I’m Not A Blonde – in anteprima il racconto del nuovo disco

Postato il Aggiornato il

Intervista di Luca Franceschini

Chiara Castello e Camilla Matley, meglio conosciute come I’m Not a Blonde, sono tornate. Negli ultimi due anni erano successe parecchie cose per loro dal punto di vista della promozione e dell’attività live ma a livello di nuove canzoni il periodo di latitanza cominciava a durare parecchio.
“Introducing I’m Not a Blonde” era uscito a gennaio 2016 e sebbene la lunghezza fosse quella di un disco vero e proprio, non c’era nulla di nuovo sotto il sole: a parte qualche remix inedito, le canzoni erano quelle già incluse nei tre ep d’esordio circolati in edizione limitata negli anni precedenti.

Potete dunque capire l’entusiasmo con cui mi sono accostato a “The Blonde Album”, quello che potremmo giudicare senza mezzi termini come il primo full length delle due milanesi. Uscirà a gennaio ma i tre singoli pubblicati finora hanno messo le cose in chiaro fin dall’inizio sul fatto che il loro Synth Pop sia più che mai vivo e vegeto, con la solita, notevole capacità di mettere le melodie al servizio della canzone e una cura negli arrangiamenti e nella produzione che spicca più che mai anche grazie al sapiente lavoro di Gianmaria Accusani. Del disco, che abbiamo ascoltato in anteprima e del quale non ci siamo ancora stancati, parleremo più avanti. Nel frattempo abbiamo raggiunto il duo per una veloce chiacchierata sul passato, il presente e il futuro.

Ciao Chiara e Camilla, è un piacere ritrovarvi! Vorreste per prima cosa raccontare in breve che cosa è successo dalla pubblicazione del vostro terzo Ep a questo disco d’esordio? Quali sono stati i passi che vi hanno portato fin qui? Sbaglio o ci avete messo un po’ più del previsto?
Ciao grazie. Subito dopo la pubblicazione di “Introducing I’m Not a Blonde”, abbiamo iniziato a raccogliere nuove idee che hanno preso forma completa durante l’inverno 2016-17. Una volta che le idee erano chiare abbiamo deciso di coinvolgere Gian Maria Accusani, ci piaceva l’idea di aprire il progetto per la prima volta ad una figura esterna e lui ha un’attitudine diretta e molto fresca che ci piace molto. In primavera inoltrata abbiamo affidato i mix a Matilde Davoli. A maggio è uscito come anticipazione “A Reason” prodotto da Daniel Hunt (Ladytron) mentre il disco è andato in stampa a luglio. Inizialmente l’idea era di uscire a novembre ma nel frattempo abbiamo incontrato un regista e illustratrice che avevano voglia di mettere in immagini alcuni pezzi e quindi abbiamo deciso di dare il giusto spazio a questi brani facendo uscire altri due video “Daughter” e “The Road”. Per quanto riguarda il tempo intercorso tra l’ultimo Ep e questo c’è stata una pubblicazione di un album in digitale “Introducing I’m Not A Blonde“ che raccoglieva l’esperienza degli EP e dei Remix e poi ci sono state tante date.

Il disco mi è piaciuto ma mi sembra che manchino brani di forte impatto come potevano essere “Peter Parker” o “The Contract”. L’impressione è che abbiate puntato di più sull’atmosfera e che vi siate maggiormente concentrate sul risultato d’insieme piuttosto che sui singoli episodi? È così?
Sicuramente questo album è stato pensato in quanto tale, quindi con una sua unitarietà e non come gli EP come episodi a se. Rispetto al forte impatto dipende da cosa intendi. Io penso che brani come “A Reason” e “Daughter” abbiano le stesse potenzialità dei sopracitati, e lo penso per la risposta del pubblico durante i concerti.

Ci sono delle ottime chitarre qui dentro ma è evidente che il fulcro della vostra musica risieda nelle tastiere e nei Synth. Come bilanciate l’elettronico e l’analogico nella costruzione dei vostri pezzi? Cosa viene prima e cosa dopo? O non vi ponete problemi di questo genere?
In realtà tutti i brani ad esclusione di “Five Days”, “Pinball” e “Waterfall” nascono da riff di chitarra. Io (Camilla) sono chitarrista e questa è la base su cui si fonda la mia scrittura. Poi arriva l’elettronica ad amalgamare e a fare da legante con le melodie di Chiara… quindi il peso è piu analogico e poi elettronico.

Siete in due e mi pare che l’interazione tra voi sia ottima, a livello di prodotto finale siete davvero molto amalgamate. Come funziona il vostro processo creativo? Avete delineato una sorta di divisione di compiti o il tutto avviene più spontaneamente?
Come ti dicevo sopra alcuni brani nascono da riff o giri di accordi sulla mia chitarra, poi, buttata giù una ritmica e un basso solitamente giro il tutto a Chiara, che sempre mi sorprende con una melodia che sposta dalla mia idea iniziale il brano. A quel punto lavoriamo assieme sull’arrangiamento dei synth, litighiamo (ihihi) sulla struttura ed è un continuo rimando d’idee.

Che rapporto c’è tra la vostra professione e la musica che fate? Vi piacerebbe, in futuro, poter vivere di musica o anche la vostra dimensione lavorativa è per voi fondamentale?
Chiara: in realtà la mia professione è quella di cantante (lo dice anche la mia carta d’identità 🙂 ) non vivo certo solo di I’m Not A Blonde, ma di tante cose insieme… collaboro in altri progetti musicali, al momento sono in tour con Cesare Malfatti, con cui ho cantato il suo ultimo disco “Canzoni Perse”, e poi faccio l’insegnante di canto in una scuola di musica, ed è una cosa che faccio non solo per una questione economica ma perché mi piace… lavorare con la voce mette in relazione le persone in modo unico, sono privilegiata a fare questo mestiere.
Camilla: io invece sono “scissa” tra la musica e l’architettura. Anche se il mio cuore al momento pende piu per il primo, la mia sopravvivenza economica stabilisce che non mi posso dedicare completamente al lavoro da musicista. Tuttavia sempre di più vedo che le influenze di un lavoro entrano anche nell’altro. E’ molto bello non mettere confini ai mondi creativi.

Parliamo dei testi: mi sembra che in “Daughter” trattiate il tema dell’identità di genere…
Si, “Daughter” parla di questo e in generale delle emozioni che si provano scontrandosi con una società che cerca sempre di inquadrarti e “metterti in una scatola”, in Daughter è raccontato attraverso gli occhi di un* bambin* che vive quel momento di passaggio tra l’essere ancora liberi da strutture mentali e sociali e il dovere di allinearsi ad un ruolo/identità che la società ti richiede. In tutto il disco torna il tema dell’identità, della crisi e del cambiamento, riflette il momento che abbiamo vissuto tra la fine degli ep e questo disco nuovo.

A che cosa vi siete ispirate per i testi delle altre canzoni? Non li ho trovati facilmente inquadrabili, più che altro mi sembra ci si concentri più sulle sensazioni che su una vera e propria narrativa. Quanto c’è di autobiografico in queste canzoni?
Si è vero, a volte i nostri testi possono sembrare un pò ermetici, in realtà parlano sempre di noi, o della realtà vista attraverso i nostri occhi. Di solito lo facciamo raccontando storie, magari inventando anche personaggi immaginari ma alla fine siamo sempre noi. Come dicevo prima questo disco ruota attorno ad alcune tematiche che rispecchiano il momento di passaggio, di cambiamento che abbiamo vissuto dopo la scrittura dei primi tre EP. Per noi è stato un momento di crescita e mutamento forte che ci ha messo alla prova. 

Vi ho viste dal vivo un paio di volte in passato (la prima, se non vado errato, fu al Biko di Milano, mi sembra che apriste per i Merchandise, giusto?) e nonostante la presenza di due sole persone sul palco e l’uso di basi, il vostro spettacolo mi è sempre piaciuto molto, l’ho trovato coinvolgente al punto giusto. Cosa succederà adesso, per quanto riguarda i concerti? Che tipo di show metterete in piedi? Coinvolgerete qualche altro musicista o ci sarete solo voi due?
Avremo due tipi di set, uno conserverà le caratteristiche di quello precedente quindi sempre in due, con l’uso di Ableton e dei campionamenti in tempo reale come tu hai gia visto, nell’altro invece coinvolgeremo un batterista (Leziero RescignoAmor FouLa Crus, etc.) per alimentare le due nostre anime: La digitale e l’analogica.

Scusate la stupidità della domanda ma non resisto: il “sottomonicker” (But I’d Rather Be Blondie”) lo usate ancora?
Vorremmo ma ci siamo rese conto che le persone facevano talmente tanta confusione (I’m not a Blondie, I’m Not Blondie etc..) che alla fine abbiamo dovuto semplificare, e lo teniamo solo nei comunicati ufficiali, come se fosse una sorta di “nome e cognome”.

Tempo di classifiche di fine anno: volete fare anche voi la vostra? Ditemi tre dischi a testa usciti nel 2017 di cui non potrete mai più fare a meno…
Camilla: Broken Social Scene “ Hug Of thunder “- Sampha “ Process” – Beck “Colors”.
Chiara: io vorrei solo aggiungere Grizzly Bear “Painted Ruins”

Abbiamo finito: c’è qualcosa che non vi ho chiesto che vorreste dire lo stesso? A voi la parola!
Solo che il 25 gennaio 2018 (giorno prima dell’uscita del disco) faremo una grande festa/release party al Biko di Milano, siete tutti invitati! 🙂

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