Batti 5: 5 domande in 5 minuti – Skiantos [Andrea “Jimmy Bellafronte” Setti]

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Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.

Intervista di E. Joshin Galani

E’ fresco di uscita “Skiantos – Una storia come questa non c’era stata mai prima e non ci sarà mai più” 367 pagine per raccontare “40 anni sulla cresta dell’onta” Goodfellas edizioni. Un lavoro ricco, minuzioso, con la forma racconto di Gianluca Morozzi e Lorenzo “Lerry” Arabia, rispettivamente romanziere e biografo musicale.

Presentato in anteprima al Milano Music Week il 25 novembre, sono presenti gli autori, Oderso Rubini (storico musicale) Andrea “Jimmy Bellafronte” Setti e Fabio “Dandy Bestia” Testoni de gli Skiantos.
Si parte con il live di “Karabigniere blues” e basta sentire la mani sulla chitarra di Dandy Bestia per non aver dubbi su quel tormentone che gli Skiantos non sapessero suonare.
Si parla della documentazione raccolta che ha un percorso logico, Jimmy Bellafronte ribadisce l’esclusiva della cialtroneria. Vicenda incredibilmente rock’n’ roll – questa raccontata dei 40 anni di Skiantos – coi grandi nemici che hanno impedito il successo mondiale degli Skiantos, che “non hanno avuto la fortuna commerciale ma molta sostanza”.

Lo stile del libro si capisce da queste poche battute e dall’introduzione: “Qui di seguito ci sono 368 pagine da leggere, non vorrete mica anche l’introduzione, eh?”
All’interno, l’avventura degli Skiantos attraverso il racconto ambientato nel 2077: Jody e i Frakassoni sono di fronte all’ingresso del Museo a loro dedicato, dove c’è un’enorme scritta lampeggiante: “Una storia come questa non c‘era stata mai prima e non ci sarà mai più”! All’auricolare il “narratore ironico” che li accompagnerà alla scoperta della storia degli Skiantos dal novembre del 1977, quando un gruppo di amici e musicisti si incontrano per un progetto folle ed ambizioso: registrare un disco in una sera. Da quella follia diventata realtà, il libro si snoda in articoli di giornali, racconti dei fan, foto, materiali d’epoca inediti, scritti originali a mano.
Succulento e ben curato questo scritto, non solo per chi ama gli Skiantos, ma anche come spaccato dell’epoca, un vero museo fatto a libro. Non mancano le recensioni immaginarie di Lester Bangs.

Con grande gioia ho fatto 5 domande ad Andrea “Jimmi Bellafronte” Setti:

In una Bologna socialmente e politicamente calda, nascono gli Skiantos, distanti dal cantautorato, dalla disco music e dal rock classico, che gusto c’era in Italia ad essere “inascoltabili”?
Essere inascoltabili era il succo, l’essenza della questione, il gusto massimo, e non facevamo nessuna fatica a farlo. Eravamo l’opposto della serietà militante, del dogma, della regola, in vigore all’epoca, che rendeva ogni azione o cosa onerosa e soffocante, in politica o in musica. Avevamo un grande amore per la musica e un enorme cruccio per esserne esclusi in quanto non musicisti, come diceva Freak “amo la musica ma non sono ricambiato”. Ci prendemmo la nostra libertà, volevamo l’esclusiva della cialtroneria, diventare ricchi e famosi, con la spudoratezza e l’ironia di chi in fondo non gliene frega niente né della fama, né della ricchezza. Detto oggi è ridicolo se uno si guarda intorno, ma allora era uno squarcio nel velo dell’ipocrisia. La cosa più importante per me e Freak erano i testi delle canzoni, il linguaggio, i nostri pezzi erano prima testo e poi musica, stupidi, non senso e rigorosamente in rima baciata. Non bisogna poi dimenticare che non eravamo i soli ad essere “inascoltabili”, parola che può comprendere molti altri significati, una discreta fetta dei ventenni di allora si divertì molto a cercare di demolire il duo “partito” “spartito”.

Con 40 anni di “Musica Ribelle” di Finardi, l’anno scorso si è tornati a parlare della Cramps e di Gianni Sassi. Nel vostro libro ci sono degli appunti scritti con note di demerito ed errori commessi dalla vostra prima casa discografica, pregi ce ne sono stati?
Pesano di più i pregi dei difetti. I primi stanno tutti sul campo più importante: la condivisione dell’idea, la sua realizzazione e diffusione con bello sfoggio di creatività in sostanziale sintonia con noi; i secondi sono relativi agli aspetti pratici, anch’essi importanti ma non fondamentali. La Cramps per quanto conosciuta era comunque una piccola etichetta nel panorama editoriale e musicale di allora con problemi di sopravvivenza da affrontare proprio per le scelte culturali coltivate, noi Skiantos totalmente impreparati a gestirci in un ambiente sconosciuto, eravamo belli naif, tutto “prendere o lasciare”. Gianni Sassi ci prese per quello che eravamo e non fece niente per modificare qualcosa, cosa rara in quel mondo. Ho sempre avuto grande stima di lui nonostante qualche screzio penso che persone così, mi riferisco all’aspetto professionale e intellettuale, oggi ci mancano.

Secondo te a distanza di 40 anni c’è stata una comprensione maggiore di quello cha facevate, l’ironia, il dichiarare di non saper suonare, la verdura come forma di kultura?
Bhè! Se dopo quarant’anni non sei arrivato a comprendere qualcosa di così semplice è meglio che ti rivolgi a un medico. A parte la battuta, per me la comprensione non è legata al tempo ma all’individuo, se hai uno spirito ironico arrivi subito al nocciolo, ieri come oggi, se non hai spirito ironico non serve il tempo ma un badante che ti spieghi cosa sta succedendo, e non c’è niente di male in questo, non siamo tutti uguali. Casomai non sei ironico ma sei un ottimo elettricista. Vorrei poi precisare che la verdura non è una forma di Kultura ma un alimento, e noi lanciavamo solo quella marcia, quella buona veniva consumata ai pasti.

C’è stata un’evoluzione del rock demenziale dopo di voi o è stata un’invenzione giornalistica?
Non so se c’è stata evoluzione nel rock demenziale, non ho informazioni in merito, che qualcosa di demenziale possa evolversi può far pensare a scenari catastrofici. Gli Skiantos e il loro rock sono stati unici, irripetibili e per questo hanno avuto un bel numero di imitatori. Anche i Dinosauri non si sono evoluti, ma certamente non sono stati un’invenzione giornalistica.

Cosa ti è rimasto dentro di Freak?
Domanda molto personale se si tiene conto che Freak è stato mio compagno e amico nell’infanzia poi nell’adolescenza poi nella gioventù, con lui ho condiviso non solo gli Skiantos, ma molto di più prima e dopo che sono uscito dal gruppo. Non vorrei essere scortese, quello che mi resta di lui preferirei tenerlo per me.

Sono passati anni, questa storia non ci sarà mai più, ma in questa immersione musico-temporale, ci viene tanta voglia di ri-contare 1 2 6 9…

 

 


 

 

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