“All you need is love – L’economia spiegata con i Beatles” di e con Federico Rampini

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Articolo di ElleBi, immagini di Leonardo Arrisi

“Non si studia l’economia a scuola e non ci sono luoghi di divulgazione. Questo è molto pericoloso perché l’economia ci riguarda tutti e se noi non la capiamo qualcun altro la capisce per noi, compiendo scelte alle nostre spalle.”
E’ partendo da queste consapevolezze che il giornalista Federico Rampini dal 2014 gira l’Italia  con “All you need is love. L’economia spiegata con i Beatles.”

Uno spettacolo che si aggiorna quotidianamente e che il 27 gennaio ha fatto tappa al Teatro Verdi di Fiorenzuola d’Arda (PC). L’evento è stato organizzato in collaborazione con i Beatlesiani Associati d’Italia che, per l’occasione, hanno allestito una interessante mostra fotografica nel foyer del Teatro e consegnato a Rampini la Tessera Onoraria del Fan Club.


Accolta all’entrata dalle festose note del “one man band” Rolando Giambelli, anima fondatrice del club musicale di cui sopra, con un sorriso compiaciuto mi sono poi accomodata in poltrona molto curiosa di verificare se effettivamente fosse possibile parlare di una scienza tendenzialmente ostica rendendola più leggera e fruibile a tutti attraverso le canzoni.
L’impressione, fin dall’inizio è stata decisamente positiva, Rampini, “affabulatore economico”, ci ha reso vivacemente partecipi di un racconto in cui analitici dati tecnici si sono conciliati al meglio con un’intensa narrazione socio-politico-musicale. Insieme, abbiamo ripercorso quel lasso di tempo che va dagli anni ’50 ai giorni nostri, facendo dell’approfondimento del nostro passato recente un prezioso strumento per arrivare a comprendere tante contraddizioni del presente.
Alcune riassunte al meglio in queste incisive parole:
“siamo orfani di una età dell’oro, ma siamo altrettanto sicuri che si stava meglio ieri?”
“L’uragano Trump è figlio delle troppe conquiste di una sinistra che, occupandosi di tutte le minoranze, ha finito per trascurare i bianchi”.

Vincente per la missione di umanizzare l’economia è stata la scelta del repertorio di una band transgenerazionale che ancora oggi riesce a parlare con una sorprendente contemporaneità di temi universali che arrivano dritti al cuore e alla mente di chi ascolta.
In perfetta sinergia si sono susseguiti momenti di razionale concentrazione per cogliere tutti i dati e concetti economici, ad altri in cui la talentuosa voce di Roberta Giallo, accompagnata dalle sempre variegate note del violino di Valentino Corvino ci ha regalato deliziose parentesi emozionali in altalena fra dolcezza, poesia, ironia, disincanto, protesta, commozione…
Da vera appassionata della materia, due sono i temi che hanno particolarmente attirato la mia attenzione:
il riferimento all’economista francese Thomas Piketty, al suo studio del capitalismo e della società che ne consegue, inevitabilmente caratterizzata da forti diseguaglianze sociali rispetto sia alla ricchezza che al reddito.
La scoperta che esiste uno Human Development Index (indice dello sviluppo umano) ideato dal premio nobel indiano Amartya Sen per le nazioni unite: un indicatore che misura, fra gli altri, la qualità della salute e dell’istruzione; si tratta quindi di un indice che si basa su statistiche alternative, per questo poco frequentate anche dai media…

Grazie in particolare a questi due approfondimenti Rampini mi ha permesso di rimettere a fuoco alcuni importanti concetti:
ciò che dovrebbe contare davvero è il benessere delle persone.
La democrazia è quello che ne facciamo noi. La sua forza, la sua capacità di risolvere problemi e di fornire risultati, è direttamente legata al nostro livello di attenzione.
“There’s nothing you can do that can’t be done” (non c’è nulla di quello che tu puoi fare che non possa essere fatto) così ha scritto John Lennon nella mitica “all you need is love“, consapevole di quanto i confini del possibile siamo noi a stabilirli.
Ed io, al termine di una formativa serata “etico-culturale” mi son ritrovata a pensare quanto sia vero, poiché l’economia è una costruzione umana, il riflesso delle priorità di valori che decidiamo di affidarle.

 

 

 

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