Andrea Poggio – Controluce (La Tempesta, 2017)

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Articolo di Luca Franceschini.

I Green Like July probabilmente non esistono più. Poco si è saputo dopo il terzo disco “Build Like Fire” e ho davvero il timore che abbiano deciso di non continuare.
È un peccato, perché non c’erano molti gruppi così in Italia, in grado di coniugare sonorità Pop con un certo Folk Made in USA, in una sorta di connubio “Beatles meets Dylan” elaborato in salsa italica.

Per fortuna Andrea Poggio ha deciso di andare avanti e dopo qualche anno di silenzio, è ritornato con questo “Controluce”, che ci riserva più di una sorpresa. A cominciare dai nomi coinvolti nella registrazione e nel mastering (ma questa non è una novità vera e propria, visto che i nostri sono sempre stati attentissimi alle collaborazioni oltreoceano), con la partecipazione di Eli Crews e Greg Calbi (che ha lavorato con mostri sacri come John Lennon, David Bowie e Bob Dylan), fino ad arrivare ad Enrico Gabrielli, che ha curato di persona gli arrangiamenti.
La commistione tra questi due talenti ha dato i suoi frutti e rappresenta il vero e proprio punto di novità: il disco si muove infatti tra melodie azzeccatissime, abbellite da un vestito sonoro vario e magniloquente, con archi e fiati che non si limitano a fungere da sovrastruttura ma partecipano direttamente alla costruzione dei singoli brani. Prendendo come punti di riferimento i The Divine Comedy e i Beatles più orchestrali del periodo “Sgt. Pepper”, direi che si può avere una qualche indicazione del terreno in cui si cammina.

La concisione la fa da padrone: nove brani per appena 27 minuti di durata sono una grande dichiarazione d’intenti, la dimostrazione che si può andare al sodo in maniera esaustiva, senza l’utilizzo di filler e amenità varie. Il tutto, con un occhio ben puntato sulla varietà della proposta: dall’iniziale title track, dove la voce di Andrea si appoggia sull’andamento melodico dei fiati, all’indolenza un po’ spaesata di “Vento d’Africa” o “I turisti” fino a brani come “L’autostrada” e “Miraggi metropolitani”, più diretti e parlanti il linguaggio del Pop più spiccio.
È un viaggio a tratti allucinato, con un io narrante che si muove sempre al confine tra la veglia e il sonno, tra il passato e il presente, tra le aspirazioni e la contemplazione; un disco ambientato ora in un paesaggio metropolitano, confuso dalla nebbia e dalla notte, ora in un Nord Italia (da Rapallo a Milano) sonnolento e ammorbato dall’afa.

È allo stesso tempo scoperta di se stessi e bilancio di quel che è stato ma anche una sorta di biglietto da visita per quella che si configura come la seconda fase di una carriera, segnata fortemente dal cantato in italiano con cui, bisogna dire, Andrea dimostra quella stessa naturalezza che aveva quando utilizzava l’idioma inglese. E bisogna anche aggiungere che il controcanto femminile presente in gran parte dei brani svolge un ruolo pienamente funzionale alla narrazione e contribuisce a fornire varietà e dinamicità alla proposta.
“Controluce” è un disco riuscitissimo, che sa essere immediato e complesso nello stesso tempo, leggero ma con una profondità che solo la molteplicità degli ascolti è in grado di rivelare.
Saremo anche in un periodo storico in cui chiunque si considera in grado di pubblicare le proprie canzoni ma poi, quando uno è bravo davvero, la differenza si vede eccome.

Tracklist:
1. Controluce
2. Addormentarsi
3. Fantasma d’Amore
4. Mediterraneo
5. I Turisti
6. Vento d’Africa
7. Miraggi Metropolitani
8. L’Autostrada
9. Ave Maria


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Un pensiero riguardo “Andrea Poggio – Controluce (La Tempesta, 2017)

    […] mezzo, io e Andrea a sorseggiare caffè americano e a parlare di “Controluce”, il suo esordio solista, arrivato dopo una lunga pausa durante la quale di lui e dei suoi Green […]

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