietro le quinte, resta tra i fans, a dispensare abbracci e autografi: impossibile non restare soddisfatti della serata.

 

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